ADIABÈNE (HADYAB, NOME INDIGENO; GR. 'ΑΔΆΒΗΝ')

ADIABÈNE (Hadyab, nome indigeno; gr. 'Αδάβην'). - Regione posta sulla sponda sinistra del Tigri con Arbelà per capitale ecclesiastica, abitata da popolazione d'origine in maggioranza aramica; la lingua letteraria era l'aramaiaco.

Le prime notizie concrete sul cristianesimo nell'A. le troviamo negli Atti dei martiri uccisi durante la persecuzione di Sapore II nella seconda metà del sec. IV. Bisogna credere però che anche al principio del sec. III ci fossero dei cristiani nella provincia ecclesiastica di Arbelà, poiché il Liber Legum Regionum (ed. in Patrologia Syriaca, II, 608) ne attesta la presenza nella Persia. Anzi, tutto fa supporre che il cristianesimo sia penetrato di buon'ora nell'A. tramite i Giudei. L'influenza di costoro fu ivi così grande, che Elena, sorella e sposa di Monobazo I, e suo figlio Izate, aderirono al giudaismo verso l'anno 30 dell'era cristiana (Flavio Giuseppe, Antiquit. Iud., XX, 2-4). D'altra parte i rapporti fra Gerusalemme e l'A. erano allora molto stretti, come viene provato dal fatto che Izate inviò colà i suoi cinque figli per essere educati, e la regina Elena vi si recò verso l'anno 44 e vi fece erigere per sé un mausoleo.

Prescindendo dalle notizie non molto sicure fornite dalla Cronaca di Arbelà, risulta che alla metà del sec. IV s. Giovanni, martire nel 344, era vescovo di Arbelà, e che a lui succedette s. Abramo, anche egli martirizzato nel 345. Il cospicuo numero di martiri ci dimostra che il cristianesimo vi si era ormai solidamente radicato e propagato.

BIBL.: J. Labourt, Le christianisme dans l'empire perse sous la dynastie sasanide, Parigi 1904; P. Peeters, Le Passionnaire d'Adiabène, in Analecta Bollandiana, 43 (1925), pp. 261-304; I. Ortiz de Urbina, Intorno al valore storico della Cronaca di Arbelà, in Or. Chr. Periodica, 12 (1936), pp. 5-32.

Ignazio Ortiz de Urbina