ALBERTO MAGNO (A. DE LAUGING [LAUINGEN], A. TEUTONICUS, A. DI COLONIA, A. MAGNUS), santo, dottore. -
5. VITA
Circa l'anno della nascita due opinioni sono in contrasto. La prima - la più verosimile - propone la fine del sec. XII (1193) Pelster, Callay, Scheeben, Puccetti, Weiss), la seconda invece la fissa nell'anno 1206 (Endres, Michael, Mandonnet). A. n. a Lauingen, cittadina aveva sul Danubio, in diocesi di Augusta, da una famiglia di militari (non dai conti di Bollstadt), si mostrò fin da giovane grande ammiratore della natura, e si dedicò allo studio, contrariamente alla volontà dei suoi, che volevano avviarlo alla carriera amministrativa o militare. Per motivi di studio frequentò l'Università di Padova dove, guadagnato all'Ordine dei Frati predicatori dal beato Giordano di Sassonia, vestì l'abito domenicano. Fu in seguito inviato a Colonia nel convento centrale di Germania e, fatto prima lettore nei conventi di Hildesheim, Friburgo, Ratisbona, Strasburgo e Colonia, insegnò poi teologia, almeno dal 1245, all'Università di Parigi. Ivi si mise a stendere la grande enciclopedia scientifica che, sebbene messa a buon punto nel 1256, integrò durante tutto il resto della sua vita.Capo del nuovo studio generale domenicano a Colonia (1248-54), ebbe, nei primi anni, tra i discepoli Tommaso d'Aquino, che ivi udì dal maestro il commento al De divinis nominibus dello pseudo Dionigi e all'Etica nicomachea. Oltre all'insegnamento, A. si dedicò con zelo al ministero sacro, alla direzione delle anime e all'opera di paciere tra principi e città, tra persone ed istituzioni. Eletto nel 1254 provinciale dell'estessissima provincia germanica, presiedette a capitoli provinciali, assistette ai capitoli generali di Milano (1255) e di Parigi (1256), visitò conventi, favorì la vita contemplativa delle monache, comunicò ai confratelli nel 1256 il desiderio del Papa di vederli operare nelle missioni della Livonia e della Prussia, e tutelò, nel settem-
bre 1256, davanti alla curia papale di Anagni, i diritti degli Ordini mendicanti contro gli avversari guidati da Guglielmo di Sant'Amore, il cui trattato, De periculis novissimorum temporum, fu condannato da Clemente IV il 5 ott. 1256. Seguendo la curia a Roma e a Viterbo fino al 1257, la illustrò, oltreché con le letture sul Vangelo di s. Giovanni e sulle Lettere di s. Paolo, anche con i suoi consigli e con la sua santa vita. Su domanda del Papa confutò nel De unitate intellectus la teoria avverroistica. Ad uno dei suoi soggiorni in Italia (1257 secondo Mandonnet, 1262-63 secondo Pelster), si attribuisce la scoperta da lui fatta del De motu animalium d'Aristotele, che pubblicò in seguito con un commento. Rilevato dalla carica di provinciale dal capitolo generale di Firenze nel 1257, A. riprese gli studi e l'insegnamento a Colonia, redigendo con Buonomo il Bretone, Florenzio di Hesdin, Tommaso d'Aquino e Pietro di Tarantasia la « ratio studiorum dominicana », approvata dal capitolo generale di Valenciennes nel 1259. Invocato come arbitro nella contesa tra l'arcivescovo Corrado da Hochstaden e la città di Colonia, A. diede, il 1° marzo 1260, una celebre sentenza, cui fecero seguito altre sentenze nelle vertenze tra Colonia e Utrecht, tra chiese e monasteri e privati.
