'ABBA. - 1. Termine aramaico, stato enfatico di 'ab, «padre», che ricorre in senso vocativo nel Nuovo Testamento, seguito sempre da ὁ πνεῦρ, in Rom. 8, 5 e Gal. 4, 6; Mc. 14, 36 (v. 'AB). Il senso di 'abbá è «padre mio», conforme all'uso aramaico (G. Dalman, P. Joüon) riflettenti nel IV Vangelo (8, 18 sgg.; 14, 6. 11. 20). Il termine greco (al nominativo) è la traduzione letterale dell'aramaico. Secondo J. Knabenbauer, l'interpretazione greca fu aggiunta da s. Pietro nella catechesi orale, riferita poi da s. Marco; altri vi vedono una glossa dell'evangelista, ma in tal caso sarebbe introdotta da una formula esplicativa come in Io. 7, 34 (cf. 5, 41).
L'abbá (ὁ πνεῦρ), che si trova in s. Paolo, secondo Th. Zahn, sarebbe un rinvio alla preghiera ufficiale del Pater noster, recitata in aramaico nei primi tempi. L'origine della formula si può attribuire sia all'influsso esercitato dall'uso invalso nelle chiese etnico-cristiane, le quali aggiunsero al nome che Gesù dava a Dio il corrispondente greco, sia allo slancio di tenerezza verso Colui che ci adotta come suoi figli: «Padre, voi che siete il Padre!». M.-J. Lagrange la considera una giaculatoria tradizionale dei cristiani.
2. Titolo che precede il nome di taluni dottori della Mišnah, e va tradotto «padre» o «padre mio». Secondo Maimonide, è equivalente a Rabbi (maestro mio). Ricorre anche come nome Tannaiti (v.) Amorei (v.). In Babilonia viene spesso contratto col titolo Rabbi (maestro) facendo sorgere forme come Rabá, Rabbá. Secondo W. Bacher, il termine sarebbe sorto da abbreviazione di Abraham; ipotesi poco probabile di fronte ad espressioni come «padre per saggezza» o «padre per anni».