ADAMS, THOMAS. - Predicatore protestante inglese, n. ca. il 1590, e m. ca. il 1653. Nel 1612 era ministro anglicano a Willington; nel 1614 ebbe il pastorato a Wingrave, e lo conservò probabilmente sino al 1636. Dal 1618 in poi predicò spesso a Londra, in S. Gregorio, S. Paolo e Whitehall.
Fu anche cappellano (observant chaplain) di sir Henry Montague, giudice supremo del regno, cui dedicò nel 1618 The Happines of the Church; or a description of those Spiritual Prerogatives wherever Christ hath endowed her considered in contemplation upon part of the twelfth chapter to Hebrew; being the sum of divers sermons preached in St. Gregorie's, London. Ebbe relazioni amichevoli coi personaggi più in vista della Chiesa e dello Stato inglese; ma il suo zelo anticattolico gli suscitò l'avversione di Laud, con danno della sua carriera.
I suoi sermoni, che, nonostante qualche incongruenza e mancanza di buon gusto, hanno un fascino irresistibile e mostrano una erudizione imponente, dapprima pubblicati occasionalmente, ed in seguito raccolti in volumi (per la prima volta nel 1629), lo collocano fra i più celebri predicatori del suo tempo. Fu giustamente chiamato lo Shakespeare della prosa fra i teologi puritani, paragonabile a Geremia Taylor e Thomas Fuller, che sorpassa per ricchezza di idee, pure essendo forse meno brillante. Nel 1633 pubblicò a Londra il grande Commentary on the Second Epistle of S. Peter. Le sue opere furono ristampate da Th. Smith in Puritan Divines del Nicol (3 voll., Londra 1862), precedute da una biografia dettata dall'Angus.