Nominato il 5 genn. 1260 da Alessandro IV vescovo di Ratisbona, A. sanò le finanze, riorganizzò le opere di carità, provvide materialmente e spiritualmente a parrocchie e conventi, e s'incontrò coi vescovi della provincia ecclesiastica di Salisburgo per comuni accordi. Dopo il riassetto della diocesi domandò (1261) al Papa di essere esonerato dal vescovato e venne a stabilirsi in Italia fino al 1263. Il 13 febbr. 1263 Urbano IV lo designò predicatore della crociata per la Germania, la Boemia e tutti i paesi di lingua tedesca. Arrivato in Germania ai primi di maggio, disimpegnò per due anni gli ordini papali « pro subsidio terrae sanctae ». Era la prima volta che in Germania si presentava un collettore generale con facoltà di nunzio pontificio, munito di ampi poteri spirituali. Il legato non ebbe gran successo. La morte d'Urbano IV lo determinò a cessare dalle sue funzioni, rese inutili dall'incomprensione politica di Clemente IV. Fissando la sua dimora a Würzburg (1264-67) e poi a Strasburgo (1267-70) si occupò dell'insegnamento e del ministero episcopale, e godette di un'autorità singolare fra i contemporanei.
All'inizio del 1271 A. si trova di nuovo nella metropoli renana per comporre la contesa sorta tra l'arcivescovo Engelbert da Falkenberg e la città di Colonia. Molte furono le sentenze in cause pendenti tra capitoli e conventi, tra privati e istituzioni, molte pure le vidimazioni, le elargizioni d'indulgenze, le consacrazioni di chiese e di altari. Notevoli la delegazione di fiducia fatta a lui dal Papa per l'elezione dell'abate di Fulda e quella del re Rodolfo d'Asburgo per il giuramento di fedeltà del vescovo di Monaco, Eberardo da Diest. Assistette al Concilio di Lione nel 1274 e, durante una visita a Parigi nel 1276-77, difese le sue posizioni aristoteliche e quelle di Tommaso, la cui autorità raccomandò al suo Ordine.
Nel genn. 1279, « sanus et incolumis », fece per privilegio papale il suo testamento. La morte lo colse nella sua cella a Colonia il 15 nov. 1280. La salma fu deposta in una magnifica tomba nel coro conventuale e dopo la Rivoluzione francese fu trasportata alla chiesa di S. Andrea, ove tuttora riposa.
6. LA PERSONALITÀ, IL DOTTORE E IL SANTO
Di statura media, di costituzione forte, sana e magra, di temperamento piuttosto sanguigno, di tempra energica,di assiduità e di applicazione straordinaria al lavoro, con l'occhio scrutatore e aperto tanto nel suo studio che nei suoi lunghi viaggi, A. racchiuse nell'anima sua tesori di grandezza e nobiltà esimia. Il suo intelletto acuto, penetrante e comprensivo, si saturò di speculazione e contemplazione, intuì i problemi spirituali del suo tempo e li avviò, con sforzo geniale e titanico, verso la soluzione. Si rivela in questo compito la sua volontà generosa, magnanima, pronta a promuovere cose grandi e dimentica di sé. Oltre ad essere un intellettuale, fu anche uomo altamente spirituale, uomo di preghiera, umile, figlio convinto e zelante di s. Domenico. S'incontrava in lui la contemplazione profonda con l'esperienza sicura, la ricerca instancabile con lo slancio nobile dell'agire e dell'operare. La sua scienza insieme alle sue opere per la cultura e la carità, ispirate da spirito sacerdotale e apostolico, gli attribuirono altissima autorità personale nel suo tempo.
Ulrico di Strasburgo (m. nel 1277) lo nomina nella Summa de bono, V. 3, 4: « vir in omni scientia adeo divinus, ut nostri temporis stupor et miraculum congrue vocari possit ». Tolomeo da Lucca (m. nel 1326) nella Hist. eccl., XXII, 18 dice: « Albertus Teutonicus praeclarissimae vitae... quantum ad generalitatem scientiarum et modum docendi inter doctores maximam excellentiam habuit »; e Rogero Bacone (m. nel 1294): « habuit in vita auctoritatem quam nunquam homo habuit in terra... homo studiosissimus et vidit infinita et habuit expensum et ideo multa potuit colligere in pelago auctorum infinitus... vulgus eis (A'exandro Halensi et Alberto) adhaereret sicut angelis » (Op. minus, ed. Brewer, pp. 30, 327).
