AGAPITO I, PAPA, SANTO

AGAPITO I, PAPA, santo. - Pontefice dal 535 al 536. Discendeva da nobile famiglia romana. Suo padre, Gordiano, fu prete del titolo dei SS. Giovanni e Paolo sul Celio (m. nel 501 o 502). Vi aveva vicino l'abitazione, in cui A. eresse una biblioteca della quale conosciamo l'iscrizione (G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae urbis Romae, II, Roma 1888, pp. 16, 28). Ben poco sappiamo della vita di A. prima del pontificato. Era arcidiacono e successe a Giovanni II (m. l'8 maggio 535), cinque giorni dopo la sua morte, molto probabilmente portato dal partito di Dioscoro. Il quale cinque anni prima era stato eletto dal clero romano in opposizione a Bonifacio II (530-32), designato da Felice IV (526-32), allo scopo di sottrarre l'elezione papale all'ingerenza bizantina e gotica (C. Mirbt, Quellen zur Geschichte des Papsttums und des römischen Katholizismus, Tubinga 1934, n. 201). Dioscoro morì presto e Bonifacio ne condannò la memoria e legò a sé gran parte degli elettori di lui con la minaccia della scomunica. Ma A. diede subito loro soddisfazione raccogliendo fin dai primi giorni del pontificato il clero di Roma in assemblea. Davanti ad essa gettò alle fiamme il documento in cui 60 preti romani avevano sottoscritto la condanna di Dioscoro. Era una reazione ai recenti tentativi di introdurre l'uso che il Papa desiderasse il successore contro l'antica tradizione che ne affidava l'elezione al clero romano.

Ci restano di A. alcuni documenti che regolano affari ecclesiastici in varie parti della cristianità: accettò l'appello di Contumelioso deposto nel Concilio di Marsiglia, presieduto da Cesario di Arles (533), e decretò che si rifacesse il processo dinanzi a nuovi giudici (15 luglio 535). A Cesario rifiutò la facoltà di alienare beni della sua chiesa a vantaggio del fondo per i poveri. Accolse la delegazione dei vescovi africani, radunati in concilio a Cartagine dopo la liberazione dai Vandali (535) e in risposta alle loro domande dichiarò che un ariano convertito non poteva ricevere uffici ecclesiastici e riconobbe giusta la richiesta del concilio che nessun chierico africano fosse accolto nella Chiesa romana, qualora fosse stato sprovvisto dei documenti necessari. Appoggiò le sue decisioni con una raccolta di canoni in merito (9 sett. 535). Sullo stesso argomento degli ariani diede risposta analoga all'imperatore Giustiniano (15 ott. 535).

AGA

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PITO II - Denaro argenteo.

I rapporti con quest'ultimo divennero presto più stretti. Giustiniano, con la scusa di vendicare l'uccisione di Amalausanta, aveva iniziato la conquista dell'Italia. Belisario s'era già impadronito della Sicilia. Teodato re degli Ostrogoti, spaventato, intimò ad A. di chiedere all'imperatore la rinuncia alla conquista dell'Italia e il ritiro delle truppe, altrimenti egli avrebbe fatto massacrare tutti i senatori con le mogli e i figli. Allo scopo di procurarsi il danaro per il viaggio A. impegnò parte dei vasi sacri, più tardi restituiti gratuitamente. Fu accolto in Oriente trionfalmente; ma al contrario di quanto dice il Liber Pontificalis, un testimonio oculare (cf. C. Baronio, Annales, ad an. 536, n. 59, IX, Lucca 1741, pp. 543-45) e Liberato (Breviarium causae Nestorianorum et Eutychianorum, 21: PL 68, 1038 sgg.) ci assicurano che la missione politica di A. fallì. Invece, in seguito a lunghe e laboriose trattative, riuscì ad ottenere l'espulsione di Antimo, che grazie all'appoggio dell'imperatrice Teodora, era passato dalla sede di Trebisonda a quella di Costantinopoli ed era sospetto di monofisismo. A succedergli A. stesso elesse e consacrò il prete e monaco Mena (13 marzo 536). Qualche giorno dopo l'approvazione della professione di fede di Giustiniano (18 marzo 536), cadde gravemente ammalato. Morì a Costantinopoli il 22 apr. 536 e vi ebbe splendidi funerali. Nel successivo sett. fu trasportato a Roma e sepolto in S. Pietro. È venerato come santo nella Chiesa latina il 20 sett., anniversario della sua tumulazione in S. Pietro, in quella greca il 17 o 18 apr.

Bibl.: Martyr. Romanum, p. 408; Acta SS. Septembris, VI, Anversa 1757, pp. 163-80; Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, pp. 287-89; Jaffé-Wattenbach, pp. 113-15; J. P. Kirsch, s. V. in DHG, I, Parigi 1912, coll. 587-90; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, Parigi 1925, pp. 93-97. Sulla biblioteca di A. e le varie opinioni in merito all'edificio, cf. H.-I. Marrou, in Mélanges d'archeol. et d'histoire, 48 (1931), pp. 124-69; A. M. Colini, Storia e topografia del Cielo nell'antichità, in Memorie della Pont. Accad. Rom. d'Arch., VII, Città del Vaticano 1944, pp. 202-207.