AGGEO (EBR. IAGGAJ «SOLENNE»; SETTANTA 'AYYĀTOÇ)

AGGEO (ebr. Iaggaj «solenne»; Settanta 'Ayyātoç). - Profeta, decimo della serie dei «minori», il primo tra i posteriori all'esilio. È identico al profeta di Esd. 5,1; 6,14. La sua breve attività, svoltasi tutta nel 520 a. C., riguarda la ricostruzione del Tempo dopo il ritorno da Babilonia. A. proferì in proposito quattro oracoli, trasmessici nei due capitoli del suo libro (1, 2-11; 2, 4-10; 2, 12-20 e 22-24). Avvenuta nei primi sei mesi una sommaria sistemazione delle famiglie, si pensò al luogo del culto: si riattò l'altare sul luogo in cui sorgeva prima della rovina (Esd. 3, 2), poi si posero le fondamenta del Tempio (Esd. 3, 7 seg.). Ma per varie difficoltà (Esd. 4) i lavori furono presto abbandonati, né più accennavano a riprendersi. Scuotere gli animi dall'inerzia, ravvivare l'opera e sostenere il proseguimento fu la missione di A.

Egli si levò a parlare alla presenza del governatore Zorobabel e del sommo sacerdote Josua il 10 giorno del 6° mese del 20° anno di Dario I (29 ag. 520 a. C.), biasimando l'incuria per la casa di Jahweh a confronto della premura con cui erano state invece rifatte le abitazioni private; un pessimo raccolto sarà il castigo di tale negligenza (cap. 1). Il messaggio del profeta, forse appoggiato dai soccorsi di nuovi rimpatriati, fu accolto e i lavori ripresi dagli inizi (1, 1-4), poiché del poco che si era fatto non doveva rimanere traccia (il che spiegherebbe il silenzio di A. sui lavori fatti prima, menzionati da Esdras). Plaudendo (1, 13), A. rinfocolò l'entusiasmo con l'allocuzione del 21 del 7° mese (10 ott.): l'umile Tempio risorto supererà la gloria del primo, perché, venuto il Messia, vi sarà la pace (2, 1-10). Il 3° oracolo (2, 11-20) del 24 del 9° mese (18 dic.) promette che solo il completamento del Tempio darà la vera purezza (cf. Lev. 6, 27 e seg.; Num. 19, 22). Intanto alla parola di A. ZACCARIA, SANTO (v.).

Il libro è fonte importante per la storia postesilica della piccola comunità giudaica, che si dibatteva tra innumerevoli difficoltà interne ed esterne. Il paese, isterilito nell'abbandono, era travagliato dalla siccità (1, 9 seg.; 2, 17); il commercio stentava ad avviarsi, infieriva la carestia (1, 6). A lavori ripresi, insinuatosi lo sgomento nell'animo dei jahwisti al pensiero dell'inferiorità del nuovo edificio rispetto all'antico, A. predice la salvezza nell'avvento messianico: al Tempio le genti affluiranno nel Regno universale divino (2, 7-10; il V. 7 seg. è citato e interpretato in Hebr. 12, 26-28).

L'esegesi del noto passo messianico (2, 8) è difficile, anche perché la Volgata (et veniet desideratus cunctis gentibus) non è in accordo col testo ebraico e con le antiche versioni greca e siria (Cf. A. Skrinjar, in Verbum Domini, 15 [1935], pp. 356-62; J. Knabenaurer, Comm. in Proph. Minores, II, 2a ed., Parigi 1924, pp. 183-99; J. Corluy, Spicilegium dogmatico-biblicum, I, Gand. 1884, pp. 515-24). Senso messianico (forse tipico) viene attribuito anche al vaticinio conclusivo sulla elezione di Zorobabel in «segno» fra la rovina delle Genti (2, 22-24; cf. Knabenaurer, op. cit., p. 206 seg.).

BIBL.: E. Sellin, Studien zur Entstehungsgeschichte der jüdischen Gemeinde nach dem babylon. Exil, 2 voll., Lipsia 1901; J. Halévy, Le prophète Aggée, in Revue Sémitique, 15 (1907), p. 289 seq.; H. G. Mitchell, A Critical and Exegetical Commentary on Haggai and Zechariah. Edimburgo 1912; A. Fernández, El profeta Año II, 15-18 y la fundación del segundo Templo, in Biblica, 2 (1921), pp. 206-15; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, § 88 seq.; F. C. Morgan, Itagai. A Prophet of Correction and Comfort, Londra 1935; H. Veldkamp, De twee getuigen (Haggai en Zacharia), Franeker 1940. Giovanni Rinaldi