ALBERTO MAGNO (A. DE LAUGING [LAUINGEN], A. TEUTONICUS, A. DI COLONIA, A. MAGNUS), Santo, dottore. -
5. VITA
Circa l'anno della nascita due opinioni sono in contrasto. La prima - la più verosimile - propone la fine del sec. XII (1193? Pelster, Callay, Scheeben, Puccetti, Weiss), la seconda invece la fissa nell'anno 1206 (Endres, Michael, Mandonnet). A. n. a Lauingen, cittadina sveva sul Danubio, in diocesi di Augusta, da una famiglia di militari (non dai conti di Bollstadt), si mostrò fin da giovane grande ammiratore della natura, e si dedicò allo studio, contrariamente alla volontà dei suoi, che volevano avviarlo alla carriera amministrativa o militare. Per motivi di studio frequentò l'Università di Padova dove, guadagnato all'Ordine dei Frati predicatori dal beato Giorgio di Sassonia, vestì l'abito domenicano. Fu in seguito invitato a Colonia nel convento centrale di Germania e, fatto prima lettore nei conventi di Hildesheim, Friburgo, Ratisbona, Strasburgo e Colonia, insegnò poi teologia, almeno dal 1245, all'Università di Parigi. Ivi si mise a stendere la grande enciclopedia scientifica che, sebbene messa a buon punto nel 1256, integrò durante tutto il resto della sua vita.Capo del nuovo studio generale domenicano a Colonia (1248-54), ebbe, nei primi anni, tra i discepoli Tommaso d'Aquino, che ivi udì dal maestro il commento al De divinis nominibus dello pseudo Dionigi e all'Etica nicomachea. Oltre all'insegnamento, A. si dedicò con zelo al ministero sacro, alla direzione delle anime e all'opera di piacere tra principi e città, tra persone ed istituzioni. Eletto nel 1254 provinciale dell'estesissima provincia germanica, presiedette a capitoli provinciali, assistette ai capitoli generali di Milano (1255) e di Parigi (1256), visitò conventi, favorì la vita contemplativa delle monache, comunicò ai confratelli nel 1256 il desiderio del Papa di vederli operare nelle missioni della Livonia e della Prussia, e tutelò, nel settem
bre 1256, davanti alla curia papale di Anagni, i diritti degli Ordini mendicanti contro gli avversari guidati da Guglielmo di Sant'Amore, il cui trattato, De periculis novissimorum temporum, fu condannato da Clemente IV il 5 ott. 1256. Seguendo la curia a Roma e a Viterbo fino al 1257, la illustrò, oltreché con le letture sul Vangelo di s. Giovanni e sulle Lettere di s. Paolo, anche con i suoi consigli e con la sua santa vita. Su domanda del Papa confutò nel De unitate intellectus la teoria avverroistica. Ad uno dei suoi soggiorni in Italia (1257 secondo Mandonnet, 1262-63 secondo Pelster), si attribuisce la scoperta da lui fatta del De motu animalium d'Aristotele, che pubblicò in seguito con un commento. Rilevato dalla carica di provinciale dal capitolo generale di Firenze nel 1257, A. riprese gli studi e l'insegnamento a Colonia, redigendo con Buonomo il Bretone, Florenzio di Hesdin, Tommaso d'Aquino e Pietro di Tarantasia la «ratio studiorum dominicana», approvata dal capitolo generale di Valenciennes nel 1259. Invocato come arbitro nella contesta tra l'arcivescovo Corrado da Hochstaden e la città di Colonia, A. diede, il 1° marzo 1260, una celebre sentenza, cui fecero seguito altre sentenze nelle vertenze tra Colonia e Utrecht, tra chiese e monasteri e privati.
