ALBERTO di Sarteano, beato. - Predicatore e missionario francescano, n. a Sarteano (Siena), di famiglia Berdini, nel 1385, m. a Milano il 15 ag. 1450. Entrato tra i Minori (1405), aderì all'Osservanza (1415) e si distinse, specie nelle scuole di Verona, negli studi umanistici, contrastando l'indirizzo pagano del Beccadelli. Predicatore a Modena e in Toscana, seguì la scuola di s. Bernardino da Siena, lavorando anche con lui, finché fu chiamato da Eugenio IV (1435), con altri Francescani, ad iniziare trattative con gli orientali, in vista del Concilio di Firenze (v.), che avrebbe dovuto procurare la riunione delle Chiese d'Oriente con Roma. Recatosi a Gerusalemme nel 1436, trattò coi Greci e concluse l'accordo; poi (1440), col contraffetto Tommaso Bellacci, tornò a Gerusalemme e trattò con i monaci etiopici ivi residenti. Passato in Egitto, s'incontrò col patriarca copto di Alessandria, donde, coi rappresentanti etiopici e copti, si recò a Firenze (1441). Al viaggio in Etiopia dovette rinunciare, perché il sultano egiziano non gli concesse
ALBERTO DA SARTENAO - ALBERTO DA TRENTO
il salvacondotto. Diede incarico al Bellacci di tentare, per il Golfo Persico, di raggiungere questo paese e di recare all'imperatore (che allora era Zara Iàèqob, tutt'altro che favorevole all'unione) il breve papale, indirizzato al carissimo figlio prete Gianni.
La spedizione del Bellacci finì tragicamente. Intanto i delegati etiopici e copti venivano accolti con giubilo a Firenze e a Roma. Le missioni di A. venivano concluse con tre bolle conciliari, sanzionati, rispettivamente, l'unione coi Greci, con gli Armeni, con gli Etiopi e i Copti. Quest'ultima bolla, Cantate Domino (1442), faticosamente redatta, come e più delle altre, risentì delle incertezze, che dominarono la laboriosa ambasceria di A., derivanti dalla equivoca posizione giuridica e morale dei delegati orientali e dalla deficiente conoscenza delle lingue, della storia, della mentalità dell'Oriente. L'Ordine dei Minori venne A. come beato.