ABACUC (ebr. Hâbaqqûq; Settanta: Ἀμβακούμ confondendolo col personaggio di Dan. 14, 32). - Ottavo fra i profeti « minori » del Vecchio Testamento. Il nome si riallaccia all'assiro hambaququ (pianta cassia tora), o alla radice ebraica hâbaq che significa « amplesso ».
1. VITA
Della persona di A. sappiamo solo che visse in Giudea (Hab. 3, 17) alla fine del sec. VII a. C., e scrisse una profezia di tre capitoli in stile elegante e ricco di immagini audaci desunte in gran parte dalla natura. Infondata è la deduzione (da 3, 19) che fosse un cantore del Tempio, poiché le indicazionicorali del cap. 3 sono probabilmente aggiunte tardive; leggendaria la sua identificazione con l'omonimo di Dan. 14, 32-38, che si deve assegnare ad epoca diversa.
2. LA PROFEZIA
a) Contenuto. - Al profeta che lamenta l'ingiusta oppressione dei buoni da parte degli empi (1, 2-4) il Signore risponde annunziandone la futura punizione per mezzo dei Caldei (1, 5-10). Il profeta, ancor più turbato per questi invasori insaziabili, lamenta che Dio assimili tutti gli uomini ai «pesci del mare ed ai rettili che non hanno un Signore per difesa» (1, 11-17). Ma Dio assicura che i giusti saranno da lui protetti e salvati, mentre gli invasori saranno infine anch'essi abbattuti (2, 1-5). Seguono cinque imprecazioni destinate a sollevare i buoni oppressi (2, 6-20): i nemici succhiarono il sangue umano, ma le vittime si risveglieranno a tormentarli (2, 6-8); l'edificio della loro potenza costruito coi delitti griderà vendetta (9-11); sulla magnificenza delle loro città sanguinarie si eleverà la gloria di Dio (12-14), che agli invasori porgerà la coppa dell'infamia (15-17) facendone scomparire la stolta idolatria (18-20). Una poetica descrizione dell'avvento di Dio giudice (Cantico di A.) chiude il libro (3, 1-19).b) Data. - Seguendo O. Happel, B. Duhm propende per il periodo delle conquiste di Alessandro Magno (336-24 a. C.). Per sostenere ciò in 1,6 si correggono gli invasori Caldei (Kaidim) in Kittim (Macedoni) e γογν (vino: 2, 5) si muta in ievani (Joni). Ma K. Budde, che vuol veder predetta nel libro la distruzione degli Assiri e non dei Caldei, lo colloca anteriormente al 612 a. C., anno della caduta di Ninive. Dal «blocco erratico» di 1, 5-11 (invasione caldea) che è fuori posto, e che vuol solo indicare nei Caldei i futuri punitori del popolo assiro, egli trae anzi una prova in base alla quale vorrebbe risalire al 625 a. C., anno in cui ebbe inizio la potenza caldea. Junker propende invece per il 612. Più probabilmente A. pronunciò e scrisse i suoi oracoli poco dopo la battaglia di Carchemish (605), quando, battuto l'Egitto nei pressi dell'Eufrate (Ier. 46), i Caldei, divenuti onnipotenti, stavano nel 602/1 per intraprendere con Nabucodonosor la campagna contro la Giudea. La profezia, che secondo P. Humbert sarebbe un servizio sacro da pronunciarsi nel tempio di Gerusalemme, stigmatizzante il sovrano Joakim (il «tiranno» di 2,6), vuol consolare i connazionali, asserendo la futura rovina della feroce potenza caldea. Per argomento ed età il libro di A. si pone Nahum (v.).
3. LA DOTTRINA
A. insegna l'unità di Dio (2, 18-20), la sua santità e giustizia (1, 12 sg.); si pone il problema del male - perché Dio permette l'oppressione del suo popolo da parte dell'iniquo «che divora un più giusto di lui»? (1, 13) - ed insiste sulla Provvidenza del Signore universale, dominatore della natura e dei popoli, difensore d'Israele in cui stabilirà il suo regno. La restaurazione messianica non è descritta di proposito («il tuo unto» di 3, 12 non è il Messia); ma è accennata in 2, 14: «la terra si riempirà della conoscenza della gloria di Jahweh» e più ancora in 2, 4 «il giusto nella sua fede vivrà», nucleo di tutto il libro, citato tre volte da S. Paolo (secondo i Settanta) come «Scrittura» (Rom. 1, 17; Gal. 3, 11; Hebr. 10, 37-38). L'Apostolo cita inoltre (Act. 13, 41) il passo 1,5 tra il gruppo dei libri «profetici».Faustino Salvoni
4. A. NELL'ARTE. - Le più antiche rappresentazioni di questo profeta, ispirate al tono tragico e veemente

(fot. Alinari)

(Int. Anderson)
Per A. nell'archeologia cristiana, V. DANIELE.