ADEODATO I (DEUSDEDIT), PAPA, SANTO

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ADEODATO I (Deusdedit), PAPA, santo. - Romano, figlio del suddiacono Stefano, faceva parte da quarant'anni del clero romano, allorché successe a Bonifacio IV dopo quattro mesi di sede vacante e fu consacrato il 19 ott. 615. Accolse in Roma il patrizi e cubiculario Eleutero, mandato dall'imperatore Eraclio a Ravenna per vendicarsi l'uccisione dell'esarca Giovanni e a Napoli per espellere il ribelle tiranno Giovanni di Compa. Durante il suo pontificato, Roma, tranquilla politicamente, fu devastata dal terremoto (ag. 618), cui tenne dietro gravissima pestilenza. Il Pontefice ebbe, ma per poco tempo, campo di esercitarvi la sua carità.

La leggenda racconta che guarisse gli appetiti ba

ciandone le piaghe nauseanti. Rinnovò, estendendola a tutte le chiese di Roma, la costituzione di Leone Magno che ordinava di celebrare «una seconda messa» in ciascuna basilica. L'espressione è oscura: il Duchesne l'interpretta come l'ordine di celebrare uffici liturgici alla sera oltre quelli eucaristici del mattino. Per primo aveva stabilito una speciale erogazione d'argento senza trattenute (rogam unam integram) a ciascun chierico di Roma in occasione dei suoi funerali. Fu sepolto in Vaticano, e Onorio pose sulla sua tomba un'epigrafe in distici latini. Benché nessun martirologio antico segni il suo nome, la Chiesa lo festeggia come santo l'8 nov. Le decreti attribuitegli sono spurie. Invece possediamo di lui il più antico sigillo papale che si conosca: una lastrina cilindrica di piombo che in una faccia porta il Buon Pastore con la sigla dell'alfa e omegna e nell'altra la scritta: Deusdedit Papa.

BIBL.: Liber Pontificalis, ed. I. Duchesne, I, Parigi 1886, pp. 319-20; C. Serafini, Le monete e le bolle plumbe pontificale del Medagliere Vaticano, I, Milano 1910, p. 1, tav. A. 1; R. Agrain, in A. Fliche e V. MARTINO G, Storia della Chiesa, trad. ital., V. Torino [1945], p. 410 seg. Ireneo Daniele.