AGAPITO II, PAPA

AGAPITO II, PAPA. - Romano, successe a Marino II il 10 maggio 946, m. nel dic. del 955. Non abbiamo nessuna notizia della sua famiglia e della sua vita prima del pontificato. Fu degno dell'altissimo ufficio, benché sia vissuto nel pieno dell'età ferrea del papato. A Roma la sua autorità di principe fu molto limitata dalla potenza di Alberico II (v.). Costui dal 932 era arbitro della città, in qualità di «umile principe e senatore di tutti i Romani». Si riservò l'amministrazione temporale e se ne servì pure negli interessi della religione, lasciando però ordinariamente libero l'esercizio del potere spirituale al Pontefice, nel nome del quale continuavano ad essere intestati gli atti. Quando A. salì al pontificato già da 15 anni era iniziata col consiglio di s. Oddone, abate di Cluny (m. nel 942), la riforma degli antichi monasteri romani e la fondazione di nuovi. A. chiese all'abate di Gorza qualche monaco per ristabilire la disciplina monastica in S. Paolo fuori le mura. Il suo influsso però fu più sensibile fuori di Roma. Nel Concilio romano del 949 confermò le decisioni dei Sinodi di Ingelheim (8 giugno 948) e Treviri (948), che, presidente il legato papale Marino vescovo di Bomarzo, s'erano pronunciati in favore di Artaud, il quale era stato sostituito nella sede arcivescovile di Reims ad Ugo di Vermandois, impostori dal padre con la forza, benché non avesse che cinque anni. Nel 950 Berengario II, in seguito all'improvvisa morte di Lotario di Provenza, s'incoronò re d'Italia (15 dic. 950), associanosi il figlio Adalberto; desiderava che questi sposasse Adelaide vedova di Lotario; ma essa si rifiutò. Invece chiamò in Italia Ottone I, re dei Germani, il quale

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(Gab. Fot. Naz.)

s'impadronì del regno di Berengario II e s'incoronò a Pavia re d'Italia (951). Avrebbe voluto anche la corona imperiale a Roma, ma A. dovette rifiutarle la per l'opposizione di Alberico. In compenso continuò a largheggiare in favori con Ottone. Aveva già confermato i privilegi dell'arcivescovo di Amburgo, al quale si sottomise i paesi scandinavi (2 genn. 948). Nel 954 inviò il pallio a S. Bruno, arcivescovo di Colonia e fratello di Ottone. Al quale inoltre accordò pieni poteri per la riorganizzazione della gerarchia in Sassonia (955). Fu l'ultimo atto emanato da A. Egli fu sepolto dietro l'abside della basilica lateranense.

Bibl.: Jaffé-Wattenbach, II, pp. 459-63; J. P. Kirsch, s. V. in DHG, I, coll. 800-02; E. Amann, in Histoire de l'Eglise, diretta da A. Fliche e V. MARTINO G, VII, Parigi 1940, pp. 41-44.

Ireneo Daniele