Per l'apprezzamento contemporaneo di A. M. si possono consultare Earle, von Hertling, Mandonnet, Grabmann, Scheeben, Wilms, Puccetti e la bolla di canonizzazione.
L'autorità personale e dottrinale non venne disgiunta in A. dal culto che meritò ben presto dopo morte dentro e fuori dell'Ordine domenicano. A Colonia il suo sepolcro fu venerato lungo il corso dei secoli. A Lauingen la cappella d'Ognissanti fu detta, forse già nel sec. XIV, cappella d'A. M. Un'esumazione del corpo ebbe luogo a Colonia prima del 1415, un'altra nel 1483 in presenza del maestro generale Salvo Cassetta, autorizzato da Sisto IV. Innocenzo VIII concesse nel 1484 alle chiese domenicane di Colonia e Ratisbona l'ufficio del beato. La celebrazione della festa fu estesa nel 1622 alla diocesi di Ratisbona, nel 1670 a tutto l'Ordine domenicano, e in tempo più recente alle arcidiocesi di Colonia, Monaco, Parigi, nonché alle diocesi di Rottenburg, Würzburg, Friburgo, Augusta. Il 16 dic. 1931 Pio XI lo dichiarò santo e dottore della Chiesa (bolla In thesauris sapientiae: AAS, 24 [1932], pp. 1-17), mentre Pio XII, il 16 dic. 1941, lo nominò patrono dei cultori delle scienze naturali (breve Ad Deum: AAS, 34 [1942], pp. 89-91).
7. GLI SCRITTI
L'attività letteraria d'A. M. estendentesi a quasi tutte le discipline profane e sacre è ritenuta la più gigantesca dell'età di mezzo. La stampa riproduce fin dalle origini molte opere albertine. Due edizioni vennero pubblicate sotto il titolo di Opera omnia, la prima di 21 voll. in-folio curata da Pietro Jammy O. P. a Lione nel 1651, l'altra di 38 voll. in-4° dall'abate Augusto Borgnet a Parigi negli anni 1890-99. Né l'una né l'altra corrispondono ai criteri scientifici odierni, anzi la seconda è una semplice ristampa della prima. L'autenticità di parecchi scritti del resto non è ancora sufficientemente chiarita.L'elenco seguente registra le opere ritenute autentiche, indicandone il volume e le pagine dell'edizione Borgnet (= B) o altra edizione speciale.
I. PHILOSOPHIA RATIONALIS O LOGICA.
1. De praedicabilibus (= Super Isagogen Porphyrii, B. I, 1-148); 2. De praedicamentis (In Categorias Aristotelis, B. I, 149-304); 3. De sex principiis (Gilbert Porretani: B. I, 305-72); 4. In Boëtii de divisione (von Loe, Bonn 1913); 5. In duos Perihermeneias (B. I, 373-457);

(fot. Alinari)
II. PHILOSOPHIA REALIS: a) Physica sive naturalis.
1. De audito physico (= In octo libros Physicorum, B. III, 1-632); 2. In duos libros de generatione et corruptione (B. IV, 345-457); 3. In quattuor libros de caelo et mundo (B. IV, 1-321); 4. De natura locorum (B. IX, 527-85); 5. De causis proprietatum elementorum (B. IX, 585-657); 6. In quattuor libros Meteororum (B. IV, 477-808); 7. De mineralibus (B. V, 1-103); 8. In tres libros de anima (B. V, 117-420); 9. De nutrimento (B. IX, 323-41); 10. De sensu et sensato (B. IX, 1-93); 11. De memoria et reminiscentia (B. IX, 97-118); 12. De intellectu et intelligibili (B. IX, 477-525); 13. De natura et origine animae (= De natura intellectualis animae et contemplatione, B. IX, 375-434); 14. De quindecim problematibus (P. Mandonnet, Siger de Brabant, II, Lovanio 1908); 15. De unitate intellectus contra overroistas (B. IX, 437-75); 16. De somno et vigilia (B. IX, 121-207); 17. De spiritu et respiratione (B. IX, 213-52); 18. De motibus progressivis (= De principiis motus progressivi; B. X, 321-58); 19. De aetate (= De inventute et senectute; B. IX, 305-19); 20. De morte et vita (B. IX, 345-71); 21. De animalibus libri viginti sex (con De partibus animalium, B. XI-XII, Stadler, Münster 1916-20); 22. Quaestiones super libros De animalibus (ined.); 23. De vegetalibus et plantis libri septem (B. X, 1-305; Meyer-Jessen, Berlino 1867).
