ACONCIO (ACONCIO, CONCIO), GIACOMO. - N. a Ossana nel Trentino sul principio del sec. XVI, m. in Inghilterra; secondo il Cheynel viveva ancora nel 1613. Per le sue dottrine antitrinitarie dovette abbandonare l'Italia nel 1557, e si riunì nella Svizzera con altri rifugiati italiani dei quali scriveva il Comander: « sono litigiosi e inquieti, disputano per ogni bagatella, non vogliono essere istruiti e non si può smuoverli dalla loro pervicacia ». Dalla Svizzera si recò in Inghilterra verso il 1560 e dedicò alla regina Elisabetta il suo famoso libro Stratagemata Satanae.
Pare che in questo libro l'A. sia il precursore di alcuni protestanti moderni, giacché scrive che basta conoscere e professare alcuni pochi articoli di fede, dedotti direttamente dalla Scrittura, considerando tutti gli altri come indifferenti. Il suo scopo, nel ridurre a pochissimi i dogmi della fede, era di indurre le sette a vicendevole tolleranza, dalla quale non escludeva il Cattolicesimo. Tra i dogmi indifferenti comprende egli anche l'Incarnazione, anzi nella lettera all'arcivescovo di Canterbury, Grindal (1575-83), nega chiaramente la divinità di Gesù Cristo. Scrisse anche De Methodo sive recta investigandarum tradendarumque scientiarum ratione, dove ripudia la dialettica ordinaria e propone di giungere al vero con lo scomporre e ricomporre più volte la cosa ed esaminarla sotto diversi aspetti.