ALFARABI, ABÙ NASR MUHAMMAD IBN MUHAMMAD. - Filosofo arabo medievale, n. vicino a Farab nel Turchestan, m. a Damasco nel 950-51. Sebbene di origine turca scrisse le sue numerose opere in arabo. Studiò sotto la guida di maestri cristiani e seguì la filosofia aristotelica, tanto da venir detto «il secondo maestro». Passò la maggior parte della sua vita a Bagdad, ad Aleppo e Damasco. Fu ben noto sotto il nome di Alfarabi o Alpharabius agli scolastici latini. Contemperò il suo aristotelismo con la filosofia di Platone e cercò di conciliarlo con le dottrine islamiche.
AL-FARADAY, *MECHEL*. - N. a Newington-Burts presso Londra il 23 sett. 1791, m. a Hampton Court il 25 ag. 1867. Fu uno dei più grande scienziati di ogni tempo, fondatore, con Volta (1745-1827) e con Ampères (1775-1836), dell'elettrologia e precursore di Maxwell (1831-79). A lui si devono numerose fondamentali ricerche sul magnetismo, sulle correnti indotte, sull'elettrochimica e sulla liquefazione dei gas e le relative terminologie.
Spirito profondamente religioso, come «anziano» (dopo il 1840) della piccolissima setta scozzese dei «sardomani», predicò con successo ai suoi correligionari: tale setta credeva alla divinità di Cristo e riguardava tale fede come un dono di Dio, frutto e prova del quale era l'obbedienza alla Sua legge. Richiesto dal card. Wiseman (1802-65) se li veda Chiesa fosse quella dei sannidomani, rispose: «non pretendo questo, ma non sicuro che Cristo è con noi».