Sul De fato (= De sensu communi), cf. Meersseman, p. 138. Sulla Philosophia pauperum, vedi ALBERTO DI ORLAMUNDE.
b) Mathematica. Super geometriam Euclidis (ined.).
c) Metaphysica.
1. Metaphysicorum libri tredecim (B. VI, 1-725); 2. De causis et processu universitatis (In librum de causis, B. X, 361-619); 3. De natura decorum (perduto).
III. PHILOSOPHIA MORALIS.
1. In decem libros Ethicorum (B. VII, 1-611); 2. In octo libros Politicorum (B. VIII, 1-804); 3. Scriptum et quaestiones super Ethicam Nicomachicam (ined.).
Le opere teologiche possono distribuirsi in tre categorie:
I. EXEGESIS.
1. Super Iob (Weiss, Friburgo 1904); 2. Super Psalmos (B. XV-XVII); 3. In cap. XI Proverbiorum (= De muliere forti, B. XVIII, 1-242); 4. In Ieremiam (frammenti, cf. Meersseman, p. 90 sgg.); 5. In Threnos Ieremiae (B. XVIII, 243-353); 6. In Baruch (B. XVIII, 447-653); 7. In duodecim Prophetas minores (B. XIX, 1-650); 8. In Matthaeum (B. XX-XXI 1-338); 9. In Marcum (B. XXI, 339-761);
10. In Lucam (B. XXXII-XXXIII); 11. In Ioannem (B. XXIV).
Non si conosce la tradizione manoscritta di In Canticum Canticorum, In Isaiam, In Ezechielem, In epistulas s. Pauli.
II. THEOLOGIA SYSTEMATICA.
1. In Dionysii De divinis nominibus (ined.); 2. In Dionysii De caelesti hierarchia (B. XIV, 1-451); 3. In Dionysii De ecclesiastica hierarchia (B. XIII, 470-805); 4. In Dionysii De mystica theologia (B. XIII, 811-62); 5. In Dionysii undecim epistulas (B. XIV, 867-1027); 6. Scriptum super quattuor libros Sententiarum (B. XXV-XXX); 7. Summa theologiae (prior): De creatione et creatura (Summa de creaturis: De quattuor coacvis, B. XXXIV, 307-798; De homine, B. XXXV); De bono et virtutibus (= Summa de bono et virtutibus, ined.); De sacramentis (ined.); De resurrectione (ined.); 8. Tractatus de natura boni (ined.); 9. Summa theologiae (altera; B. XXXI-XXXIII); 10. De sacrificio missae (B. XXXVIII, 1-169); 11. De eucharistiae sacramento (B. XXXVIII, 191-432); 12. Sermones XXXII de sacramento eucharistiae (B. XIII, 669-797); 13. Mariale sive quaestiones super Missus est (= De Laudibus B. M. V., B. XXXVII, 1-362).
III. PARAENETICA.
1. De forma orandi (= Pater noster, Wimmer, Ratisbona 1902); 2. Sermones LXXVIII de tempore (B. XIII, 1-304); 3. Sermones LIX de sanctis (B. XIII, 407-634); 4. Homilia in Luc. XI, 27 (von Loe, Bonn 1917); 5. Sermones lingua teutonica habiti (segnalati dallo Strauch; cf. Meersseman, p. 122 sgg.); 6. Orationes LIII super evangelia dominicalia totius anni (B. XIII, 341-402); 7. Orationes super Sententias (Thoemes, Berlino 1893).
