papa Adriano II

14 dicembre 867 – 14 dicembre 872 d.C.

Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Papi, antipapi, documenti pontifici Papi

ADRIANO II, PAPA

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Noto anche come: inglese: Hadrian II; francese: Adrien II; latino: Adrianus II, Hadrianus II

ADRIANO II, papa - Denaro argenteo.
ADRIANO II, papa - Denaro argenteo.

ADRIANO II, PAPA. - Nato a Roma nel 792 da una delle migliori famiglie, che aveva dato già i papi Stefano IV (816-17) e Sergio II (844-47). Prima di entrare negli ordini sacri, s'era sposato con Stefania da cui ebbe una figlia. Gregorio IV nell'822 l'ordinò sud-diacono e lo accolse al Laterano. Poco dopo lo consacrò prete e lo nominò cardinale del titolo di S. Marco. Era pio e caritatevole tanto che già due volte, alla morte di Leone IV (855) e di Benedetto III (858), si tentò di eleggerlo Papa. Alla morte di Niccolò I (13 nov. 867) si voleva un pontefice che ne continuasse le direttive ma con mano meno rude. A. parve il più adatto. Bisognava far presto, perché Lamberto di Spoleto aveva invaso la città, non si sa se per ordine dell'imperatore Ludovico II (850-75), operandovi violenze e ingiustizie. La ratifica imperiale non tardò a venire e A. fu consacrato in S. Pietro il 14 dic. 867.

La benevolenza verso quanti erano stati colpiti d'anatema dall'antecessore, suscitò timori in Roma e nelle Gallie. A. si affrettò a rassicurare i Padri del Concilio di Troyes (2 febbr. 868) e Adone, arcivescovo di Vienne (8 maggio 868). A Roma invece invitò a pranzo tutto il clero e lo scongiurò a restar fedele alla dottrina dell'antecessore. Mantenne nell'ufficio di cancelliere Anastasio il bibliotecario, che da ribelle era diventato servitore dei papi. Pare che costui sia stato connivente con il fratello Eleuterio nel ratto e matrimonio di questi con la figlia di A., il quale chiese giustizia all'imperatore. Eleuterio inferocito uccise la sposa e sua madre, ma raggiunto dalla giustizia imperiale fu impiccato. Anastasio invece fu scomunicato nella forma più grave (12 ott. 868), ma non passerà un anno che lo ritroveremo nella cancelleria papale.

Uno dei più acuti problemi lasciati in eredità ad A. dall'antecessore era la scottante questione del matrimonio di Lotario II, il quale, ripudiata la virtuosa Teutberga, aveva sposato la concubina Valdrada. Niccolò I l'aveva scomunicata; A., avuta solenne assicurazione che dopo la scomunica aveva rotto ogni rapporto con Lotario, l'assolse. Lotario s'illuse di ottenere il riconoscimento del nuovo legame con Valdrada e mandò a Roma Teutberga a chiedere lo scioglimento del matrimonio, ma invano. Allora venne in Italia egli stesso e s'incontrò col Papa a Montecassino, ma poté ricevere l'Eucaristia soltanto dopo aver assicurato di non aver più avuto rapporti con la scomunicata (1° luglio 869). Essendo morto all'improvviso, nel viaggio di ritorno senza lasciare eredi legittimi (7 ag. 869), restò aperta l'eredità del suo regno, la Lotaringia. Vi anelavano Carlo il Calvo, Luigi il Germanico e l'imperatore. A. appoggiò quest'ultimo, ma senza successo. Durante queste polemiche A. ebbe assai a lottare con Incmaro di Reims, che in una lunga lettera (Epist., XXVII: PL 126, 181) esponeva «ciò che più tardi sarà chiamato gallicanesimo politico» (E. Amann). Egli aveva fatto promuovere alla sede di Laon, suffraganea di Reims, suo nipote Incmaro (858), turbolento e puntiglioso. Qualche tempo dopo dovette difenderlo dalla collera di Carlo il Calvo (868). Ben presto però Incmaro di Laon troncò i rapporti anche con lo zio, che lo fece deporre nel Concilio di Douzy (ag. 871). Si rivolse allora a Roma, ove il suo appello fu accolto e si biasimò tanto l'operato del re quanto quello di Incmaro di Reims. Costoro reagirono aspramente e A., all'oscuro della cosa perché il cancelliere Anastasio aveva agito a sua insaputa, informato finalmente di tutto, rispose in modo conciliante facendo balenare a Carlo il Calvo il miraggio della corona imperiale, la quale però proprio allora aveva subito una grave umiliazione. Il duca di Benevento, Adelchi, s'era impadronito di Ludovico II, ospite di quella città, e non l'aveva liberato che quando aveva saputo dello sbarco dei Saraceni a Salerno. A. per risollevere il prestigio imperiale e confortare Ludovico lo invitò a Roma e lo incoronò di nuovo a S. Pietro (872).

ADRIANO II, papa - Frammenti dell'epitaffio - Grotte Vaticane.
ADRIANO II, papa - Frammenti dell'epitaffio - Grotte Vaticane.(propr. A. Siliagni)

Il grande Pontefice ebbe preoccupazioni anche dall'Oriente. Motivo di gioia fu la rapida conversione dei Moravi ad opera di Costantino e Metodio (863 e sgg.). Invitati a Roma da Niccolò I per giustificarsi dell'uso della lingua slava nella liturgia, vi trovarono

A. che li accolse benevolmente, tanto più che essi portavano le reliquie di s. Clemente, trovate a Cherson. A. approvò l'uso della lingua slava, consacrò sacerdoti Metodio e alcuni Moravi e avrebbe consacrato vescovo Costantino se questi non fosse morto, dopo aver indossato l'abito di monaco e cambiato il nome in Cirillo. Poco dopo A. ristabilì la sede di Sirmio consacrandovi vescovo Metodio con giurisdizione sulla Pannonia, Moravia e Serbia. L'usurpatore Basilio il Macedone, che nel nov. dell'867 aveva rovesciato Fozio e ristabilito nella sede costantinopolitana Ignazio, voleva la convocazione d'un grande concilio per regolare la questione. A. vi premise il Concilio della provincia romana (10 giugno 869), in cui condannò Fozio e destituì i legati. L'VIII Concilio ecumenico, costantinopolitano IV (5 ott. 869 - 28 febbr. 870), depose Fozio. A. l'accettò, come per amor di pace accettò anche il can. 21° che riconosceva al patriarca costantinopolitano il secondo posto dopo quello di Roma. Invece respinse le decisioni d'una conferenza raccoltasi ai margini del Concilio, presenti anche i legati papali, che attribuì la Bulgaria al patriarca bizantino. A. morì tra il 26 nov. e il 14 dic. dell'872.

Bibliografia6 opere
BIBL.: Le lettere di A. furono pubblicate nei MGH, Epistolae, VI, Berlino 1925, pp. 691-765. - Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, II, Parigi 1892, pp. 173 sgg.; L. Jérôme, s. v. in DThC, I, col. 452 sgg.; A. Noyon, s. v. in DHG, I, col. 619 sgg.; Hefele-Leclere, IV, p. 465 sgg.; E. Amann, in Histoire de l'Eglise, diretta da A. Fliche e V. Martin, VI, Parigi 1937, pp. 395-412; M. Jugie, Le Schisme Byzantin, Parigi 1941, p. 103 e passim.

Ireneo Daniele

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 341–344.

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Daniele, Ireneo. “Adriano II, papa.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 341–344. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/adriano-ii-papa.

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Daniele, Ireneo. “Adriano II, papa.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 341–344. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/adriano-ii-papa.

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