ALEMAN, LOUIS, beato, - Cardinale, arcivescovo di Arles, n. ad Arment (Bugey, in Francia) verso il 1390, m. a Salon (Bouches-du-Rhône) il 15 ott. 1450. Conseguì il dottorato in decreti in Avignone nel 1414; giovinetto ancora ottenne benefici ecclesiastici, fu presente al Concilio di Pisa nel 1409 poi a quello di Costanza, dove fu eletto custode del Conclave in cui fu eletto Martino V (1417). Il nuovo pontefice il 22 giugno 1418 lo nominò vescovo di Maguelonne e lo consacrò egli stesso a Mantova il 20 nov. Là rimase alla corte papale, durante la dimora del Papa a Firenze ebbe incarichi per la pacificazione degli Stati pontifici e nel 1423 trattò con la città di Siena a proposito del concilio che da Pavia fu trasferito colà. In quest'anno il 3 dic. egli fu trasferito alla sede arcivescovile di Arles. Era governatore a Bologna, quando il 26 maggio 1426 fu creato cardinale di S. Cecilia e colà ricevette il cappello il 12 giugno e tenne l'ufficio come legato. Però, secondo C. Ghirardacci (Storia di Bologna, in Rer. Ital. Script., XXXIII, 1, Città di Castello 1932, p. 3 sgg.) per la sua avarizia si rese inviso al popolo. Di ciò profittò la potente famiglia dei Canètoli, che nel giugno 1428 lo prese prigioniero nel palazzo; liberato lasciò Bologna il 23 ag. accompagnato dagli anziani e dai nobili.
Egli era anche vicecamerlengo e mostrò quali erano le sue tendenze, quando fece opposizione alla bolla con la quale Eugenio IV il 12 nov. 1431 scioglieva il Concilio di Basilea che aveva in quei mesi incominciato ad adunarsi. Poi, il 25 luglio 1432, nella chiesa di S. Giacomo di Scossacavalli egli e con lui altri quattro cardinali, dopo avere ricordato di avere chiesto ripetutamente al Papa il permesso di portarsi a Basilea, professavano di aderire al Concilio, nominando i loro procuratori perché li rappresentassero (Hefele-Leclercq, VII, p. 753).
Più tardi quando nella XII sessione (13 luglio 1433) il Concilio intimava al Papa di presentarsi a Basilea, l'A. insieme col card. Giovanni Casanova, travestito, lasciava Roma e si imbarcava ad Ostia su una galera messa a disposizione dal duca di Milano, ostilissimo ad Eugenio IV (ibid., p. 811).
Avvenuta la momentanea riconciliazione di Eugenio IV col Concilio (bolla 15 dic. 1433), l'A. con il consenso del Papa partecipò al Concilio nel quale egli ben prestò operò come il vero sostenitore e capo del partito conciliare «allo scopo di elevare il Concilio a stabile autorità che riunisce in sé ogni potere e facoltà sovrana e condannasse il Papa ad una posizione secondaria e subordinata» (Pastor, I, p. 312). Quando il Papa ebbe dato, a proposito di certe contese della Chiesa di Grasse in Provenza, una sentenza contraria a quella del Concilio, l'esasperazione dei conciliari giunse allora a tal punto da inviare il 20 genn. 1436 a Firenze presso Eugenio IV l'A. insieme con l'arcivescovo di Lione ed il vescovo di Luceca per intimargli di ritirare quanto aveva fatto contro il Concilio (Hefele-Leclercq, VII, p. 919).
L'A. si presenta ormai come il capo-partito di coloro che s'erano proposto di ostacolare ogni accordo col Papa nell'intento di riservare esclusivamente al Concilio la soluzione delle questioni che preoccupavano in quel momento la cristianità; a Basilea infatti si voleva che le trattative per la riunione dei Bizantini si svolgessero secondo le iniziative del Concilio a Basilea stessa, in Savoia e preferibilmente in Avignone; la decisione in proposito fu formulata il 5 dic. 1436 dall'A. Questi diventato ormai capo-partito contro il card. legato Cesarini, presiedette la congregazione generale del 23 febbr. 1437 in cui fu deciso l'invio di una ambasciata a Costantinopoli a tale proposito. E poiché Eugenio IV non intendeva seguire il Concilio su questa via e condusse innanzi per suo conto le trattative con i greci, l'A. con la sua fazione osò citare il Papa a comparire dinanzi al Concilio entro sessanta giorni e rendere conto della sua disobbedienza, del suo malgoverno ed abuso d'autorità (31 luglio 1437). Poiché Eugenio IV aveva trasferito il Concilio a Ferrara (18 sett.), a Basilea si osò il 10 ott. constatare la sua contumacia, continuare il processo contro di lui e giungere il 16 maggio 1439 (sessione XXXIII) alla solenne deposizione; e poiché quel giorno erano presenti solo sette vescovi, l'A. fece collocare ai posti dei vescovi assenti le reliquie dei santiti di Basilea, e dichiarare che il Concilio avrebbe continuato i suoi lavori. Il più importante era ormai quello dell'elezione di un nuovo papa; e poiché di cardinali non vi era a Basilea che l'A., fu deciso il 24 ott. di aggiungere altri 32 elettori, ed insieme elessero il 5 nov. l'antipapa Felice V. Così si apriva ufficialmente un'altra volta lo scisma in Occidente. L'A. si diede a tutt'uno per cercare l'adesione al Concilio di tutte le nazioni occidentali ed in particolare della Germania. Dal canto suo Eugenio IV il 23 marzo 1440 dichiarò Felice V eretico e scismatico e l'A. l'11 apr. fu privato del cardinalato. Questi continuò nella sua precedente condotta finché, morto Eugenio IV ed eletto Niccolò V, si venne alla pacificazione. Il Concilio trasportato da Basilea a Losanna fu sciolto, Felice V rinunciò (7 apr. 1449) ed anche l'A. il 19 dic. 1449 riebbe il cardinalato. Uomo del resto eccellente, egli ebbe il torto gravissimo di ostranzi nel proposito di far prevalere sino all'ultimo la falsa teoria della superiorità del concilio sul Papa che aveva fatta sua probabilmente durante il soggiorno a Costanza e di portarla alle estreme conseguenze senza preoccuparsi del fatto che essa conduceva senz'altro ad un'antarchia tumultuosa e rivoluzionaria. Morto pochi mesi dopo, il suo sepolcro nel convento dei Frati minori fu oggetto di venerazione popolare e si disse vi si operassero miracoli. Nella sua bolla del 7 apr. 1527 Clemente VII decise l'A. «pro beato colì et venerari posse» (cf. Acta SS. Iulii, I, Venezia 1746, pp. 491-92; Septembris, V, ivi, pp. 436-62); infatti in alcune diocesi della Francia è venerato al 17 sett.