AMMONITI. - Popolo (ebr. Βέηδ-Αμμάνι « figli di Ammon », due volte [I Sam. 11,11; Ps. 83 ebr., 8] solo 'Αμμάνι, aggettivo gentilizio 'αμμάνι; Settanta υἱοὶ 'Αμμὼν' e 'Αμμάνι; Num. 21, 24. 'Αμμάνιται; assir. Bit-Αμμάνι Ammon (v.) e, quindi, fratello dei Moabiti, ai quali è strettamente associato nella sua storia e nella sua cultura, e parente d'Israele. L'affinità etnografica degli A. con Moabiti ed Ebrei è confermata dall'analogia con la lingua ebraica-moabita dei nomi propri (personali e geografici) ammoniti, conservatici nella Bibbia o nei monumenti assiri. Il nome ne sopravvive in quello dell'attuale capitale della Transgiordania 'Αμμάνι, sul sito della capitale ammonita Rabbâh (« grande »), nome identico a quello della capitale di Moab. Il regno degli A. era a nord di quello di Moab. Gli A. occupavano dapprima la regione a nord-est del Mar Morto, più o meno tra i due fiumi Jabboq e Amon (Iudc. 11,13,26), abitata prima dai giganti Zamzammim che essi sterminarono (Deut. 2, 19-21). Ma la striscia attigua al Giordano e al Mar Morto fu loro tolta dagli Amorriti, guidati dal re Sehon, che li respinsero più verso est, e poi presa agli Amorriti dagli Israeliti, che la divisero fra le tribù di Ruben e Gad (Iudc. 11, 19-22; Num. 21, 25 sg.; Ios. 13, 15-28).
Volendo riconquistare quel territorio, gli A. furono in continua lotta contro gli Ebrei. Benché Israele evitasse per comando divino (Deut. 2, 19-37) di combatterli e depredarli, incessante fu l'invidia e l'odio degli A. verso Israele, che li ricambiava (Deut. 23, 3-6: « non ammetterli nemmeno dopo la decima generazione »). Avevano ostacolato Israele durante l'esodo (Deut. 23, 4 sg.) e Balaam veniva dalla loro terra (Num. 22, 5). Al tempo dei Giudici, dopo aver appoggiato l'invasione moabita e compiuto varie razzie in Giuda e Efraim, invasero il Galaad ma furono sgominati da Jefte (Iudc. 3, 13; 10, 7-11, 36). Più tardi il loro re Nâḥâf (Volgata; Naas) fu battuto da Saul (I Sam. 11). David, che era stato beneficiato dal re Nâḥâf (II Sam. 10, 2), mandò amichevole ambasceria al suo figlio e successore Ḥanûn (Volg.: Hanon); ma questi provocò coi suoi oltraggi una lunga e aspra guerra che finì con l'espugnazione di Rabbat-Ammon e rigorose rappresaglie (II Sam. 10-12). Alla divisione del regno d'Israele gli A. ripresero, con la piena indipendenza, i loro disegni di rivincita. Aggredirono spesse volte il
regno di Giuda, ma furono sconfitti prima da Josafat (II Par. 20), poi da Ozia (ibid. 26, 7-8) e da suo figlio Joatam (ibid. 27, 5) del quale furono tributari per tre anni. Perciò essi godettero delle sciagure di Israele (Soph. 2, 8) e della distruzione di Gerusalemme da parte di Nabuchodonosor (Ier. 9, 24 sg.; Ez. 21, 33-37; 25, 1-7), anzi vi cooperarono sotto Joachim (II Reg. 24, 2), e il loro re Baalis fece uccidere Godolia (v. ibid. 25, 25 e Ier. 40, 14-41, 2); realizzarono il loro antico sogno occupando la zona di Gad (Ier. 49, 1). Al ritorno dei Giudei dall'esilio, si unirono ai Samaritani per ostacolare la restaurazione di Gerusalemme (Neh. 4, 2-8).
