ABADDON. — Termine ebraico (*perdisione*, da *'abhad* «perire»), che ricorre nella letteratura sapienziale del Vecchio Testamento (6 volte) e in Apoc. 9, 11.
Al primitivo senso generale (conservato in *lob* 31, 12) subentra di solito il significato metonimico «dimora dei morti, *seol*»: *lob* 26, 6 e *Prov*. 15, 11; 27, 20 (paralelo con *seol*); *Ps*. 88, 11 (con «sepolcro»). A. in senso di *seol* (inferno) rimase comune: cf. *Enoch etiop*. 10, 18, 90; *Salmo di Salomone* 14; *Ascensione d'Isaia* 10; *Apoc. d'Abramo* 21; ecc. Nell'epoca rabbinica designerà l'infimo posto nella *Geenna* (*Midras* *Tehillim* 97, 2; *Qohéleth* *Rabba* 5, 9). In *lob* 28, 22 il termine (congiunto con «morte») è personificato (come «Cielo» in *Dan*. 4, 23 e «Hades» in *Apoc*. 6, 8; 20, 14). I Settanta traducono sempre *ἀπὸ* λεῖα (eccetto *lob* 31, 12 ove leggono un testo diverso dal massoretico).
In *Apoc*. 9, 11 è nome proprio del re dell'inferno «angelo dell'abisso») a capo dei demoni che affluiscono dal baratro, simboleggiati in mostruose locuste simili a feroci centauri-scorpioni. È tradotto *Ἀπὸ* λύων («distruttore»; Volgata: *exterminans*), forse con allusione sarcastica ad Apollo (*Ἀπὸ* λύων). Nel Talmud (*Sabbath*, 55a) A. è preposto (con la morte, cf. *Apoc*. 20, 14) ai sei «angeli della distruzione». Sembra che A. si identifichi colla stella caduta di *Apoc*. 9, 1, forse anche colla bestia abissale (*Apoc*. 11, 7), col dragone (*Apoc*. 12, 3-4) e con Satana (*Apoc*. 20, 7). Simile personificazione è in *Sap*. 18, 25 (ὁ Ὀλόπερων; cf. *I Cor*. 10, 10).
Asmodeo (v.) «distruttore», ebr. *Asmedai* (da *samad* «distruggere»), che nella tradizione talmudico-cabbalistica è il principe dei demoni, equivale ad A. Nell'*Apocalisse* contrapposto al «Salvatore».
Nelle leggende giudeo-cristiane A. figura come diavolo (Fr. Barret, *The Magus*, Londra 1801) o come angelo (*Abaddona*, nella *Mesiaide* di Klopstock).