AMOREI. - Nome (aramaico 'āmōrā', plur. 'āmōrā'ē e in forma ebraica 'ēmōrā'im, «espositore») dato in origine ai maestri inferiori ebrei che esponevano al popolo l'insegnamento dei dottori della Legge; dopo la chiusura del canone della Mišnāh divenne designazione tecnica dei dotti rabbini, succeduti ai tannaiti, che, dal 220 al 500 ca., spiegavano il testo della Mišnāh, risolvendone le contraddizioni o definendo nuovi casi, e lo sviluppavano marginalmente raccogliendo altre tradizioni legali che fissavano in scritto. Dal loro lavoro risultò la duplice Gemarā, che, aggiunta al testo della Mišnāh, formò il Talmūd; vi inserirono antiche sentenze rimaste fuori della Mišnāh chiamandole barajthā («cose esteriori»). Gli a. ebbero fiorenti scuole: in Palestina, dal 219 fino alla chiusura per ordine di Teodosio II, 425) a Cesarea, Seffori, Tiberiade; in Babilonide (dal 219 al 500 ca.) a Surā, Neharde'ā, Pumbeditā, Mahuzā.
Sono noti circa duemila a., distinti in 7 generazioni, variamente elencate e datate dagli storici. Le 5 prime generazioni racchiudono a. palestinesi (col titolo rabhī) e
a. babilonesi (titolo rabh, talora mar; V. II), in serie quasi parallele; le 2 ultime, soli a. babilonesi. Gli ultimi grandi a. furono Rabh Ašī (v.) SABINA (v.). Oltre questi, sono celebri fra i babilonesi: Abba Areka, tre Samuel, Jehudāh bar Jehezūf, Rabbā bar Nahmani, Josef ben Hijā, Nahman ben Jāhāq (e altri 4 Nahman); fra i palestinesi: Uša'āh, tre Jehudāh (2°, 3° e 4°), Eleazar ben Pedath, Johanan bar Nappahā, Abbahū, Tanhum ben Abba.