ALFONSO X, el Sabio (il Sapiente), di CASTIGLIA. - N. nel 1221 e m. nel 1284, successe al padre Ferdinando III il Santo, nel 1252. Preoccupazioni militari e lotte politiche ne contristarono il regno: le sue aspirazioni imperiali, mal tollerate in patria (della sua infelice candidatura non gli rimase che un ricordo in quel titolo di rex electus Romanorum di cui ebbe l'in-genua vanità di adornarsi) gli procurarono amare del-lusioni; all'interno ne turbò la pace l'insubordinazione della nobiltà eccitata da sfrenate ambizioni, che egli
vanamente tentò placare con ampie concessioni; aspirò invano a portar fino in Africa le forze della reconsulita; fu amareggiato dalla ribellione del secondogenito Sancio, che ottenne di succedergli calpestando i diritti dell'infante de la Cerda (erede del primogenito Ferdinando morto prematuramente nel 1275 e sostenuto dal re di Francia). Deposto infine dalle «cortes» di Valladolid, finì con l'invocare il soccorso del sultano del Marocco.
Maestro di legge e di dottrina, incerto e inabile in pratica con la sua politica instabile e dubbia, nessuna delle sue aspirazioni più care riuscì a realizzare nel suo lungo regno, di cui tuttavia assai alto è il significato sul piano della cultura. Uomo di vasto sapere e di larga tolleranza, si valse, senza distinzione di razza, nazionalità o religione, dell'opera di dottri collaboratori che chiamò alla sua corte per realizzare una vasta impresa di sistemazione della cultura a base di traduzioni e compilazioni e commenti di numerose opere giuridiche storiche e scientifiche.
Fortunata e feconda fu, infatti, la sua azione tendente a unificare la molteplice e incongruente legislazione dei fueros municipali, quale già aveva raggiunta Ferdinando III e che si tradusse in quel formidabile corpus giuridico che è il libro delle Siete Partidas, per secoli rimasto unica fonte del diritto, ed in cui si armonizzano e compenetrano diritto romano e canonico, Digesto e Decretali, Codice giustiniano e Fuero Juzgo. Allo stesso spirito di unificazione si ispirano l'Espéculo, il Fuero real ed altre raccolte minori.
La stessa larghezza di intendimenti ispirò nel campo della storiografia la redazione della General Historia rimasta interrotta alla narrazione dell'ascendenza della Vergine Maria, in cui son messi a profitto, con logica adesione ai principi universalistici del re sante, la Bibbia ed i classici, gli storici arabi al pari di s. Agostino, ed i maggiori scrittori ed opere medie, vali da Orosio a Giovanni di Garlandia e a Luca Tundense, dal Roman de Troie al Libro de Alexandre.
Ugual tentativo di organizzazione unitaria sta a base della Crónica general in cui la storia della Castiglia si inquadra in quella di tutta la penisola.
Fra le opere scientifiche, accanto ai Libros del saber de astronomia cui appartengono quelle Tablas alfonsinas che ebbero fama in tutta Europa fino al sec. XVI, non va dimenticato il Lapidario, mentre al gruppo delle opere varie ed amene appartengono, fra l'altro, la traduzione del Calila e Dimna, l'opera intitolata Poridad de las Poridades, i Libros de ajedrez, dados e tablas il Bonium o Bocados de oro, il Libro de la Montería.
Protettore di musici e poeti e poeta egli stesso, raccolse attorno a sé poeti di Spagna e stranieri, accolse G. Riquier come B. Calvo, in gara con essi in delicate convenzionali poesie d'amore o in satire sfacciate e «di scherno» osceno: poesia, tuttavia, che egli, contravvenendo al suo tentativo di unificazione linguistica (per cui aveva imposto il castigliano come lingua ufficiale), coltivava in quella lingua gallego-portoghese che era ormai generalmente adottata nella lirica in tutte le regioni della penisola. Ben più ricco è il suo canzoniere sacro (oltre 400 componimenti), composto in lode della Vergine, di cui attinse spunti e motivi da raccolte latine, tradizioni spagnole e poesie volgari, che vi si distendono in ricca varietà di forme metriche, e di cui non stonano i tocchi realistici precisi e pittoreschi che l'atmosfera di ingenua devozione pare addolcire e velare. In esso egli si rivela uno dei più sinceri e fervidi cantori della Vergine, che ha esaltata con accenti e motivi che saranno in seguito più volte ripresi ed elaborati nella poesia.
A. García Solalinde ha pure curata una antologia delle opere del re Sapiente (J. X. Antología de sus obras, 2 voll., Madrid 1922).
Letteratura: A. F. G. Bell, The Cantigas de S. María, ed. A. X. in Mod. Lang. Rev., 10 (1915), pp. 338-348; A. G. Solalinde, Intervención de A. X en la redacción de sus obras, in Rev. de fil. esp., 2 (1915), pp. 283-288; J. Ribera, La música de las Cantigas, Madrid 1922; J. M. Dihigo, Las Siete Partidas, Estudio linguístico, in Rev. de la fac. de filos. y cienc., L'Avana 1923; E. F. Dexter, Sources of the Cantigas of Alfonso el Sabio, W. Consin 1926; R. Rübeckamp, Die Sprache der altgalizischen Cantigas de S. María von A. X el Sabio, Amburgo 1933; J. A. Sánchez Pérez, A. X. el Sabio, Madrid 1935 (comprende uno studio, un'antologia ed una bibliografia); H. Anglés, La música de las Cantigas de S. María del rey A. el Sabio, Barcelona 1943; S. Pellegrini, A. X. re di Castiglia, in Glauco, 1 (1945).
Jolc Scudieri Ruggieri