AGAPITO II - Denaro argenteo.
I rapporti con quest'ultimo divennero presto più stretti. Giustiniano, con la scusa di vendicare l'uccisione di Amalasunta, aveva iniziato la conquista dell'Italia. Belisario s'era già impadronito della Sicilia. Teodato re degli Ostrogoti, spaventato, intimò ad A. di chiedere all'imperatore la rinuncia alla conquista dell'Italia e il ritiro delle truppe, altrimenti egli avrebbe fatto massacrare tutti i senatori con le mogli e i figli. Allo scopo di procurarsi il danaro per il viaggio A. impegnò parte dei vasi sacri, più tardi restituiti gratuitamente. Fu accolto in Oriente trionfalmente; ma al contrario di quanto dice il Liber Pontificalis, un testimonio oculare (cf. C. Baronio, Annales, ad an. 536, n. 59, IX, Lucca 1741, pp. 543-45) e Liberato (Breviarium causae Nestorianorum et Eutychianorum, 21: PL 68, 1038 sgg.) ci assicurano che la missione politica di A. fallì. Invece, in seguito a lunghe e laboriose trattative, riuscì ad ottenere l'espulsione di Antimo, che grazie all'appoggio dell'imperatrice Teodora, era passato dalla sede di Trebisonda a quella di Costantinopoli ed era sospetto di monofisismo. A succedergli A. stesso elesse e consacrò il prete e monaco Mena (13 marzo 536). Qualche giorno dopo l'approvazione della professione di fede di Giustiniano (18 marzo 536), cadde gravemente ammalato. Morì a Costantinopoli il 22 apr. 536 e vi ebbe splendidi funerali. Nel successivo sett. fu trasportato a Roma e sepolto in S. Pietro. È venerato come santo nella Chiesa latina il 20 sett., anniversario della sua tumulazione in S. Pietro, in quella greca il 17 o 18 apr.