AMEN-EM-OPE. — Alto funzionario egiziano, figlio di Kanceth, abitante a Persepoli, vissuto, secondo A. Erman, H. O. Lange, R. Griffith, verso il 1000 a. C. «Al più giovane dei suoi figli» Hor-em-machem, sacerdote nel tempio di Min, indirizzò un libro gnomico, che spicca per nobiltà di dottrina morale-religiosa. La Sapienza di A. desta grandissimo interesse per la sua somiglianza con la raccolta dei Proverbi (v.) 22,17-24,22; l'affinità indiscussa sembra dovuta, non a filiazione, ma a dipendenza da fonte comune.
Così P. Dhomre, in Revue Biblique, 38 (1929), pp. 622-624, e H. Duesberg, che ammettono una fonte comune per le due raccolte di sentenze, senza poter determinare se questa fonte fisse ebraica o egiziana. Quasi tutti i «critici» (cf. A. Mallon) sostengono invece, dopo A. Erman, la dipendenza dei Proverbi da A. Nè manca chi ritiene possibile la dipendenza di A. dai Proverbi: R. O. Kevin, The Wisdom of Amen-em-ape and its possible dependence upon the Hebrew Book of Proverbs, in Journal of the Soc. of Oriental Research, 14 (1930), pp. 115-57.
Il testo, scritto in ieratico (551 linee su 27 colonne), si trova nel papiro n. 10474 del Museo Britannico. L'opera è divisa in 30 capitoli (detti «case») e forma un tutto completo. Pubblicata dapprima da Sir E. A. W. Budge (v.) nel 1923, fu tradotta in diverse lingue, e in latino da A. Mallon.
blica, 8 (1927), pp. 3-30; G. Lambert, De fontibus aegyptiacis Librorum Sapientialium, in Verbum Domini, 71 (1931), pp. 121-28; E. Suys, La théologie d'A., in Miscellanea Biblica, II, Roma 1934, pp. 3-36; H. Duesberg, Les Scribes inspirés, I, Parisi 1938, pp. 64 ss., 83-123, 459-74; A. Brunet, La sagesse d'A., in Sciences ecclésiastiques, 1 (1948), pp. 19-40.