Su altri scritti e preci V. Meersseman, pp. 123-49.
8. L'INFLUSSO DOTTRINALE
L'azione scientifica esercitata da A. M. nel medioevo, fu probabilmente la più potente di tutte senza eccepire neppure quella dell'Aquinate, la quale, limitata ad un campo meno vasto, è stata però più profonda e durevole. Tommaso fu un fiume, A. un torrente (Mandonnet). Infatti, se si considera la storia di qualunque ramo del sapere, si incontra il nome dello scolastico di Colonia. Il segreto del suo metodo e della sua ricerca e anche del suo successo sta nel mirare alla natura, che è la radice e la sorgente della vita. Egli tendeva a trovar la natura nelle indagini scientifiche, fisiche, botaniche e zoologiche, epperciò è diventato un grande naturalista. Nei suoi studi sull'uomo e sull'opera umana, considerando anzitutto la natura e il suo funzionamento, egli è divenuto un filosofo grande e particolarmente pratico, pur non escludendo la più alta e sottile speculazione, per-fino nei pensieri sulla natura ineffabile di Dio e sui problemi della comunanza soprannaturale dell'uomo con Dio. A. scrutò l'essenza della natura divina, e per questo egli è diventato un grande teologo. Intuendo sempre il nesso dell'indagine scientifica e speculativa con la vita, senza isolarsi nello studio, egli è diventato un eminente maestro. La vastità del suo insegnamento si rispecchia nella sua estesa produzione letteraria.
Accanto alla sua importanza di naturalista, A. ebbe la missione particolare d'introdurre l'aristotelismo nelle scuole filosofiche e teologiche dell'alto medioevo. Ai suoi contemporanei egli dischiuse i tesori dei tempi passati, arricchendoli con l'apporto di ricerche, di esperimenti, di osservazioni e di indagini nelle più svariate discipline. Questo influsso riguarda le scienze profane, chiamate allora filosofia, e la scienza sacra, che prese definitivamente il nome di teologia.
L'idea di una enciclopedia scientifica, destinata all'Occidente cristiano, fu annunziata da lui con queste parole: « Nostra intentio est, omnes dictas partes (physicam, metaphysicam, mathematicam) facere Latinis intelligibiles... Intentio nostra in scientia naturali est, satisfacere pro nostra possibilitate fratribus ordinis nostri rogantibus ex pluribus iam praecedentibus annis, ut talem librum de Physica eis componeremus, in quo et scientiam naturalem perfectam habecet et ex quo libros Aristotelis competenter intelligere possent » (Phys., I. I, col. 1). In forma di parafrasi A. riferisce il contenuto dei libri e delle dottrine studiate, prendendo in digressioni speciali la parola per soluzioni personali. Per i suoi commenti adoperò le traduzioni arabo-latine fatte da Gherardo da Cremona e da Michele Scoto. Incorporando gli scritti aristotelici nelle sue opere proprie e rettificandoli nelle teorie opposte alla fede, A. risolve il problema dell'accettazione di Aristotele tra i cristiani occidentali per i quali, con eccezione della Logica, erano in vigore i divieti ecclesiastici del 1210 e 1215 e l'ordinamento del 1231.
Oltre Aristotele, A. utilizzò Platone e altre fonti greche, giudaiche, latine. Così fond ai suoi contemporanei un materiale immenso e un corpo notevole di dottrine, e rese possibile il compito di quel maestro di sintesi che fu Tommaso. L'azione compiuta in favore di un aristotelismo cristiano procurò ad A. il nome di « philosophorum omnium totius christianitatis sol praeclarissimus » (Henr. da Herford). D'Irsay rileva il contributo albertino nel dare alla facoltà filosofica il suo carattere specifico e autonomo.
