ACERRA, DIOCESI di. - Nella regione campana, in provincia di Napoli, suffragane della medesima. Occupa il territorio sito tra Napoli e Caserta, con una superficie di 140 kmq. e una popolazione di ca. 50.000 cattolici, dei quali 22.000 nella città e comune di A. In diocesi si trovano 46 chiese, 20 parrocchie, 48 sacerdoti diocesani e 25 regolari.
A., una delle più antiche città della Campania, già ricordata nel 322 a. C. come civitas sine suffragio, fu distrutta da Annibale durante la 2a guerra punica nel 216. I Romani la ricostruirono, e più tardi, nella nuova ripartizione amministrativa fatta da Augusto, fu assegnata alla I Regione (Lazio e Campania). Nel medioevo fece parte del ducato di Napoli, subendo le devastazioni dei Longobardi. Eretta in contea dopo la conquista normanna, fu spesso coinvolta nelle ribellioni dei suoi conti contro i re di Sicilia. Prima di cadere alla fine del sec. XIII in potere degli Angioini, era stata, dai primi decenni di quel secolo, feudo dei conti di Aquino. Subì l'assedio degli Aragonesi nel 1420 e nel 1480 si arrese definitivamente al re Ferdinando I, che sui primi del '500 la cedeva in feudo a Ferdinando de Cardenas. In possesso di questa famiglia A. rimase sino al 1806.
Le origini della diocesi non possono essere riportate, come ha fatto il Gams, alla fine del sec. V o all'inizio del VI, perché il Concordius, preteso vescovo di A. e presente al Sinodo romano del 501 e 502, era invece vescovo di Miseno. Del resto, non si hanno poi notizie di vescovi di A. sino alla 2a metà del sec. XI. È più probabile quindi che A. abbia avuto i suoi primi vescovi con l'inizio della dominazione normanna. Tra i più insigni, sono il card. Vincenzo Carafa (1535), il nobile napoletano Vincenzo Pagano (1606) e Ciro degli Altieri (1761), pure di Napoli. Monumenti degni di rilievo sono il Duomo, dedicato all'Assunta, ricostruito nel sec. XIX, e la chiesa dell'Annunziata, con una tavola dell'Annunciazione del sec. XIV.