ADOZIONE SOPRANNATURALE

ADOZIONE SOPRANNATURALE. – Tra gli agiografi del Nuovo Testamento solo s. Paolo usa il termine giuridico a. (υἱοδοξία), elevandone il senso all’ordine soprannaturale. Ai cristiani di Roma egli scriveva (Rom. 8, 15 sgg.): «Voi avete ricevuto lo spirito di adozione di figli, per cui invochiamo: Padre! Infatti lo stesso Spirito rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. Se figli, siamo anche eredi, eredi cioè di Dio e coeredi di Cristo».

In questo testo sono compendiati tutti i caratteri dell’a. s. che i Padri e i teologi avranno cura d’il-

lustrare e di sviluppare. Tale a. non si risolve in una finzione giuridica, come quella umana, ma in una via realtà, derivante da una misteriosa rinascita, da una vera rigenerazione dell'uomo da Dio. S. Giovanni ne parla a più riprese con un realismo che colpisce: «Il Verbo — egli dice nel prologo del suo Vangelo — a quelli che l'accolsero e credettero in lui diede la facoltà di diventare figli di Dio, nati da Dio, non dalla carne e dal sangue». E nel cap. 3 riporta le parole che Gesù rivolse a Nicodemo: «È necessario che l'uomo nasca una seconda volta dall'acqua e dallo Spirito Santo» (battesimo). In I Io, 3, si scrive infine: «Vedete che amore ci ha dimostrato il Padre, da chiamarci ed essere realmente figli di Dio».

Evidentemente qui e nei testi paralleli non si tratta di una generazione fisica, naturale, e neppure della creazione, ma di una rigenerazione dello spirito umano fatto partecipe della luce e della vita di Dio, anzi della stessa natura divina secondo l'energia espressione di s. Pietro (II Pt. 1, 4). Questa rinascita, che s. Paolo chiama (II Cor. 5, 17) καννὴ κτίσεως, cioè nuova creazione in Cristo, si opera per mezzo della Grazia, la quale stabilisce una comunione vitale con Dio (Io. 6, 57), che viene ad abitare nell'anima santificata (ibid., 14, 23).

I Padri, specialmente gli orientali, traducono questi alti concetti in una espressione, che sembra audace: deificazione. Per essa l'uomo entra nella sfera della Divinità, in seno alla famiglia divina e perciò acquista il diritto di ereditare le divine ricchezze. E tutto questo si compie in forza dell'Incarnazione e della Redenzione del Verbo. Ricorre spesso negli scritti dei Padri questo profondo pensiero: «Il Verbo, figlio naturale di Dio, si fa figlio dell'uomo, affinché l'uomo diventi figlio adottivo di Dio, fratello di Cristo». Così i s. Irenaeus, Attanasio, Cirillo Alessandrino, Agostino, il quale ultimo raccoglie la tradizione in una bella pagina del De Civit. Dei, 21, 15.

In conclusione, l'a. s., secondo la dottrina cattolica, è una imitazione della figliolanza naturale del Verbo: Egli è figlio di Dio per natura, l'uomo diventa figlio di Dio per Grazia. Rigenerazione e rinascita spirituale per virtù di Cristo Redentore; paternità di Dio, che si piega a riabbracciare la sua creatura fatta figliuola, mettendole in cuore la certezza di un'eredità infinita: sono questi gli elementi dell'a. s., che costituiscono anche l'intima trama del messaggio evangelico.

BIBL.: J.-B. Terrien, La grâce et la gloire ou la filiation adoptive des enfants de Dieu, Paris, 1897; P. Galtier, L'habitation en nous des trois Personnes, Paris, 1928; J. Bellamy, S. V. in DTHC, I, col. 425; L. Chambat, Présence et union: les missions des personnes de la Sainte Trinité selon S. Thomas d'Aquin, Abbaye de S. Wandrille, 1945.