ACEFALI

ACEFALI. -

I. ERESIA

Nome dato a quei monofisiti che rifiutarono di accettare la formola di fede promulgata dall'imperatore Zenone nell'anno 482 con l'Antico. Vennero così chiamati perché per qualche tempo non furono in comunione con nessuno dei cinque patriarchi che si dividevano l'alta giurisdizione su tutti i vescovi della cristianità: erano dunque senza capo (ἀκέφαλοι), cioè senza patriarca, quantunque non fossero senza vescovi. Essi diedero luogo alla prima scissione importante tra gli avversari del Concilio di Calcedonia. Ma tale scissione fu di breve durata; anzi, si può dire che cessò prima ancora che l'Antico fosse ufficialmente revocato dall'imperatore Giustino I nel 518, perché, in quell'epoca, gli a. non erano più senza capo, avendo conquistato i tre patriarchi di Alessandria, Costantinopoli ed Antiochia, mentre il solo patriarchato di Gerusalemme continuava a mantenersi aderente alla formola enotizzante.

Morto l'imperatore Zenone, Anastasio, suo successore (491-518), abilmente raggirato dal monaco Severo, principale esponente degli a., divenne loro nettamente favorevole. Nel 511 un prete acefalo, Timoteo, prese sulla cattedra di Costantinopoli il posto dell'enotizzante Macedonio II, che era stato deposto. L'anno seguente, Severo veniva eletto patriarca di Antiochia, mentre Alessandria si trovava già in possesso di un a. Oramai il nome non aveva più ragione di essere, ma i cattolici continuarono a servirsene per indicare i monofisiti dissidenti autonomi nell'Egitto e nella Siria. Nei secc. VIII e IX s. Giovanni Damasceno e s. Teodoro Studita componevano ancora trattati contro gli a.

La storia del movimento a. tra gli anni 482 e 518 presenta molte complicazioni, specialmente in Egitto ed in

Palestina. La grande maggioranza dei monaci di questi paesi coi loro archimandriti furono a. Oltre Severo d'Antiocchia, i principali capi del movimento furono: Filoseno di Mabbug, Pietro l'iberiano, vescovo di Maiuma, e il nubiano Nephalios, che poi passò al partito enotico (v. MONOFISITI).

BIBL.: Zaccaria il Rector, Vita di Severo d'Antiocchia: PO 2, 7-115; R. Raabe, Petrus der Iberer, Lipsia 1895; K. Ahrens - G. Krüger, Die sogenannte Kirchengeschichte des Zacharias Richter, Lipsia 1899, pp. 75-130; Les Préphories de Jean de Maimon, traduzione E. Nau: PO 8, passim; P. van Cauwenbergh, Etudes sur les moines d'Egypte depuis le Concile de Chalcedonie jusqu'à l'invasion arabe (640), Parisi 1914; S. Vailhé, s. V. in D.H.G., I. coll. 282-88.

2. DIRITTO CANONICO

Nel linguaggio dei canonisti si dicono talvolta a. quei chierici secolari che non sono incardinati in alcuna diocesi o circoscrizione similare; tali chierici si dicono anche, più comunemente, clerici vagi o vagantes (v. INCARDINAZIONE).