Nominato il 5 genn. 1260 da Alessandro IV verso di Ratisbona, A. sanò le finanze, riorganizzò le opere di carità, provvide materialmente e spiritualmente a parrocchie e conventi, e s'incontrò coi vescovi della provincia ecclesiastica di Salisburgo per comuni accordi. Dopo il riassetto della diocesi domandò (1261) al Papa di essere esonerato dal vescovato e venne a stabilirsi in Italia fino al 1263. Il 13 febbr. 1263 Urbano IV lo designò predicatore della crociata per la Germania, la Boemia e tutti i paesi di lingua tedesca. Arrivato in Germania ai primi di maggio, disimpegnò per due anni gli ordini papali «pro subsidio terra sancta». Era la prima volta che in Germania si presentava un collettore generale con facoltà di nunzio pontificio, munito di ampi poteri spirituali. Il legato non ebbe gran successo. La morte d'Urbano IV lo determinò a cessare dalle sue funzioni, rese inutili dal l'incomprensione politica di Clemente IV. Fissando la sua dimora a Würzburg (1264-67) e poi a Strasburgo (1267-70) si occupò dell'insegnamento e del ministero episcopale, e godette di un'autorità singolare fra i contemporanei.
All'inizio del 1271 A. si trova di nuovo nella metropoli renana per comporre la contesa sorta tra l'arcivescovo Engelbert da Falkenberg e la città di Colonia. Molte furono le sentenze in cause pendenti tra capitoli e conventi, tra privati e istituzioni, molte pure le vidimazioni, le elargizioni d'indulgenze, le consacrazioni di chiese e di altari. Notevoli la delegazione di fiducia fatta a lui dal Papa per l'elezione dell'abate di Fulda e quella del re Rodolfo d'Ausburgo per il guaranente di fedeltà del vescovo di Monaco, Eberardo da Diest. Assisterte al Concilio di Lione nel 1274 e, durante una visita a Parigi nel 1276-77, difese le sue posizioni aristoteliche e quelle di Tommaso, la cui autorità raccomandò al suo Ordine.
Nel genn. 1279, «sanus et incolumis», fece per privilegio papale il suo testamento. La morte lo colse nella sua cella a Colonia il 15 nov. 1280. La salma fu deposta in una magnifica tomba nel coro convenziale e dopo la Rivoluzione francese fu trasportata alla chiesa di S. Andrea, ove tuttora riposa.
6. LA PERSONALITÀ, IL DOTTORE E IL SANTO
Di statura media, di costituzione forte, sana e magra, di temperamento piuttosto sanguigno, di tempra energica, di assiduità e di applicazione straordinaria al lavoro, con l'occhio scrutatore e aperto tanto nel suo studio che nei suoi lunghi viaggi, A. racchiuse nell'anima sua tesori di grandezza e nobiltà esimia. Il suo intelletto acuto, penetrante e comprensivo, si saturò di speculazione e contemplazione, intuì i problemi spirituali del suo tempo e li avviò, con sforzo geniale e titanico, verso la soluzione. Si rivela in questo compito la sua volontà generosa, magnanima, pronta a promuovere cose grandi e dimentica di sé. Oltre ad essere un intellettuale, fu anche uomo altamente spirituale, uomo di preghiera, umile, figlio convinto e zelante di s. Domenico. S'incontrava in lui la contemplazione profonda con l'esperienza sicura, la ricerca instancabile con lo slancio nobile dell'agire e dell'operare. La sua scienza insieme alle sue opere per la cultura e la carità, ispirate da spirito sacerdotale e apostolico, gli attribuirono altissima autorità personale nel suo tempo.Ulrico di Strasburgo (m. nel 1277) lo nomina nella Summa de bono, tr. 3, 4: «vir in omni scientia adeo divinus, ut nostri temporis stupor et miraculum congrue vocari possit». Tolomeo da Lucca (m. nel 1326) nella Hist. ecc., XXII, 18 dice: «Albertus Teutonicus praeclarissimae vitae... quantum ad generalitatem scientiarum et modum docendi inter doctores maximam excellentiam habuit»; e Roger Bacon (m. nel 1294): «habuit in vita auctoritatem quam nunquam homo habuit in terra... homo studiosissimus et vidit infinita et habuit expensum et ideo multa potuit colligere in pelago auctorum infinito... vulgus eis (Alexandro Halensi et Alberto) adhaereret sicut angelis» (Op. minus, ed. Brewer, pp. 30, 327).
Per l'apprezzamento contemporaneo di A. M. si possono consultare Ehrle, von Hertling, Mandonnet, Grabmann, Scheeben, Wilms, Puccetti e la bolla di canonizzazione.
