ABANA (ebr. 'abhānāh «pietroso», da 'ebhen «pietra»). - Fiume di Damasco, nominato dal generale siro Naaman (II Reg. 5, 12) che ne contrappone l'importanza al modesto corso del Giordano. Alcuni manoscritti, il qērē del testo massoretico e la versione siriaca, leggono 'Amanah (onde il Talmud bab., Gittin 8ᵃ: 'Amanon) perché il monte da cui proviene è l'Amānāh di Cant. 4, 8. I Settanta, come la Volgata, hanno 'Aβᾶνα (A Ναεβᾶνα, L Αβᾶνα).
L'A. è da identificarsi col Nahr Baradā. La versione araba di II Reg. 5, 12 pone Barda (Stefano di Bisanzio: Βαρδίνης ποταμός) cioè «il freddo». Dai Greci (Tolomeo V, 15; Strabone) è detto, come il Nilo, Chrysorrhōas «corrente aurea» per la fertilità che procura alla regione damascena, la quale può dirsi «dono del Barada». Il Barada sgorga sull'Amānāh (negli annali assiri del sec. VIII a. C. Am-
mana), oggi Gebel Zebdâni (m. 1066) nell'Antilibano, traversa l'antica Abila (Sûq Wadî-Baradâ) e, ricevuto il copioso affluente 'Aîn Figch (gr. Πηγή «sorgente»), lambisce a nord Damasco. Diramatosi (un ramo si chiama oggi Nahr Bauias, vestigio dell'antico nome), sfocia, a circa 20 km. da Damasco, nel lago Bahrat el-'Atêbe. Fin da remota antichità l'A. irrigava la pianura con molti canali derivati da esso, di cui sette erano i principali.
Il Pharphar («veloce»?), che Naaman associa all'A., è l'odierno Nahr el-A'nağ Hermon (v.) e sfocia nel lago Bahrat el-Higâne.