AGAR (ebr. Hāgār « fuga »). - Schiava egiziana al servizio di Sarai (Sara) moglie d'Abramo. Secondo l'uso del tempo, venne data dalla padrona sterile al marito come moglie secondaria.
A. incinta prese a disprezzare Sara che, per punirla, la restituì alla condizione servile (Gen. 16). Tali casi, con le relative sanzioni, sono previsti dal codice di Hammurabi (§§ 144-47) e dalla legislazione orientale contemporanea ad Abramo. Punita dalla padrona, A. fuggì nel deserto d'Arabia, ma, ammonita da un angelo, ritornò, si sottomise e divenne madre d'Ismaele. Sara, dopo avere, per intervento divino, dato alla luce Isacco, vedendo un giorno che Ismaele scherniva il fratellastro, ottenne dal marito l'espulsione dello schernitore e di sua madre. Nel deserto di Bersabea, cessata ormai la provvista d'acqua, mentre l'espulsà si disponeva ad abbandonare il figlio per non vederlo morire di sete, ebbe di nuovo l'apparizione

Secondo tradizioni leggendarie conservate dagli Arabi, tolte, in parte, da dati biblici alterati, A. sarebbe stata la moglie principale d'Abramo, avrebbe abitato alla Mecca, avrebbe dissetato il figlio al pozzo di Zemzem (nel recinto della Kaaba) e avrebbe dovuto, per comando divino, sacrificare Ismaele.
A., schiava, raffigura la Sinagoga schiava della Legge, mentre Sara, libera, rappresenta la Chiesa (Gal. 4, 23-31).