ALGERO DI LIEGI

ALGERO di LIEGI. - Teologo e canonista (1602-1131). N. in una regione particolarmente attaccata al-l'imperatore e quindi fortemente oscillante tra la politica imperiale e quella pontificia, visse tutto il dramma delle investiture. Scolastico di s. Bartolomeo di Liegi, nel 1101 fu promosso canonico di S. Lamberto dal vescovo Otterbo, ligio all'imperatore Enrico IV, che solo nel 1106 si sottomise al Papa facendo cessare lo scisma. Allora tutti, popolo e clero, passarono al partito gregoriano: in questo momento appunto A. scrisse il De misericordia et iustitia a difesa delle disposizioni canoniche di Gregorio VII e per delineare i rapporti tra Papa e Imperatore. Diffusasi la sua fama in Germania, egli venne richiesto da vescovi tedeschi, ma, uomo senza ambizione, preferì rimanere in patria. Alla morte di Otterbo (1119) una nuova divisione di animi si determinò per l'elezione del successore: A., ormai stanco di tante lotte si ritirò a Cluny, che proprio in quel momento godeva pace e prosperità sotto il saggio governo di Pietro il Venerabile. Vi ebbe l'ordinazione sacerdotale e vi si preparò alla morte, meritando un lusinghiero elogio del suo santo abate. Il suo biografo e collega nel capitolo, Nicola di Liegi, così tratteggia la figura di A.: «Erat subtilis ingenio, facundus eloquio, in proposito stabilis et quod his omnibus est pretiosius existimabatur et erat tam fide quam doctrina catholicus» (Elogium Alg., Leod.: PL 180, 737).

Sorvolando sulle lettere e sul De dignitate Ecclesiae Cathedralis perduti, come sul De libero arbitrio e sul Liber Sententiarum Magistri A. di dubbia autenticità, bisogna soffermarsi sulle due opere, che legano il nome di A. alla teologia e al diritto. Sopra si è indicata l'occasione in cui scrisse il De misericordia et iustitia, pubblicato per la prima volta da dom Martène nel 1717 e riprodotto in PL 180, 857-908. L'autore esordisce rilevando la forte antinomie dei canoni: alcuni sono molto severi, altri troppo miti, tanto che nell'applicazione lasciano ondeggiare l'animo tra la condanna e il perdono. Questo contrasto, spiega A., è dovuto all'ignoranza delle circostanze, in cui furono prolungate le leggi canoniche: la Chiesa infatti talora perdona, mentre altre volte punisce perché tieni conto delle particolari contingenze, in cui il delitto fu commesso. Non è dunque la lettera ma lo spirito della legge che deve essere colto dai testi, onde armonizzarli: «Ad haec elaboratio, ut in canonibus adeo intentionis, utilitatis, veritatis eluceret unitas, ut nullam contrarietatis discordiam pararet aliqua eorum diversitas» (col. 858). L'opera è divisa in tre parti (comprendenti 358 capitoli): nella prima tratta della misericordia, ossia dell'indulgenza accennando ai casi in cui deve essere usata, nella seconda parla della giustizia, ossia del modo di applicare lo «strictum ius», nella terza affronta la scottante questione delle eresie e del valore dei sacramenti amministrati dagli eretici. Il libro, più che speculativo, è d'indole pratica, tenendo presenti le speciali difficoltà in cui si dibatteva A. dopo la sua sottomissione al Papa: occorreva risolvere molti e delicati casi di preti scomunicati, simoniaci, ammogliati. L'opera oggi desta un particolare interesse come uno dei primi saggi della teoria dell'interpretazione della legge. In essa A. seguì, per risolvere le divergenze d'interpretazione, un metodo derivato da quello di Abelardo, detto del «sic et non», che fu poi seguito anche da Graziano; ed è inoltre importante come collezione di fonti giuridiche canoniche avendo A. raccolto in essa, servendosi peraltro anche di varie collezioni anteriori, molti testi di Padri, 125 decretati, e frammenti di lettere di S. Gregorio Magno (nel Decreto di Graziano, un centinaio di testi e 16 dicità sono desunti dall'opera di A.).

