A. incinta prese a disprezzare Sara che, per punirla, la restituì alla condizione servile (Gen. 16). Tali casi, con le relative sanzioni, sono previsti dal codice di Hammurabi (§§ 144-47) e dalla legislazione orientale contemporanea ad Abramo. Punita dalla padrona, A. fuggì nel deserto d'Arabia, ma, ammonita da un angelo, ritornò, si sottomise e divenne madre d'Ismaele. Sara, dopo avere, per intervento divino, dato alla luce Isacco, vedendo un giorno che Ismaele scherniva il fratellastro, ottenne dal marito l'espulsione dello schernitore e di sua madre. Nel deserto di Bersabea, cessata ormai la provvista d'acqua, mentre l'espulsa si disponeva ad abbandonare il figlio per non vederlo morire di sete, ebbe di nuovo l'apparizione
AGATA, santa - Particolare del museico dell'abside del duomo di Monreale (sec. XII).
d'un angelo che le mostrò un pozzo con l'acqua ristoratrice. A. col figlio abitò la steppa di Pharan e gli diede in moglie un'egiziana (Gen. 21, 9-21).
Secondo tradizioni leggendarie conservate dagli Arabi, tolte, in parte, da dati biblici alterati, A. sarebbe stata la moglie principale d'Abramo, avrebbe abitato alla Mecca, avrebbe dissetato il figlio al pozzo di Zemzem (nel recinto della Kaaba) e avrebbe dovuto, per comando divino, sacrificare Ismaele.
A., schiava, raffigura la Sinagoga schiava della Legge, mentre Sara, libera, rappresenta la Chiesa (Gal. 4, 23-31).