A. non costituì una scuola indipendente, specialmente in teologia, ma la sua dottrina visse in quella del suo discepolo s. Tommaso. Però si nota negli anni 1410 e 1411 un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni de Nova Domo che iniziò un movimento albertista, limitato sì, ma conservatosi per tre secoli: l'albertismo.
Da Parigi questo movimento si trapiantò per mezzo di Americo da Campo (Van de Velde) all'Università di Colonia e da questa a quella di Cracovia. Gli albertisti spesse volte si opposero ai tomisti, mentre in molti punti sostennero uguali concetti realistici. A Colonia il collegio dei Lorenziani seguì A., il collegio del Monte invece l'Aquinate. I Domenicani coloniesi si mantennero estranei alle questioni albertiste, ma parteciparono al culto religioso più intenso tributato dagli albertisti al loro maestro.
A. fu soprattutto teologo. Non mischiava nelle sue indagini filosofiche e naturali la prospettiva teologica, ma la sua intrapresa gigantesca dell'aristotelismo latino doveva servire per una costruzione teologica di dimensioni e di qualità degne della sacra dottrina: « et intentionem nostram finiemus in scientia divina » (Phys., I. I, col. 1). Anche in teologia s'industrìò di congiungere la documen-
tazione del passato con il ragionamento richiesto ai suoi giorni per formare un corpo dottrinale rispettabile in estensione e sodალია. La teologia è per lui fine e dominatrice di tutte le scienze. « Il suo valore, dice lo Schwane, si manifesta nelle opere teologiche. La teologia ricevette, grazie a lui, un prestigio possente, una forma precisa e un'esatta terminologia, che si conservò per lunghi secoli. S. Tommaso screbbe questa qualità, di cui però l'iniziativa resta al suo maestro ». Il Mandonnet menziona pure i meriti d'A. in favore del movimento teologico di cui Tommaso divenne capo, ritenendo però l'azione teologica di A. meno brillante di quella filosofica e scientifica e quasi oscurata dalla teologia tomistica. Inoltre bisogna notare che in teologia A. si riallaccia fortemente a correnti sgostiniane. Diversi studi recenti hanno messo in evidenza la speculazione teologica, ma anche il sapore mistico e le felici intuizioni che caratterizzano il dottore di Colonia più che l'Aquinate. I problemi di Dio e delle persone divine, quelli cristologici, dell'incarneazione e del S. Cuore, della mariologia, dei sacramenti e del sacrificio della Messa, del Corpo mistico di Cristo, della creazione, della rivelazione, della grazia, dei doni e dell'escatologia hanno trovato in A. un espositore sicuro e profondo, oggi molto apprezzato. Le monografie ne danno testimonianza eloquente. Lauer e Lottin mostrano come il genio d'A. abbia dato per primo una sintesi della teologia morale; altri rilevano le dottrine sulla fede e la carità, mentre gli esegeti ammirano la freschezza e la chiarezza della interpretazione albertina delle SS. Scritture.
Agli insegnamenti d'A. s'ispirò per molte parti della Summa confessorum il famoso Giovanni da Friburgo (m. nel 1314), continuando in tal maniera la dottrina pastorale albertina. Infine il Grabmann dimostra, in modo particolare, l'influsso d'A. sulla mistica tedesca, cui diede una direzione spirituale vigorosa e fecondissima.
