ADRET (forse Adrat; erroneo Addéret) SHÉLO-MOH BEN ABRAHAM. - Decisore ebreo, n. verso il 1235 a Barcellona, m. nel 1310. Studiò presso insigni maestri fra cui Nahamanide. Verso il 1280 fu nominato «Rab d'España».
Raimondo Martini (v.) nel Capistrum Iudaeorum del 1267 e nel Pugio fidei adversus mauros et iudaeos del 1281 (Basilea 1540) ripreso le accuse sostenute dal convertito Pablo Christiani contro Nahmanide, specialmente quella d'avere gli Ebrei scientemente falsificati i passi biblici che concernono Gesù Cristo, A. sostiene che il testo è conservato integralmente e che il 'Itári soférim (cancellazione di singole lettere per opera degli Scribi) non costituisca una manomissione del testo.
Al tempo di A. si iniziò a Montpellier una nuova lotta contro la filosofia, specialmente contro quella di Maimonide (1135-1204). Benché estimatore personale di Maimonide e amico della sua famiglia, e non nemico della filosofia, A. dové dichiarare che tale studio era da condannare per i suoi effetti distruttivi sulla religione, potendo inoltre il diffondersi dello scetticismo accrescere l'odio contro gli Ebrei. A malincuore vietò nel 1305 sotto minaccia di scomunica lo studio della filosofia per la durata di 25 anni e per gli uomini di età inferiore ai 25 anni, perchè non ancora approfonditi negli studi biblici. Condannò pure la nuova corrente cabbalistica di Abramo Abulafia (v. CABALA).
Fu uno dei primi dopo Rabbenu Hananél ad esercitare la critica dei testi talmudici. A migliaia mandava responsi a chi lo interrogava per lettera, trattandovi con chiarezza argomenti biblici, talmudici, di prassi religiosa. Il principio la legge dello Stato è legge è da lui riferito a disposizioni riguardanti la sicurezza dello Stato e non già la vita religiosa.
ADRENALINA: V. MONACO Benedettino francese, n. tra l'814 e l'820, m. verso l'878-79.
Scrisse Miracula s. Benedetti, ove narra i miracoli avvenuti nella traslazione di s. Benedetto al monastero di Fleury; e De corpore et sanguine Christi contra ineptias Iohani. Scoti (P.I. 124, 947). Taluni lo vollero erroneamente identificare con Adalberto di Fleury, morto nell'853, scrittore della Translatio s. Benedetti.