L'autorità personale e dottrinale non venne disgiunta in A. dal culto che meritò ben presto dopo morte dentro e fuori dell'Ordine domenicano. A Colonia il suo sepolcro fu venerato lungo il corso dei secoli. A Lauingen la cappella d'Ognissanti fu detta, forse già nel sec. XIV, cappella d'A. M. Un'esumazione del corpo ebbe luogo a Colonia prima del 1415, un'altra nel 1483 in presenza del maestro generale Salvo Cassetta, autorizzato da Sisto IV. Innocenzo VIII concesse nel 1484 alle chiese domenicane di Colonia e Ratisbona l'ufficio del beato. La celebrazione della festa fu estesa nel 1622 alla diocesi di Ratisbona, nel 1670 a tutto l'Ordine domenicano, e in tempo più recente alle arcidiocesi di Colonia, Monaco, Parigi, nonché alle diocesi di Rottenburg, Würzburg, Friburgo, Augusta. Il 16 dic. 1931 Pio XI lo dichiarò santo e dottore della Chiesa (bolla In thesauris sapientiae: AAS, 24 [1932], pp. 1-17), mentre Pio XII, il 16 dic. 1941, lo nominò patrono dei cultori delle scienze naturali (breve Ad Deum: AAS, 34 [1942], pp. 89-91).
7. GLI SCRITTI
L'attività letteraria d'A. M. estendente a quasi tutte le discipline profane e sacre è ritenuta la più gigantesca dell'età di mezzo. La stampa riproduce fin dalle origini molte opere alberte. Due edizioni vennero pubblicate sotto il titolo di Opera omnia, la prima di 21 voll. in-folio curata da Pietro Jammy O. P. a Lione nel 1651, l'altra di 38 voll. in-4° dall'abate Augusto Borgnet a Parigi negli anni 1800-99. Né l'una né l'altra corrispondono ai criteri scientifici odierni, anzi la seconda è una semplice ristampa della prima. L'autenticità di parecchi scritti del resto non è ancora sufficientemente chiarita.L'elenco seguente registra le opere ritenute autentiche, indicandone il volume e le pagine dell'edizione Borgnet (B) o altra edizione speciale.
I. PHILOSOPHIA RATIONALIS O LOGICA.
1. De praedicabilibus (= Super Isagogen Porphyrii, B. I, 1-148); 2. De praedicamentis (In Categorias Aristotelis, B. I, 149-304); 3. De sex principiis (Gilberti Porteani: B. I, 305-72); 4. In Boetii de divisione (von Loe, Bonn 1913); 5. In duos Perihermenias (B. I, 373-457);
6. In Boëtii de syllogismis categoriciis (ined.), 7. In duos Priorum Analyticorum (B. I, 459-509); 8. In Boëtii de syllogismis hypoteticis (ined.), 9. In duos Posteriorum Analyticorum (B. II, 1-232); 10. In octo Topicorum (B. II, 233-524); 11. In duos Elenchorum (B. II, 525-713).
II. PHILOSOPHIA REALIS: a) Physica sive naturalis.
1. De audito physico (= in octo libros Physicorum, B. III, 1-632); 2. In duos libros de generatione et corruptione (B. IV, 345-457); 3. In quattuor libros de caelo et mundo (B. IV, 1-321); 4. De natura locorum (B. IX, 587-585); 5. De causis proprietatum elementorum (B. IX, 585-657); 6. In quattuor libros Meteororum (B. IV, 477-508); 7. De mineralibus (B. V, 1-103); 8. In tres libros de anima (B. V, 117-420); 9. De nutrimento (B. IX, 323-411); 10. De sensu et sensato (B. IX, 1-93); 11. De memoria et reminiscencia (B. IX, 97-118); 12. De intellectu et intelligibili (B. IX, 477-525); 13. De natura et origine animae (= De natura intellectualis animae et contemplatione, B. IX, 375-434); 14. De quindecim problematibus (P. Mandonnet, Siger de Brabant, II, Lovainio 1968); 15. De unitate intellectus contra averroistas (B. IX, 437-755); 16. De somno et vigilia (B. IX, 121-207); 17. De spiritu et respiratione (B. IX, 213-532); 18. De motibus progressivis (= De principiis motus progressivi, B. X, 321-558); 19. De aetate (= De iuventute et senectute, B. IX, 305-519); 20. De morte et vita (B. IX, 345-711); 21. De animalibus libri viginti sex (con De partibus animalium, B. XI-XII, Stadler, Münster 1916-20); 22. Quaestiones super libros De animalibus (ined.); 23. De vegetabilis et plantis libri septem (B. X, 1-305; Meyer-Jessen, Berlino 1867).