BIBLI: Per la vita: Non esiste una biografia contemporanea di A. Gli eventi principali della sua vita si ricostruiscono con cenni nei suoi scritti, con notizie, documenti ed atti del suo tempo. J. Echard, Script. O. P., I, Parigi 1710, pp. 162-71; P. von Loe, De vita et scriptis b. A. M., in Anal. Boll., 19 (1900), pp. 257-84; 20 (1901), pp. 273-316; 21 (1902), pp. 261-71; I. Taurisano, Catal. hagiogr. O. P., Roma 1918, p. 20 sgg.; F. Pelster, Kritische Studien zum Leben u. zu den Schriften A. d. Gr., Friburgo 1920; E. C. Scheeben, A. d. Gr., Zur Chronologie seines Lebens, in Quellen u. Forschungen z. Gesch. d. Dominikanerordens, Lipsia 1931; id., Zur Chronologie des Lebens A. d. Gr., in Divus Thomas, Friburgo, 10 (1932), pp. 363-77; P. Castagnoli, La vita e gli scritti di s. A. M., in Divus Thomas, Piacenza, 3ª serie, 11 (1934), pp. 129-37; M. Weiss, Neues über A. d. Gr. aus einer Würzburger Handschrift, in Scholastik, 17 (1942), pp. 556-61; P. Mandonnet, s. V. in DHG, I, coll. 1515-1518; A. Walz, S. A. M. sagt, in Angelicum, 19 (1942), pp. 199-212.
Vite: Pietro di Prussia (Colonia 1486), Rodolfo da Nimega (Colonia 1492), A. De Ferrari (Roma 1847), J. Sighart (Ratisbona 1857), E. C. Scheeben (Bonn 1932), A. Gareau (Parigi 1932), Th. Schwertner (Milwaukee 1932), A. Puccetti (Roma 1932, 2ª ed., Siena 1937).
Per la personalità: H. Wilms, A. d. Gr., Monaco 1930, trad. ital. (Marega), Bologna 1931; E. C. Scheeben, A. M., Bonn 1932, pp. 185-99; A. Puccetti, op. cit., 2ª ed., Siena 1937, pp. 81-155; A. Walz, Beitröbungen zur Heiligsprechung A. d. Gr., in Divus Thomas, Friburgo, 10 (1932), pp. 419-36.
Per la bibliografia: cf. M. H. Laurent-M. J. Congar, Bibliographie albertinienne, in Rev. thom., 36 (1931); U. Dähnert, Erkenntnislehre des A. M., Anhang, Lipsia 1934; A. Walz-A. Pelzer, Bibliographia, in Serta albertina, in Angelicum, 21 (1944).
Per gli scritti: J. Echard, Script. O. P., I, Parigi 1710, pp. 171-83; A. Borgnet, op. cit., I, pp. xxx-xxv; P. von Loe, De vita et scriptis beati A., in Anal. Boll. 19 (1900), pp. 257-84; 20 (1901), pp. 273-316; 21 (1902), pp. 261-71; M. Weiss, Primardia novae bibliographiae b. A. M., 2ª ed., Parigi 1905; Gesamtkatalog der Wiegendrache, I, Lipsia 1925, coll. 581-784; Indice generale degli Incassabili delle Bibli. d'Italia, I, Roma 1943, pp. 22-32, nn. 157-238; P. Mandonnet, s. V. in DHG, I, coll. 1518-20; F. Überweg-B. Geyer, Die patrist. u. scholast. Philosophie, II, 2ª ed., Berlino 1928, pp. 402, 405-408; U. Dähnert, Erkenntnislehre, pp. 225-36; J. M. Vosté, S. A. M. sarrae paginae magister, I, Roma 1932, pp. 3-5; P. Glorieux, Répertoire des maîtres en théologie de Paris au XIIIe siècle, I, Parigi 1933, pp. 62-77; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. ital., 2ª ed., Milano 1930, p. 104 sg.; Catalogus Stamatis, in Mon. O. P. Hist., VIII, Roma 1936, pp. 57 sg., 123; G. Meersse-
man, Introduzio in opera beati A. M., Bruges 1931. Si attende dall'Albertus Magnus-Institut di Colonia, diretto dal prof. B. Geyer, una edizione degna delle opere del Dottore svevo.
Per l'influsso dottrinale: Sulla dottrina profana d'A. si vedano F. Überweg-B. Geyer, Die patrist. u. scholast. Philosophie, II, Berlino 1928, pp. 400-16; M. Grabmann, I divieti ecclesiastici d'Aristotele sotto Innocenzo III e Gregorio IX, Roma 1941, passim; F. van Steenberghen, Siger de Brabant, d'après ses oeuvres inédites, II, Lovanio 1942, pp. 577-92, 692-717; G. Sarton, Introduction to the History of Science, II, Baltimora 1931, pp. 934-44; Serta albertina, in Angelicum, 21 (1944), pp. 41-336; W. De Wulf, Storia della filosofia medievale, II, 2ª ed., Firenze 1945, pp. 120-50.
