'AB. - Quinto mese del calendario ebraico, di 30 giorni. Aveva inizio col novilunio di luglio. Il nome, corrispondente all'assiro abu, non ricorre nella Bibbia. È ricordato dalla Mišnah (Pesahîm IV, 5) e dal lessicografo Esichio (Ed. Schmidt, Jena 1848, p. 1). In Flavio Giuseppe è detto corrispondere al Αῶος. Dopo l'esilio si praticava il digiuno del 5° mese (Zach. 7, 2, 5; 8, 19) per la distruzione del Tempio (II Reg. 25, 8; Ier. 52, 12), il giorno 9 di 'a.
La Mišnah attribuisce altre quattro tristi commemorazioni al 9 di 'a.: « Quinque res luctuosae acciderunt patribus nostris die XVII mensis tammuz et totidem die IX ab » (Taanith, tr. Surenhusius, II, p. 385). Nelle sinagoghe si legge in tal giorno la Meghillah (v.) delle Lamentazioni. Altro lutto si celebra il 1° di 'a. per la morte di Aronne, il cui anniversario ricorre « all'inizio del mese che è detto Hecatombaeon dagli Ateniesi, Loos dai Macedoni e Abba (forma aramaica) dagli Ebrei » (Flavio Giuseppe, Ant. Iud. IV, 4, 7). Invece il 15 di 'a. era giorno di giubilo popolare; in antico le fanciulle cantavano e danzavano nelle vigne; si offriva la legna per il fuoco sull'altare (Taanith, IV, 5, 8; Meghillath Taanith, V): era la festa della Xylophoria (Fl. Giuseppe, Bell. Iud. II, 17, 6). La « corvée » della legna era però ripartita su 9 giorni, per famiglie. I Siri e gli Arabi cristiani, esclusi i copti, chiamano ora 'a. il mese di agosto.
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Antonino Romeo
'AB. - Termine ebraico e aramaico (v. 'ABBA), radicale comune a tutte le lingue semitiche, che significa « padre ».
Nel Vecchio Testamento 'ab (plurale 'abbôth, testi di el-Amarna abûti) assume molti significati derivati, in base alle nozioni di origine, allevamento e autorità, connesse semanticamente colla paternità: 1) Nonno (Gen. 28, 13), antenato (I Reg. 15, 11, 24; al plurale è frequente: Gen. 15, 15; Num. 14, 18; ecc.), onde 'abbôthêm' « i nostri podrì » (Eccli. 44, 1) frequente nelle preghiere dei giudei (cf. Berachoth, IX, 1), equivale a « Israele ». 2) Capostipite d'un popolo (Gen. 10, 21; 17, 5; 19, 37; 36, 9, 43), iniziatore d'un mestiere o arte (Gen. 4, 20 sg.). 3) Crestore (Iob 38, 28; cf. Jer. 2, 27), quindi Dio (Deut. 32, 6; Is. 63, 16; Eccli. 51, 10). 4) Benefattore (Iob 29, 16), chi prende cura di altri (Is. 9, 5; 22, 21). 5) Maestro ('a. è titolo onorifico, dato ai sacerdoti e ai profeti anche dai re: II Reg. 6, 21; 8, 9; 13, 14; Iudc. 17, 10; 18, 19), come nel titolo del trattato Aboth (v.); onde il maestro chiama spesso il discepolo « figlio » (Prov. 4, 10, 20; 5, 1, 20; 6, 1, 3; 7, 1, 24; Ps. 44 [45], 11; Eccli. [ebr. 3, 8, 12, 17; 4, 1, 20; ecc.). 6) Consigliere (Gen. 45, 8: uso egiziano secondo H. K. Brugsch), come in Esth. 3, 13 ἑσύτερος πατὴρ (aggiunta dei Settanta); in Ahiqar 55 (ediz. Nau) il consigliere del re è detto « padre di tutta l'Assiria ». 7) Più genericamente: capo, superiore, padrone (II Reg. 5, 13); onde i titoli: 'ab beth-dîn (« presidente del tribunale »), πατὴρ συναγωγῆς (= 'ab hak-kôniset) che ricorre 10 volte nelle iscrizioni giudiche di Roma.
'A. entra nella composizione di molti nomi propri ebraici, per lo più nello stato costrutto 'âbî con l'i di legamento (Abram e Abiram, Abner e Abiner, Abîai e Abišai, Abišalom e Abišalom; ma 'âbî = « padre mio », onde incertezza di significato: Abimèlech « padre del re » o « mio padre è re »), o all'inizio come soggetto (Abiel, Abia e Abiu « mio padre è Dio, Jahweh »), oppure alla fine come predicato (Eliab, Ioab « Dio, Jahweh è padre ») o determinazione (Ohôtiâb « tenda del padre »). In tali composti 'a. può indicare il possesso di una qualità (Abinoam « padre di venustà » o « bello »; Abišail « padre di valore » o « valoroso »; Abinadab « padre di nobiltà » o « nobile »; Abi'ezer « padre di aiuto » o « soccorritore »). Ma si rimane spesso perplessi: Abner « il padre è luce » o « padre di luce (luminoso) », Abigail, Abišag, Abišai, ecc.
Tali nomi sono spesso teoforici: come in Abirâm (Abramo) « mio padre è eccelso », « padre » equivale a Dio (Abimelech, el-Amarna Abi-milki e Milkili; Abner, Abi'ezer, ecc.), e indica (come ah « fratello ») la parentela con Dio; il nato è così designato come appartenente a una famiglia che ha Dio come origine, patrono e protettore.
Quest'uso di 'a. nei nomi teoforici, invalso presso i più antichi assiro-babilonesi (abu-ilum = Abiel), vige presso tutti i semiti fin dagli inizi del 2° millennio a. C., come risulta dai nomi dei principi asiatici nei testi egiziani (ib = 'ab) di proscrizione della dinastia XII e nei testi di Ras Samra. L'uso perdura tra gli antichi Arabi (iscrizioni sabe: Abijada'a « mio padre [Dio] sa » accanto a Ilijada'a « il mio Dio sa »). Nelle varie lingue semitiche, ai nomi propri con 'a. fanno riscontro quelli con ben (figlio) riferentesi a Dio (aramaico bar, p. es.: Bar-Rekub; assiro-babilonese apil, p. es.: Apil-Sin).
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Antonino Romeo