ALECSANDRI, VASILE. - Scrittore ed uomo politico romeno intimamente legato alla vita politica ed artistica del suo popolo, n. nel 1819, m. nel 1890. Rivoluzionario del '48, combatté in Crimea. Da ministro degli Esteri sostenne vivamente presso Napoleone III e Vittorio Emanuele II la causa dell'indipendenza e dell'unità nazionale. La nomina a ministro plenipotenziario lo riportò più tardi in Francia per altri
cinque anni, al termine dei quali si ritirò nella quiete della sua Mircesti, ove morì.
Di natura equilibrata e riservata, conservatore in politica e patriota sincero, predilesse e conobbe con certa larghezza la letteratura francese (in Francia conseguì, infatti, il baccellierato), sentendone per tutta la vita profondo l'influsso, mentre dall'Italia, cui lo la gava uno spontaneo entusiasmo e il ricordo del suo romanzo d'amore con Elena Negri, non derivò che un filone di esotismo di carattere paesistico (Il lago di Como, La gondola che passa, ecc.) o patriottico, come nei versi A Polestro, A Magenta, A Solferino, Al bersagliere morente, scritti durante la campagna del '59 dei cui eventi fu testimone diretto.
Poeta sincero sebbene di non alto volo, la cui visione è sovente turbata da ricordi letterari, benemerito primo editore di canti popolari romeni finemente elaborati (1866), cantore appassionato delle glorie nazionali, ha lasciato parecchie raccolte di intonazione puramente lirica (Doine si lâcrâmiare, Suvenire, del 1842-52), o folkloristico-patriottica al pari che erotica (Mârgâritârele, del 1852-62 e Ostasii noştri si legende noua, del 1880) o epico-leggendaria (Legende, Varii) realizzando la sua più alta nota di poesia nei Pasteluri (1862-75) di vivace color locale od esotico, in cui spesso si insinua il ricordo di Lamartine, di Hugo e talora anche di Gautier. Ed influssi francesi vari e contraddittori, da Molière a Scribe, Labiche, Hugo, Augier, permeano addirittura la sua produzione drammatica, cui appartengono tre drammi in versi (Despot-Vodâ, Ocidin, Fântâna Blandusiei) e numerose commedie.
Legato affettuosamente al movimento provenzale dei felibri (Mistral tradusse in provenzale alcune sue poesie) scrisse un Canto della razza latina (Cântecul gintei latine) che fu premiato alle feste internazionali latine di Montpellier (1882).
Viaggiatore appassionato, oltre una novella giovanile di argomento italiano, La fioraia fiorentina, ci ha lasciato le prose spigliate dei suoi giornali di viaggio e relazioni delle sue missioni diplomatiche. Per incarico di re Carol organizzò l'Accademia romena sul tipo dell'Istituto di Francia.
Jole Scudieri Ruggieri