ALCIMO. - Contemporaneo e antagonista di Giu- da Maccabeo (v.). Cambiò il suo nome ebraico 'Eljá- qim (o Jehôjâqim) nel greco "Ἀλκμὸς per ostentare la sua adesione alla politica di elenizzazione della Palestina instaurata dai Seleucidi. Di stirpe sacerdotale, ma non della famiglia dalla quale si sceglieva il sommo sacerdote, ambì l'altissima carica spalleggiato dai Giudei elenizzanti e dalle armi del re siro. Fu insignito della dignità agognata da Lisia, che governava a nome del giovane re Antioco V Equatore (163-62 a. C.). Poco dopo (metà del 161 a. C.) riuscì ad ingraziarsi Demetrio I Setore (162-50 a. C.), che aveva soppresso i suoi protettori, e ottenne l'aiuto del generale Bacchide per essere immesso a viva forza in carica a Gerusalemme che era nelle mani del Maccabeo. Un primo successo di Bacchide fu rintuzzato da Giuda che resistette anche quando le operazioni furono riprese da Nicanore che morì sul campo (v. ADARSA). A. ottenne un secondo intervento di Bacchide, il quale, con una grossa armata, ebbe ragione del prode Maccabeo che peri gloriosamente. A. poté finalmente spadroneggiare e tentare anche una riforma del culto; ma mentre abbatteva «il muro del cortile interno del Santuario» fu colpito da apoplessia (159 a. C.). I Mach. 7, 5-50; 9, 1-57; II Mach., 14, 3-27. Salvatore Garofalo.