Sul De fato (= De sensu communi), cf. Meersseman, p. 138. Sulla Philosophia pauperum, vedi ALBERTO DI ORLAMUNDE.
b) Mathematica. Super geometriam Euclidis (ined.).
c) Metaphysica.
1. Metaphysicorum libri tredecim (B. VI, 1-725); 2. De causis et processu universitatis (In librum de causis, B. X, 361-619); 3. De natura deorum (perduto).
III. PHILOSOPHIA MORALIS.
1. In decem libros Ethicorum (B. VII, 1-611); 2. In octo libros Politicorum (B. VIII, 1-804); 3. Scriptum et quaestiones super Ethicam Nicomachicam (ined.).
Le opere teologiche possono distribuirsi in tre categorie:
I. EXEGESIS.
1. Super Job (Weiss, Friburgo 1904); 2. Super Psalmos (B. XV-XVII); 3. In cap. XI Proverbiorum (= De muliere forti, B. XVIII, 1-242); 4. In Ieremiam (frammenti, cf. Meersseman, p. 90 sgg.); 5. In Threnos Ieremiae (B. XVIII, 243-353); 6. In Baruch (B. XVIII, 447-653); 7. In duodecim Prophetas minores (B. XIX, 1-650); 8. In Matthaeum (B. XX-XXI 1-338); 9. In Marcum (B. XXI, 339-761); 10. In Lucam (B. XXXII-XXXIII); 11. In Ioannem (B. XXIV).
Non si conosce la tradizione manoscritta di In Canticum Canticorum, In Isaiam, In Ezechiellem, In epistulas s. Pauli.
III. THEOLOGIA SYSTEMATICA.
1. In Dionysii De divinis nominibus (ined.); 2. In Dionysii De caelesti hierarchia (B. XIV, 1-451); 3. In Dionysii De ecclesiastica hierarchia (B. XIII, 470-805); 4. In Dionysii De mystica theologia (B. XIII, 811-62); 5. In Dionysii undecim epistulas (B. XIV, 867-1027); 6. Scriptum super quattuor libros Sententiarum (B. XXV-XXX); 7. Summa theologiae (prior): De creatione et creatura (Summa de creaturis: De quattuor coaeviis, B. XXXIV, 307-798); De homine, B. XXXV; De bono et virtutibus (= Summa de bono et virtutibus, ined.); De sacramentis (ined.); De resurrectione (ined.); De creatura de natura boni (ined.); 9. Summa theologiae (altera; B. XXXI-XXXIII); 10. De sacrificio missae (B. XXXVIII, 1-169); 11. De eucharistiae sacramenta (B. XXXVIII, 191-432); 12. Sermones XXXII de sacramento eucharistiae (B. XIII, 669-797); 13. Mariale sive quaestiones super Missus est (= De Laudibus B. M. V., B. XXXVII, 1-362).
III. PARAENETICA.
1. De forma orandi (= Pater noster, Wimmer, Ratisbona 1920); 2. Sermones LXXVIII de tempore (B. XIII, 1-304); 3. Sermones LIX de sanctis (B. XIII, 407-634); 4. Homilia in Luc. XI, 27 (von Loe, Bonn 1917); 5. Sermones lingua textonica habiti (segnalati dallo Strauch; cf. Meersseman, p. 128 sgg.); 6. Orationes LIII super evangelia dominicalia totius anni (B. XIII, 341-402); 7. Orationes super Sententias (Thoemes, Berlino 1893).
Su altri scritti e prec. V. Meersseman, pp. 123-49.
