ABELE (EBR. HÈBEL; GRECO DEI SETTANTA "ΑΒΕΛ"), I

ABELE (ebr. Hèbel; greco dei Settanta "Αβελ"),

I. NELLA SACRA SCRITTURA

Secondo figlio di Adamo, il cui nome è interpretato dai rabbini «soffio», con l'allusione alla sua vita effimera, mentre il vocabolo richiama il sumero ibila, riprodotto nell'assiro aplu, ablu (figlio, erede).

Caino (v.) si dedicava all'agricoltura, A. curava il suo gregge. Allo scendere di un certo tempo, forse a fine d'anno, entrambi offrirono le primizie a Dio; ma il Signore rifiutò l'offerta di Caino ed espresse gradimento per il sacrificio (olocausto o, piuttosto, offerta delle parti grasse dei capi scelti: Gen. 4, 4; cf. Num. 18, 27; Lev. 3, 3) di A., facendo forse cadere, secondo l'interpretazione di Teodozione, il fuoco dal cielo (ἐνεπόρσεσεν). Il motivo della compiacenza divina era l'interna religiosità del sacrificante sorretta (Hebr. 11, 4) da una viva fede. Caino, adiratos, uccise il fratello, che venne poi sostituito da Seth (Gen. 4, 1-16). La S. Scrittura afferma che A. «dopo morto ancora parla» (Hebr. loc. cit.), essendo la sua morte tipo del sacrificio di Cristo, che lo chiama «giusto», e lo pone a capo dei martiri che han sofferto per il trionfo del bene (Mt. 23, 31-35; cfr. Hebr., 12, 24). A. è anche ricordato nel canone della Messa, in cui si prega Dio di «accogliere il nuovo sacrificio come quello del giusto suo servo Abele». Il sangue di A. grida dal suolo verso Jahweh (Gen. 4, 10) da cui esige vendetta (II Mach. 8, 3; Apoc. 6, 10).

BIBL.: Oltre i commenti a Genesi, cf. W. Schmidt-A. Le-monnoyer, La Révélation primitive, Parigi 1914, pp. 230-35; J. M. Ibero, Las origines de la humanidad, Madrid 1935, pp. 115-23. Faustino Salvoni

2. NELL'ARCHEOLOGIA

Ignota nella pittura cimiteriale, l'offerta di A. e Caino è rappresentata da 14 sculture funerarie. Di solito i due fratelli si presentano con i loro doni innanzi a Dio, rappresentato con la barba, seduto sopra una roccia in atto di parlare. Il dono di A. è sempre un angello o un capretto; quello di Caino, che è un grappolo d'uva nell'esempio più antico, diventa presto un manipolo di spighe (cf. Gen., 4, 2). Eccezionalmente la divinità è rappresentata da Gesù, o da due o tre persone. La scena figurava probabilmente tra i mosaici della cupola di S. Costanza in Roma. Se, in origine, l'arte funeraria sembra vi vedesse rappresentato il giusto del Vecchio Testamento, poco dopo Costantino l'interpreta come il prototipo del sacrificio sulla croce. Non sembra che le altre interpretazioni allegoriche del tempo patristico, secondo le quali il giudaismo raffigurerebbe il cristianesimo, e A. pastore il Bonus Pastor, si siano rispecchiate nell'arte antica. A. e Caino figurano tra i titoli del Dittochaeum di Prudenzio. Il fratricidio figurato nelle miniature della Bibbia di Cotton inaugura l'ulteriore sviluppo di questo ciclo storico.
BIBL.: Wilpert, Sarcofagi, I-II, Roma 1929-32, pp. 10, 83, 213, 225, 228-29, 275; K. Kaufmann, Handbuch der christlichen Archäologie, Friburgo in Br. 1922, pp. 300 e 419. Luciano De Bruyne

3. NELLA LETTERATURA RABBINICA

La letteratura rabbinica ravvisa in A. e Caino il simbolo della rivalità fra agricoltura e pastorizia. La salma di A. è custodita da un cane che scaccia gli uccelli rapaci (Pirqê R. Eliezer, 21). Un corvo copre di sabbia il corpo della compagna morta e Adamo decide di fare altrettanto con la salma di A. Uccelli ed animali puri seppellirono A. Perciò si pronunzia una benedizione all'atto in cui vengono matati. Secondo una tradizione (Midrâš Cant., ed. Schechter) raccolta da s. Girolamo (In Es. 27, 18), l'uccisione avvenne nel luogo dove poi sorse Damasco (dam sangeu, šaqah u bere).
BIBL.: I. Appottizer, Kain und Abel in der Legende, Vienna 1922; I. Chanoch, in Enc. Judaica, I (1928), col. 211; M. J. bin Gorion, Sagen der Juden, Berlino 1935, p. 95 sgg.; A. Rosmarin, Kain, in Enc. Judaica, IX (1933), col. 776 sgg. Eugenio Zolli

4. NELL'ARTE

La storia d'A., che nel cod. vati-

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Abele - Caino che uccide A., del Tintoretto - Venezia, Galleria dell'Accademia.

pp. 247-92, 233-31, 788-828: J. Rivière, Les "capitula" d'Abélard condamnés au concile de Sens, in Recherches de Théol. Ancienne et Médiévale, 5 (1933), pp. 5-22: M. De Wulf, Histoire de la philosophie médiévale, I, 6^

canto di Cosma Indicopleuste (sec. VII-VIII) compare come pastore virgiliano, offrì alla fantasia artistica, con le scene di Caino ed A. nell'atto del sacrificio e del susseguente fratricidio, un soggetto cui s'informa non innumerevoli opere d'arte dalle miniature del Pentateuco d'Ashburnham (sec. VII, Parigi) fino ai quadri di Tiziano (Venezia, S. Maria della Salute) e del Tintoretto (ivi, Galleria dell'Accademia). Ambedue le scene sono raffigurate a Hildesheim (porta di bronzo, 1007-15), a Modena (facciata del Duomo, 1106), a Schönghaben (sec. XIII). Una più esplicita illustrazione del racconto biblico dàmno i mosaici di S. Marco a Venezia, della cappella Palatina a Palermo e del duomo di Monreale (sec. XIII), i rilievi del Ghiberti nella porta orientale del Battistero fiorentino e quelli del Bellano nella basilica del Santo a Padova (1484-88). Con significato simbolico, cioè come prefigurazione del sacrificio eucaristico, il sacrificio d'A. si riscontra già in tre sarcofagi paleocristiani. In un mosaico di S. Vitale a Ravenna esso è, con identico senso, rappresentato accanto al sacrificio di Melchisedec. Ma in S. Apollinare in Classe (ivi, sec. VII), nel sacramento di Drogone (Parigi, sec. IX) e negli smalti dell'altare portatile di Eilberto (Monaco-Gladbach, secolo XII) viene accompagnato anche da quello di Abramo. - Vedi Tav. IV.
BML: Th. Ehrenstein, s. V. in D. Alte Test. im Bilde, Vienna 1923; K. Künstle, Ikonographie der christlichen Kunst, I. Friburgo in Br. 1928, 280-81; I. Errera, Répertoire abrégé d'Iconographie, Wetteren 1929, pp. 5-7; L. Roggers, s. V. in Realté-ikon z. deutschen Kunst., I, pp. 18-27. Kurt Rahe