AM HÂ-ÂREŞ. - Locuzione ebraica («popolo della terra»), che nei primi documenti indica semplicemente il popolo di una determinata regione oppure la gente della campagna (Gen. 42, 6; Il Reg. 24, 14), ma già in Esd. (4, 4) e Neh. (10, 31) designa i pagani imparentatisi con gli israeliti. Il senso dispregiativo, estraneo al significato primitivo, si accentuò sempre più; l'espressione divenne quasi sinonima di «ignorante» ed «empio». Con tale termine venivano designati dai dotti farisei e scribi coloro che non conoscevano la legge. Al am hâ-âreş i farisei zelanti rimproveravano l'ignoranza della legge (cf. Deut. 27, 26) e la trascuratezza degli obblighi dichiarati fondamentali dal loro zelo, come il pagamento delle decime e tutte le pratiche per la purità legale (Mt. 23, 1-36). I dottori rabbinici prescrivevano la più rigorosa separazione dall'abbietto «popolo della terra». L'odio fra le due parti antagoniste, che affiora anche nel Vangelo (Io. 7, 49: «maledetti»), aveva radici profonde e si manifestava in forme drastiche, come si vede nella Mišnah, in modo particolare nel trattato Pěšahm. Il cristianesimo, con la sua dottrina di amore e di fratellanza universale, trovò maggior penetrazione fra il «popolo della terra», al quale offriva comprensione e carità, che non presso i superbi scribi e farisei.
Lukas und Johannes und die Apostelgeschichte erläutert aus Talmud und Midrasch, II, Monaco 1924, pp. 484-519; E. Würthwein, Der 'amm ha'ares im Alten Testament, Stoccarda 1936.