8. L'INFLUSSO DOTTRINALE
L'azione scientifica esercitata da A. M. nel medioevo, fu probabilmente la più potente di tutte senza eccepire neppure quella dell'Aquinate, la quale, limitata ad un campo meno vasto, è stata però più profonda e durevole. Tommaso fu un fiume, A. un torrente (Mandonnett). Infatti, se si considera la storia di qualunque ramo del sapere, si incontra il nome dello scolastico di Colonia. Il segreto del suo metodo e della sua ricerca e anche del suo successo sta nel mirare alla natura, che è la radice e la sorgente della vita. Egli tendeva a trovar la natura nelle indagini scientifiche, fisiche, botaniche e zoologiche, eperciò è diventato un grande naturalista. Nei suoi studi sull'uomo e sull'opera umana, considerando anzitutto la natura e il suo funzionamento, egli è divenuto un filosofo grande e particolarmente pratico, pur non escludendo la più alta e sottile speculazione, per-
Alberto Magno - Una lezione del santo. Tavola, bottega dell'Angelico - Firenze, Uffizi.
fino nei pensieri sulla natura ineffabile di Dio e sui problemi della comunanza soprannaturale dell’uomo con Dio. A. scrutò l’essenza della natura divina, e per questo egli è diventato un grande teologo. Intuendo sempre il nesso dell’indagine scientifica e speculativa con la vita, senza isolarsi nello studio, egli è diventato un eminente maestro. La vastità del suo insegnamento si rispecchia nella sua estesa produzione letteraria.
Accanto alla sua importanza di naturalista, A. ebbe la missione particolare d’introdurre l’aristotelismo nelle scuole filosofiche e teologiche dell’alto medioevo. Ai suoi contemporanei egli dischiuse i tesori dei tempi passati, arricchendoli con l’apporto di ricerche, di esperimenti, di osservazioni e di indagini nelle più svariate discipline. Questo influsso riguarda le scienze profane, chiamate allora filosofia, e la scienza sacra, che prese definitivamente il nome di teologia.
L’idea di una enciclopedia scientifica, destinata all’Occidente cristiano, fu annunziata da lui con questo parole: «Nostra intentio est, omnes dictas partes (physicam, metaphysicam, mathematicam) facere Latinis intelligibilis... Intentio nostra in scientia naturali est, satisfacere pro nostra possibilitate fratribus ordinis nostri rogantibus ex pluribus iam praecedentibus annis, ut talem librum de Physica eis componeremus, in quo et scientiam naturalem perfectam haberent et ex quo libros Aristotelis competenter intelligere possent» (Phys., 1. I, col. 1). In forma di parafrasi A. riferisce il contenuto dei libri e delle dottrine studiate, prendendo in digressioni speciali la parola per soluzioni personali. Per i suoi commenti adoperò le traduzioni arabo-latine fatte da Gherardo da Cremona e da Michele Scoto. Incorporando gli scritti aristotelici nelle sue opere proprie e rettificandoli nelle teorie opposte alla fede, A. risolse il problema dell’accettazione di Aristotele tra i cristiani occidentali per i quali, con eccezione della Logica, erano in vigore i divieti ecclesiastici del 1210 e 1215 e l’ordinamento del 1231.
Oltre Aristotele, A. utilizzò Platone e altre fonti greche, giudaiche, latine. Così fornì ai suoi contemporanei un materiale immenso e un corpo notevole di dottrine, e rese possibile il compito di quel maestro di sintesi che fu Tommaso. L’azione compiuta in favore di un aristotelismo cristiano procurò ad A. il nome di «philosophorum omnium totius christianitatis soli praeclarissimus» (Henr. da Herford). D’Irsay rileva il contributo albertino nel dare alla facoltà filosofica il suo carattere specifico e autonomo.
A. non costituì una scuola indipendente, specialmente in teologia, ma la sua dottrina visse in quella del suo discapolo S. Tommaso. Però si nota negli anni 1410 e 1411 un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni. La facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà 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filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro dalla facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro nella facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della facoltà filosofica parigina di nome Giovanni, un membro della
man, Introducito in opera beati A. M., Bruges 1931. Si attende dall’Albertus Magnus-Institut di Colonia, diretto dal prof. B. Geyer, una edizione degna delle opere del Dottore svevo.
Per l’influsso dottrinale: Sulla dottrina profana d’A. si vedano F. Überweg-B. Geyer, Die patrist. u. scholast. Philosophie, II, Berlino 1928, pp. 400-16; M. Grabmann, I divieti ecclesiastici d’Aristotele sotto Innocenzo III e Gregorio IX, Roma 1941, passim; F. van Steenberghen, Siger de Brabant, d’après ses oeuvres inédites, II, Lovanio 1942, pp. 577-92, 692-717; G. Sarton, Introduction to the History of Science, II, Baltimore 1931, pp. 934-44; Serta Albertina, in Angelicum, 21 (1944), pp. 41-336; W. De Wulf, Storia della filosofia medievale, II, 2a ed., Firenze 1945, pp. 120-50.
