ALBERGATI, Niccolò, beato. - Cardinale, n. a Bologna nel 1375 da Pier Nicola, di nobile famiglia cittadina, m. a Siena il 9 maggio 1443. Nel 1395, dopo essere stato iscritto allo Studio, abbracciò la vita religiosa certosina, in S. Girolamo di Casara, dove nel giugno 1404 divenne sacerdote. Eletto nel 1407 priore della stessa certosa nella sua città, fu nel 1412 visitatore dei monasteri d'Italia, e si adoperò alla riunione dell'Ordine in un'unica obbedienza. Il 4 genn. 1417, per acclamazione del consiglio dei Seicento e
successiva conferma del capitolo, fu designato vescovo di Bologna. Ratificata dal metropolita di Ravenna, la elezione venne l'anno seguente confermata dal nuovo pontefice Martino V.
Nella diocesi egli intraprese vigorosamente la riforma del clero e del popolo, e indusse il Comune alla restituzione delle terre vescovili di Cento e della Pieve. Incaricato dai suoi concittadini di trattare con il Pontefice della condizione politica di Bologna nei riguardi della S. Sede, ottenne capitoli concordati, mediante i quali erano determinati i diritti e le franchigie del Comune, in cambio del riconoscimento della sovranità pontificia (genn.-febbr. 1419). Ribellatasi nel 1420 la città, il vescovo s'interpose un'altra volta per ristabilire l'obbedienza, che non fu tuttavia pristinata se non con le armi (luglio 1420). Nel 1422, in veste di legato «a latere», fu mandato da Martino V in Francia per condurre trattative di pace tra questa nazione e l'Inghilterra, da lunghi anni in guerra; e nella missione si adoperò fino al febbr. 1423. Nel maggio 1426 ebbe la nomina a cardinale del titolo di S. Croce in Gerusalemme. Nel sett. dello stesso anno fu incaricato di un'altra legazione politica, diretta a procurare la pace in Italia col sedare le discordie tra Milanesi, Veneziani e Fiorentini; e riuscì nell'interno, attraverso numerosi viaggi e negoziati, persuadendo i belligeranti a una composizione (maggio 1428). Ritornato a Bologna, tentò invano di stornare un nuovo motivo rivoluzionario che scoppiò infatti il 10 ag. 1428; imprigionato il governatore pontificio card. Aleman, egli stesso fu costretto a lasciare la città, dove rientrò nel sett. 1429, ma per allontanarsene non molto dopo. Venne quindi nominato legato pontificio (genn. 1431) per trattare l'accordo di Bologna con la Chiesa e dirimere nuovi dissidi tra Veneziani da una parte e il Visconti dall'altra. Eugene IV, successo nel marzo 1431 a Martino V, lo confermò in quella missione; che tuttavia fu interrotta da altra. Nel luglio 1431 infatti egli fu inviato nuovamente in Francia, per riprendere negoziati tra Francesi e Inglesi. Ebbe ripercutiti incontri con Carlo VII di Francia ed Enrico VI d'Inghilterra e i loro ambasciatori e predispose successivi congressi per la pace ad Auxerre, a Seine-Port e a Corbeille; ma i suoi sforzi, protrattisi due anni, non furono coronati da successo. Per ordine del Papa lasciò quindi la Francia, e si recò al Concilio di Basilea, per assumere la presidenza in nome della Sede Apostolica (sett. 1433): dinanzi a quella torbida assemblea, l'A. sostenne animosamente i diritti del Romano Pontefice. Raggiunto Eugenio IV a Firenze, dove questi si era ritirato per la ribellione dei Romani, ne ricevette alcuni mesi più tardi, un'altra volta, la missione di legato in Francia, per il congresso di Arras (ag. 1435), in cui invano fu ancora trattata la conciliazione tra le due nazioni occidentali cristiane. Fu invece ottenuta quella tra il duca di Borgogna e il re di Francia, per precipuo merito dell'A. Il quale, ritornato a Firenze, fu a breve distanza di tempo investito di una nuova legazione per il Concilio di Basilea; ma, nonostante gli sforzi in esso sostenuti (apr.-maggio 1436), non poté vincere la pervicacia dei conciliari, ostinati nella resistenza anti-romana.
In questa aspra lotta dottrinale, egli continuò ad assistere Eugenio IV, da cui nel genn. 1438 fu nominato presidente del Concilio trasferito a Ferrara; e in larga misura alle sue fatiche si attribuisce la vittoria che vi riportò la dottrina del primato. Dopo un'ultima missione al di là delle Alpi, a presiedere la dieta dei principi germanici a Norimberga (ott. 1438), ritornò in Firenze, nuova sede del concilio. Di qui, nel marzo 1443, mosse alla volta di Roma, al seguito di Eugenio IV nel suo viaggio di ritorno; ma, arrivato a Siena, fu colto dall'estrema crisi del mal di pietra di cui soffriva; poco dopo vi morì, chiudendo santamente l'aurisera e laboriosa vita, spesa interamente nel ministero apostolico e nel fedele servizio della S. Sede. Ai solenni funerali volle partecipare lo stesso Sommo Pontefice. La salma fu trasportata a Firenze e sepolta in quella certosa di Monte Acuto. L'A. godette largamente fama di santità tra i contemporanei; ma i processi, costruiti nel 1651-52, non arrivarono, per cause estranee, a termine. Riassunti per sollecitudine del bolognese Benedetto XIV, si giunse il 25 sett. 1744 alla beatificazione.