ALANO DI LILLA (Alanus ab Insulis, Alain de l'Isle, A. van Ryssel). - Teologo e filosofo, erudito e poeta, n. a Lilla tra il 1115 e il 1128, m. nella badia di Cîteaux nel 1202 o 1203 (da non confondersi con A. di Fiandra o di Lilla, cistercense di Clairvaux, poi abate di L'Arrivour e vescovo di Auxerre, m. nel 1185 o 1186).
Sulla sua vita ci sono pervenuti solo pochi dati sicuri: insegnò a Parigi e a Montpellier come uno dei professori più celebri del suo tempo, e poco prima della morte entrò come frate converso nell'Ordine cistercense. I posteri lo onorarono coi titoli di Doctor universalis e di A. Magnus; nel Compendium sanctorum Ord. cistercensis (Digione 1491) viene elencato fra i beati. Come filosofo A. non appartiene a una corrente determinata, però sta senza dubbio sotto l'influsso
della scuola di Chartres, specialmente di Gilberto Porretano, a cui si accosta anche nella dottrina degli universali. Nelle sue linee essenziali A. è un rappresentante del tipico platonismo del sec. XII, basato sul Timeo e sugli scritti dello pseudo Apuleio, Macrobio e Boezio; insieme vi s'incontrano idee neo-pitagoriche ed ermetiche e soprattutto elementi aristotelici. Però la sua conoscenza della filosofia aristotelica, in quanto va oltre la logica, A. l'attinge solo da Boezio. La corrente di pensiero proveniente dalla Spagna e destinata a portare nel mondo latino il nuovo Aristotele (libri naturales, metafisica, etica, ecc.) e la filosofia araba, quasi ancora non l'ha toccato: ad eccezione di alcuni trattati astronomici tradotti dall'arabo, egli conosce solamente lo pseudo aristotelico Liber de Causis, da lui citato (pare per primo). In generale A. è un pensatore più ricettivo che produttivo. I suoi scritti filosofici presentano un musaico delle varie dottrine della primitiva scolastica, senza il tentativo di una sintesi sistematica: di nuovo e di proprio A. non ci ha messo quasi nulla. Dal lato metodologico ebbero un certo influsso le sue Regulae de sacra theologia, nelle quali, sul modello di Boezio, viene enunciata una fila di massime o assiomi teologici. Ma anche in quest'opera A. dipende molto da Gilberto Porretano (Chenu, V. BIBLICA.). Certo non fu A. che, come per lungo tempo si suppose, introdusse il metodo matematico-deduttivo nella teologia: il trattato Ars catholicae fidei (PL 210), in cui questo metodo viene sviluppato, non è suo, ma di Nicola di Amiens. Come teologo A. ha messo la sua vasta scienza principalmente al servizio dell'apologetica, soprattutto nella sua opera Contra haereticos, in quattro libri diretti contro gli albigesi, i valdesi, gli Ebrei e gli Arabi. In questo scritto A. fa largo uso del metodo dialettico e della dimostrazione razionale, ma osserva sempre una fondamentale distinzione fra fede e scienza, e difficilmente si può metterlo in relazione col razionalismo di un Abelardo. In alcuni scritti di teologia pastorale e biblica (Summa de arte praedicatoria, Distinctiones dictionum theologicarum) si accosta a Pietro Cantore e alla sua corrente.
Altre opere teologiche: Elucidatio in Cantica canticorum, in cui A. sostiene la tesi della concezione immacolata di Maria; un piccolo trattato di mistica De sex alis Cherubim; De vitiis et virtutibus (edito da Huizinga, V. BIBLICA.); infine un'opera più voluminosa, pubblicata solo in parte, di contenuto canonistico, il Liber poenitentialis. L'influsso maggiore sui posteri lo ebbero le sue opere poetiche: il Doctrinale minus o Liber parabolarum fu molto letto nel medioevo e più tardi ripetutamente stampato; l'Anticlaudianus (un opposto dell'In Rufinum di Claudio Claudiano), una specie di enciclopedia del sapere di allora compilata in esametri, fu più volte commentato nel sec. XIII (ad es. da Rodolfo di Longo Campo e Guglielmo di Auxerre) e ha forse avuto un influsso su Dante; finalmente il Liber de Planctu naturae, una satira allegorica parte in prosa parte in versi, in cui compaiono personificati virtù e vizi, a cui si sono ispirati i poeti del Roman de la Rose, certamente in un senso totalmente opposto alle intenzioni di A.
Mededecliu- gen der k. akademie van wetenschappen, ser. B., del 74, n. 6, Amsterdam 1932, con ed. del De vitiis et virtutibus; M. De Wulf, Hist. de la phil. médiév., I, 6ª ed., Lovanio 1934, pp. 237-32. (Nuova versione ital. di V. Miano, Firenze 1944, pp. 219-23); M. D. Chenu, Un essai de méthode théologique au XIIe siècle, in Revue des sciences phil. et théol., 24 (1935), pp. 258-67; J. M. Canivez, Alain de Lille, in DSp, I, coll. 270-72.