Durante l'esilio e ancor più dopo, gli A. tentano di unirsi ai Giudei per assorbirli (Ier. 40, 14-41, 15; Esd. 9, 1; Neh. 6, 17-18; 13, 4). Il loro capo, al tempo di Neemia, era Tobia, detto «servo» (Neh. 2, 10, 19) perché vassallo del re di Persia. Sono essi stessi assorbiti dagli Arabi (bē-nē-qedem «figli dell'oriente»; Ez. 25, 4), coi quali appaiono già mescolati nel sec. v a. C. (Neh. 2, 10; 4, 7). Dopo la conquista macedone, il loro territorio ha nome Ἀμμανίτης (Fl. Giuseppe, Ant. Ind., IV, 5, 3; cf. H. Vincent, in Rev. Bibl., 29 [1920], pp. 182-88). Nei secc. III e II a. C., gli A. sono retti da vari Tobia (papiri di Zenone, a. 259/8; iscrizione di 'Arāq el-Emīr, ca. 175; Fl. Giuseppe, Ant. Ind., XII, 4, 2-11; II Mach. 3, 11); è una dinastia (Tobiadi) discendente, pare, dal Tobia del sec. v (Neh. 2, 10-13, 4).
Gli A. uccisero i Giudei dimoranti presso di loro al tempo dei Maccabei, ma furono severamente puniti da Giuda che sconfisse il loro capo Timoteo (I Mach. 5, 1-8; II Mach. 8, 30), il quale fu sgominato e ucciso (II Mach. 10, 24-37). Tolomeo, genero e assassino (134 a. C.) di Simone Maccabeo, si rifugiò presso il principe degli A. Zenone Cotylas (Fl. Giuseppe, Ant. Ind., XIII, 8, 1). La loro capitale Rabbāh era allora chiamata Filadelfia, perché restaurata da Tolomeo II Filadelfo (285/4-246); ma accanto a questo nome ufficiale sopravvive l'antico: Ῥαβλθᾶ ὁ Ῥαβλθᾶ ἀμμανία (pap. di Zenone n. 616, Fl. Giuseppe, Stefano di Bisanzio), Ῥαβλθᾶ ἀμμανία (Polibio, V, 71).
Anche da parte dei re assiri la nazione ammonita (assir. māt bīt amman «terra della casa di Ammon») subì varie sconfitte (E. Schrader, Die heilinschriftl. Bibliothek, I, Berlino 1889, p. 172; II, ivi 1890, pp. 20, 90, 148, 240) e fu da essi sottoposta a tributo. Il re ammonita Basa è vinto a Qarqar (854) da Salmanassar II, il re Pudullu (701) fu vassallo di Sennacherib, e il re Amminadab (Ammi-nadbī) lo fu di Assurbanipal (m. nel 626). Gli A. passarono poi successivamente sotto la dominazione persiana, greca, tolomeo-seleucida e romana (nel 64 a. C. il loro territorio è aggregato alla provincia romana di Syria). S. Giustino (C. Tryph., 119) li menziona ancora come un popolo numeroso (metà sec. II d. C.). Scompaiono nel sec. III d. C., assorbiti dagli Arabi (Origene, In Iob, I, 1; cf. Flavio Giuseppe, Ant. Ind., I, 11, 5; XIII, 9, 1).
Gli A. precedettero Israele nell'organizzazione politica e nella prosperità economica. Oltre Rabbāh, avevano varie città (Iudc. 11, 33 «venti»; II Sam. 12, 31), tra cui Minnith (Volg.: Mennith) e 'Abēl-Kērāmim (v. ABEL, 5), il cui nome attesta l'ubertà del suolo. Si gloriavano delle loro fertili valli (Ier. 49, 4). Ma erano idolatri e si distinsero per la loro crudeltà (Am. 1, 13-15). La loro religione si incentrava nel culto, esercitato da sacerdoti influenti (Ier. 49, 3), del dio nazionale Melchom, il cui simulacro a Rabbāh era rivestito d'oro e di gemme (I Par. 20, 2 [Settanta
Μαλλήλ]; II Sam. 12, 30, ove la Volgata, come nei due passi il testo masoretico, legge «il loro re», Settanta Μαλλήλ). Melchom è il babilonese Malkum, venerato dai Semiti orientali fin dal sec. XXIV a. C. Salomone eresse a Melchom un altare a destra del monte degli Ulivi (I Reg. 11, 5.7.33; II Reg. 23, 13).
Una missione archeologica italiana, diretta da G. Guidi (1927) e R. Bartoccini (1929 sgg.), eseguì a Ammon importanti scavi.