Thecla

TECLA, santa, martire - Il martirio di s. T. Particolare del retablo dell'altar maggiore, opera di Pedro Juan de Valfogona (sec. XV) Tarragona, Cattedrale.

Una serie di ambienti circondava tutto il resto della basilica che è attribuita da alcuni al vescovo Palladio, di cui si rinvenne il sepolcro in un'ala vicino alla cappella tricora; i portici che la circondano e il grande viale di accesso di m. 52 × 7,50 ca. vengono assegnati ad una seconda epoca, alla quale apparterrebbe la grande piazza rettangolare di m. 55 × 42 con un portico a doppio ordine di colonne. Ad un terzo periodo si attribuiscono le scale portanti al disopra dell'atrio e alle gallerie sulle navate minori, la sala a sud-ovest della cappella tricora e le stanze che circondano la basilica.

Ch. Diehl ritenne che nel sec. VI presso la basilica si fosse eretto un monastero (Now. Arch. des Missions scient., 4 [1893], pp. 331-32; S. Gsell, Monum. ant., cit., II, p. 280 sgg.). L. Leschi ha messo in evidenza che sotto dette tombe cristiane, che ritiene piuttosto del sec. IV che del V, sta un sepolcreto pagano (Bull. arch. du Comité, 1945, p. XXII, e Fasti arch., 1 [1946-48], p. 360). Molte sono le iscrizioni sepolcrali cristiane. La formola più usata è quella « hic requiebit bonae memoriae »; si trova pure l'altra « hic in pace requiescit ». Un'epigrafe ricordava il martire Miggin di Madauros. Sono inoltre notevoli: l'iscrizione di « Palladius episc(opus) » (S. Gsell, Inscript. lat. de l'Algérie, Parigi 1922, n. 3420); « Mensa Ponti presbiteri » (ibid., n. 2980; altro « presbiter », ibid., n. 3425); di « Quodvultdeus presb. » (ibid., n. 3421). Un « Liberatus clericus » morì a 12 anni (ibid., n. 3426; G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1879, tav. 9, 3); « Martiliana virgo Deo sacrata » (S. Gsell, op. cit., n. 3430). Una ricorda una « Castimonialis Victoria »; nei dintorni di T. ad Henchir-el-Hamarcha la singolare formola « neminem debere morti meae invidendo laborare. Et tu in Christo resurges. Ego Caste sanctimoniale vixit annis 36 » (CIL, VIII, 10689). Due primiceri: un Donatus (S. Gsell, op. cit., n. 3433) e un Johannes (ibid., n. 3434). Da una cappella fortificata nell'attuale Henchir-el-Sour proviene l'epigrafe che ricorda i lavori ivi compiuti al tempo dell'imperatore Eraclio (S. Gsell, Le Musée de T., Parigi 1902, p. 43). Nei dintorni di T. a Henchir-Djenen Krouf

si rinvenne l'epigrafe: « III idus iunias natale sancti Varagi et comitum eius » (P. Monceaux, Inscr. chrét. du cercle de T., in Recueil des notices et mém. de la Soc. archéol. de Constantine, 42 [1908], p. 243 sgg.). Nel luogo detto Vecchia T. (T. Kalia), si trovò una chiesa a tre absidi. - Vedi tav. CXXXVI.

BIBL.: A. Ballu, Le monastère byz. de T., Parigi 1897; S. Gsell, Les monum. ant. de l'Algérie, 2 voll., ivi 1901; id., Le Musée de T., ivi 1902; J. Mesnage, L'Afrique chrét., ivi 1912, pp. 379-82; J. Serée De Roch, T., Algeri 1952. Enrico Josi
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“TECLA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1126. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/article/tecla.