Sulla teologia: M. Grabmann, op. cit., pp. 104-537; id., Mittelalterl. Geistesleben, II, Monaco 1936, pp. 324-412; J. M. Vosté, S. A. M. sacrae paginae magister, I-II, Roma 1932-33; D. O. Lottin, Chronique de Théol. médiévale: S. A. le Grand, in Rech. de Théol. anc. et méd., 5 (1933), pp. 423-27; id., Commentaire des Sentences et Somme Théol. d'A. le Grand, in Rech. de Théol. anc. et méd., 8 (1936), pp. 117-53, (cf. D. H. Poullon, La Summa de bono et le commentaire des Sentences d'A. le Grand, ibid., pp. 203-206).
9. IL CULTORE DELLE SCIENZE NATURALI
La proclamazione di A. a patrono dei cultori delle scienze naturali ha portato ad uno studio più ampio e più accurato del suo metodo e delle sue conquiste, che lo collocano fra i più geniali scienziati del suo tempo. E se è esagerato il dirlo addirittura il fondatore delle scienze sperimentali moderne, certamente ne fu un precursore esimio, che ad esse preparò la via.A. non lasciò inesplorato nessun campo delle scienze naturali, dagli elementi e dai viventi sulla terra agli astri del cielo. Come metodo, batté in breccia il criterio cieco dell'autorità, pure senza negarlo a priori; voleva però che delle asserzioni altrui, fossero anche di Plinio, considerato allora come il massimo naturalista, ci si accertasse nel miglior modo possibile mediante l'osservazione personale e l'esperimento; il quale non deve essere fatto né una volta sola, né in una sola maniera, ma ripetuto variando le circostanze.
Di qui la sua diligenza nell'osservare tutto, nel verificare, nel raccogliere quanti più elementi potevano tornare utili alle sue ricerche. Poté così confutare moltissime teorie in voga, rivelatesi false dalle sue esperienze; determina più di 400 specie di piante; studia i fiori e la loro riproduzione; parla di ago magnetico, di bussola, di acque termali; ha belle osservazioni sullo zolfo, il potassio, il nitro, il cinabro; sui processi di pietrificazione e della formazione del carbone; scopre il cordone nervoso ventrale degli attropodi; nella teoria dei «temperamenti» quasi coincide con i «tipi costituzionali», che ci sono oggi delineati nella biotipologia, ecc.
Né lo scienziato, secondo A., deve arrestarsi ai fatti constatati e raccolti; ma risalire alle più intime cause; indi cogliere in ogni natura la finalità. Poiché lo studio della natura, anche spinto ai più minuti particolari, non può darci una soluzione adeguata dei grandi problemi, né rispondere a tutte le domande: «perché le cose, prese singolarmente e tutte insieme si presentano nella forma e nell'ordine, che ci appare il più conveniente e il migliore per esse?» Occorre dunque risalire a Dio, che le ha create così e così, conforme alla sua sapienza infinita; ogni cosa proviene da lui, secondo un ordinato disegno, ed è quello che è, perché in questo modo è in armonia con la finalità dell'universo.
S'è detto che A. è un commentatore pedissequo di Aristotele. Certo lo segue passo passo, ma lo arricchisce di nuove osservazioni, di nuove interpretazioni, di aggiunte; né esita a scostarsene quando occorre. Nella sua opera si riscontrano ancora lacune e talora ingenue credulità, fondate sul racconto di coloro che interpellava; e se nega fede a Plinio, ne presta invece a persone che ritiene perite e non lo sono, ad es. in alcuni fenomeni e fatti di astronomia, di caccia, di pesca, di riproduzione. Così pure il «metodo sperimentale»

(fot. Alinari)