AIDANO (Aedan, Aidanus), santo. - Monaco irlandese, fondatore e primo abate-vescovo di Lindisfarne. Nulla sappiamo della sua giovinezza. Lo troviamo monaco a Iona nel 635, quando il pio re di Northumbria, Osvaldo, desideroso di restaurare il cristianesimo nel suo regno, richiese missionari di quel monastero ove da esule aveva soggiornato. Dopo un primo tentativo infruttuoso di evangelizzazione compiuto dal monaco Corman, fu scelto A. Consacrato vescovo, fu inviato con alcuni compagni di lavoro in Northumbria nello stesso anno 635.
Formato alla scuola del grande missionario della sua stirpe, s. Columba, lo imitò scegliendo, per fondare il suo monastero, una sterile isolotta, Lindisfarne, che, situata di fronte alla casa reale di Bamborough, divenne la Iona degli Anglo-sassoni, centro religioso e culturale dell'Inghilterra settentrionale. Da qui egli diresse tutta l'attività missionaria celtica nel regno northumbrio, fondando chiese, monasteri e scuole. Ebbe per questo l'aiuto costante del re, il quale oltre che amico si fece suo interprete, fino a che A. non si rese esperto della lingua anglo-sassone. Malgrado il suo forte attaccamento agli usi celtici, amò l'insegnamento del canto romano.
Dopo l'uccisione di Osvaldo (642) e la divisione del regno, A. continuò il suo apostolato in tutta la Northumbria, favorito dal re Osvino. Morì il 31 ag. 651, undici giorni dopo l'uccisione dell'augusto amico, e fu sepolto a Lindisfarne. Subito la sua tomba divenne oggetto di venerazione. Il Martirologio Romano lo commemorò il 31 ag. attribuendogli il merito della vocazione religiosa di s. Cutterto (cf. Vita s. Cuthberti, 4).
Il Tanner (Bibl. Britann. Hibern., Londra 1748, p. 15) gli attribuisce dei Commentarii in S. Scripturam e Homiliae et Conciones, ma con poco fondamento. Di A. ci restano solo alcuni detti conservativi religiosamente da Beda.
A. può considerarsi l'apostolo dell'Anglia propriamente detto, mentre s. Agostino, inviato da s. Gregorio Magno, lo fu soprattutto per la regione sassone del Kent. Reda gli consacra vari capitoli della sua Historia ecclesiastica (III,
3. 5. 14-17. 25-26; IV, 27). Sebbene gli rimproveri il suo particolarismo celtico quanto alla tonnara e alla celebrazione della Pasqua - per cui lo dice «habentem zelum Dei, quamvis non plene secundum scientiam» (ibid., III, 3; PL 95, 119) - tuttavia non può fare a meno di lodarne lo zelo apostolico, la carità per i poveri e l'austerità della vita, congiunta a somma mansuetudine. Cf. Alcunio, De Sanctis Eccl. Eborac. 692.