Sulla teologia: M. Grabmann, op. cit., pp. 104-537; id., Mittelalter, Geistesleben, II, Monaco 1936, pp. 324-412; J. M. Vosté, S. A. M. sacrae paginae magister, I-II, Roma 1932-33; D. O. Lottin, Chronique de Théol. médiévale: S. A. le Grand, in Rech. de Théol. anec. et méd., 5 (1933), pp. 423-27; id., Commentaire des Sentences et Somme Théol. d’A. le Grand, in Rech. de Théol. anec. et méd., 8 (1936), pp. 117-53, (cf. D. H. Pouillon, La Summa de bono et le commentaire des Sentences d’A. le Grand, ibid., pp. 203-206).
9. IL CULTORE DELLE SCIENZE NATURALI
La proclamazione di A. a patrono dei cultori delle scienze naturali ha portato ad uno studio più ampio e più accurato del suo metodo e delle sue conquiste, che lo collocano fra i più geniali scienziati del suo tempo. E se è esagerato il dirlo addirittura il fondatore delle scienze sperimentali moderne, certamente ne fu un precursore esimio, che ad esse preparò la via.A non lasciò inesplorato nessun campo delle scienze naturali, dagli elementi e dai viventi sulla terra agli astri del cielo. Come metodo, batté in breccia il criterio cieco dell’autorità, pure senza negarlo a priori; voleva però che delle asserzioni altrui, fossero anche di Plinio, considerato allora come il massimo naturalista, ci si accertasse nel miglior modo possibile mediante l’osservazione personale e l’esperimento; il quale non deve essere fatto né una volta sola, né in una sola maniera, ma ripetuto variando le circostanze.
Di qui la sua diligenza nell’osservare tutto, nel verificare, nel raccogliere quanti più elementi potevano tornare utili alle sue ricerche. Potè così confutare moltissime teorie in voga, rivelatesi false dalle sue esperienze; determina più di 400 specie di piante; studia i fiori e la loro riproduzione; parla di agn. magnetico, di bussola, di acque termali; ha belle osservazioni sullo zolfo, il potassio, il nitro, il cinabro; sui processi di pietrificazione e della formazione del carbone; scopre il cordone nervoso ven-trale degli artropodi; nella teoria dei «temperamenti» quasi coincide con i «tipi costituzionali», che ci sono oggi delineati nella biotipologia, ecc.
Né lo scienziato, secondo A., deve arrestarsi ai fatti constatati e raccolti; ma risalire alle più intime cause; indi cogliere in ogni natura la finalità. Poiché lo studio della natura, anche spinto ai più minuti particolari, non può darsi una soluzione adeguata dei grandi problemi, nè rispondere a tutte le domande: «perché le cose, prese singolarmente e tutte insieme si presentano nella forma e nell’ordine, che ci appare il più conveniente e il migliore per esse?» Occorre dunque risalire a Dio, che le ha create così e così, conforme alla sua sapienza infinita; ogni cosa proviene da lui, secondo un ordinato disegno, ed è quello che è, perché in questo modo è in armonia con la finalità dell’universo.
S’è detto che A. è un commentatore pedissequo di Aristotele. Certo lo segue passo passo, ma lo arricchisce di nuove osservazioni, di nuove interpretazioni, di aggiunte; nè esita a scostarsene quando occorre. Nella sua opera si riscontrano ancora lacune e talora ingenue credulità, fondate sul racconto di coloro che interpellava; e se nega fede a Plinio, ne presta invece a persone che ritiene perire e non lo sono, ad es. in alcuni fenomeni e fatti di astronomia, di caccia, di pesca, di riproduzione. Così pure il «metodo sperimentale»

va inteso come l'epoca comportava; tuttavia ad A. va riconosciuto il merito indiscutibile di aver proclamato e attuato, pure con qualche errore, un sano metodo di indagini e di studi. - Vedi Tav. LVI.
va inteso come l’epoca comportava; tuttavia ad A. va riconosciuto il merito indiscutibile di aver proclamato e attuato, pure con qualche errore, un sano metodo di indagini e di studi. — Vedi Tav. LVI.