ADIÀFORA. - Sotto questo nome viene indicata una celebre controversia nel campo protestante. Adiàfore (da ἀδιάφορα «cose ed atti indifferenti») sono definite dagli stessi protestanti, nel titolo dell'art. IX della «formula di concordia», le cose medie o indifferenti.
Questa polemica ebbe due aspetti: il primo, nel sec. XVI, Melantone (v.), riguardava solamente gli usi e le cerimonie ecclesiastiche; il secondo, nel sec. XVII e XVIII, presentato dallo Spener, toccava la questione di tutti gli atti indifferenti.
1) Nel 1548, Carlo V imperatore, senza consultare la S. Sede, aveva promulgato il famoso «Interim di Augusta», col quale procurava, a suo modo, di dare assistimento alle questioni religiose che dilaniavano la Germania. L'Interim era abbastanza favorevole ai protestanti, ma conteneva parecchie disposizioni vorrei al cattolici; onde fu avversato dai primi e sollevò una violenta opposizione soprattutto nella Germania del nord. L'elettore Maurizio di Sassonia, volendo aiutare l'imperatore e calmare gli animi, diede l'incarico a Melantone di spiegare le clausole dell'Interim; e questi ne pubblicò le conclusioni nel cosiddetto Interim di Lipsia (1548).
Esso considerava come adiàfore o indifferenti, e perciò tali da potersi praticare senza ledere la Sacra Scrittura, i digni, le feste, i canti in latino, l'uso della cotta, delle candele e perfino la Messa (senza la transustanziazione) e il culto dei santi. I luterani intransigenti, capeggiati da Flaccio Ilirico (v.), uno dei centuratori di Magdeburgo, luterano fanatico, si opposero violentemente a tali inter-pretazioni. Nacque così lo scisma tra adiàforiti o melan-toniani e antidiaforiti o flaciani. La polemica durò fino al 1580, quando si redasse la «formula di concordia», nella quale, all'art. IX, la questione viene decisa nel senso che la Chiesa di Dio può cambiare alcune cerimonie e ritiri che non sono né comandati né proibiti dalla S. Scrittura.
2) Rinacque la questione nella Germania, un secolo più tardi, con il movimento pietista, il cui promotore fu Filippo Giacomo Spener (1635-1705). Questa volta però si estese agli atti umani.
Lo Spener sosteneva che i divertimenti mondani, ad es. il ballo, il teatro ecc., dovevano essere proibiti. Giacché un cristiano nulla deve fare che non sia per la gloria di Dio ed il bene del prossimo, non potevano esservi azioni adiàfore o indifferenti. I suoi oppositori, e ne aveva molti, insistevano che le suddette azioni erano semplicemente indifferenti o adiàfore e in nessun modo peccaminose. La controversia a poco a poco da pratica divenne spe-culativa, cioè, pur ammettendosi che in astratto si dessero atti indifferenti, si disputò se ciò era possibile in concreto. Per tal modo la lotta perdette la sua primitiva virulenza.