ABAUZIT, FIRMIN. - Teologo protestante, n. a Uzès nel 1679, m. nel 1767 a Ginevra, dove visse e lavorò molta parte della sua vita. Colto e studioso, scrisse di molte materie; ma nel campo teologico riscosse le più alte lodi dagli avversari della religione e viene considerato come il precursore della odierna critica liberale e del modernismo.
Infatti, secondo l'A., la religione, che contenga misteri incomprensibili, è solo ignoranza e orgoglio di scuola; il mistero, una volta rivelato nella sua esistenza, cessa di essere tale e diventa accessibile e comprensibile alla ragione umana. La Trinità, o l'Incarnazione, una volta capita bene la S. Scrittura, diventano verità pienamente naturali. Gesù Cristo è un uomo come gli altri; avendo avuto una missione speciale da parte di Dio, si può dire che ha «incarnato» la sapienza divina. Voltaire (nel Dictionnaire philosophique) ne saccheggia le teorie; Rousseau nella Nouvelle Eloise (p. V. let. 1) lo esalta alle stelle e ne riporta i pensieri nella figura del Vicaire Savoyard.
L'Indice dei libri proibiti condanna (29 ag. 1774) le Réflexions impartiales sur les Evangiles, suivies d'un essai sur l'Apocalypse (pubblicate postume da J. B. de Mirabaud [V. l]), appunto per le teorie razionaliste, che vorrebbero considerare «il Cristianesimo una religione ragionevole» senza misteri e veramente degna di fraternizzare con la «filosofia» (Y. de la Brière, s. V. in DHG, I, col. 18).