Come teologo sarà sempre ricordato per il suo De sacramentis corporis et sanguinis dominici contenuto in molti codici, stampato per la prima volta da Erasmo nel 1530 a Friburgo in Brisgovia con l'opera analoga di Guittmondo di Aversa, allo scopo di contrapporre alle innovazioni dei Protestanti la dottrina di quattro secoli prima. Seguirono molte altre edizioni fino a quella del romanese Ulmmer (1561), riprodotta dal Malou (1847), dal Migne, (PL 180, 737-856) e dal P. Hurter, (SS. Patrum opuscula selecta, XXIII, Innsbruck 1873, pp. 58-370). L'opera, redatta tra il 1110 e il 1121, è divisa in tre libri: il primo e più importante tratta de veritate et virtute corporis Christi in 22 capitoli. Dopo un'introduzione sull'importanza dell'Eucaristia nell'economia divina (cap. 1-3) vengono particolarmente studiati i due aspetti di verità e di figura nel mistero eucaristico: l'idea dominante è limpida, non altrettanto gli svolgimenti; tre concetti però si susseguono con sufficiente chiarezza: il corpo di Cristo è presente in sacramento (cap. 4-8), lo stesso corpo nato da Maria (cap. 9-16), la presenza sacramentale non nuoce alla realtà del corpo nato dalla Vergine (cap. 17-22). Il secondo libro (10 capitoli) è costituito da una serie di quaestioni, dalle quali si ricavano delle preziose chiarificazioni complementari II terzo (14 capitoli) tratta del valore dei sacramenti «extra Ecclesiam» e ne difende con serrata argomentazione la validità. In quest'opera, oltre una vigorosa affermazione della reale presenza, cui è dimostrata non nuocere l'indole figurale del sacramento, sono abbozzate le dottrine della transustanziazione e della permanenza degli accidenti, come un preludio delle sinestesi del sec. XIII. Sulla questione del sacrificio è seguita la linea agostiniana con questa felice formula: «Christus in sacramento quotidie non passus sed quasi pati repraesentatus» (PL 180, 787). Ancor più felici sono le parole con cui è espressa la partecipazione dei fedeli al sacrificio della Messa: «In altari Ecclesia concorporalis et consacramentalis est Christo» (ibid., 847).

Lo scolastico di Liegi chiude degnamente la schiera dei grandi avversari di Berengario di Tours (m. nel 1088) e merita l'elogio di Pietro il Venerabile: se intorno all'Eucaristia Lanfranco scrisse bene plene et perfecte, se Guittmondo melius plenius et perfectius, Algero optime plenissime et perfectissime (Contra Petrobrusianos: PL 189, 788).

BIBL.: P. Couchic, La querelle des investitures dans les diocèses de Liège et de Cambrai, 2 voll., Lovanio 1890; U. Berlière, s. V. in DTHC, I, 1, coll. 827-28; A. Amanieu, s. V. in DDC, I, coll. 390-403; M. Manitius, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters, III, Monaco 1931, pp. 100-105; P. Fournier-G. Le Bras, Histoire des collections canoniques en Occident, II, Parigi 1932, pp. 329-32 e 340-44; S. Kuttner, Zur Frage der theologischen Vorlagen Gratians, in Zeitschr. d. Savigny-St. f. Rechtsgesch., Kan. Abt., 23 (1934), pp. 246-52; L. Brigué, Alger de Liège: Un théologien de l'Eucharistie au début du XIIe siècle, Parigi 1936; id., Alger de Liège, in Studia Eucharistica DCC Ami a condito festo S. Miri Corporis Christi, cura et studio St. Axter, O. P., Anversa 1946, p. 47-61. Anonimo Piolanti.