AMALRICO (AMALRICUS, ALMARICUS, AMAURICUS), DI BENA

AMALRICO (Amalricus, Almaricus, Amauricus), di Bena. - Celebre teologo e filosofo francese del sec. XII, nativo di Bène (Bènes, Bennes) presso Chartres. Compì gli studi superiori a Parigi e si laureò alla Sorbona, ove, in seguito, affermò la sua personalità come professore. Per l'acutezza dell'intelligenza, per l'originalità del metodo, proclive alla critica e refrattario alle opinioni tradizionali, A. si impose all'ammirazione di tutti. Ma gli fu avversa la Università parigina, che l'accusò di eresia. Nel suo viaggio a Roma non gli riuscì di ottenere la protezione di Innocenzo III, dal quale anzi fu condannato. Ristornato a Parigi, si ritrattò solo apparentemente e morì poco dopo (nel 1205 o 1207), lasciando dietro a sé una schiera di seguaci chiamati amalriciani (a amalriani), i quali diffusero le sue teorie, sviluppandole ampiamente.

L'assoluta mancanza di scritti attorno al suo pensiero non consente di stabilire fino a qual punto si possano scrivere al maestro gli errori dei discepoli. Basandosi su quanto riferiscono il trattato anonimo Contra amauirianos (c. 1207-20), Guglielmo di Bretagna (m. nel 1227), Cesario d'Heisterbach (m. nel 1240), Enrico di Susa (m. nel 1271), Martino di Polonia (m. nel 1279), S. Tommaso d'Aquino e altri autori a lui contemporanei, i moderni generalmente si accordano nell'attribuire ad A. un panteismo assoluto, che si fonda sull'univocità dell'ente e che ricorda da vicino Scoto Eriugena, lo pseudo Dionisio e le sue fonti neoplatoniche, segnatamente Proclo e Plotino. «Come la natura di Abramo non è diversa ma identica a quella d'Isacco, così tutti gli esseri sono un solo essere e tutti gli esseri sono Dio » (Martino di Polonia). Da questa falsa concezione panteistica dell'universo gli amalriciani deducendo le conseguenze più estreme d'ordine dogmatico e morale. Vi aggiunsero le teorie di Gioacchino da Fiore (m. nel 1202) intorno alle tre età del mondo, dichiarando già incominciata la nuova era dello Spirito Santo, che abolisce i sacramenti e si incarna in ogni seguace d'A., il quale diviene per ciò stesso Uomo-Dio al pari di Gesù Cristo. Come lo Spirito Santo, che opera tutto in tutti, è assolutamente impeccabile, così l'uomo «spirituale» è immune da qualunque colpa e può lecitamente permettersi ogni azione peccaminosa. La legge della nuova è la legge dell'amore e qualunque atto, fosse pure il più abominevole, compiuto sotto l'impulso dell'amore non è peccato né passibile di pena nella vita futura. L'inferno è l'ignoranza, il paradiso è la conoscenza della verità, posseduta solo dagli amalriciani, per i quali non esistono né Sacramenti, né resurrezione futura.

Questi errori furono condannati per la prima volta nel 1210 assieme agli scritti di Scoto Eriugena ed ai libri di Aristotele sulla filosofia naturale, dal Sinodo di Parigi, che fece esumare ed allontanare dal cimitero il corpo d'A. Il quarto Concilio Lateranense (1215) proscrisse di nuovo la dottrina amalriciana dichiarandola «più insensata che eretica».

BIBL.: Fonti: Cesario d'Heisterbach, Dialogus Miraculorum, ed. Strange, I, Colonia 1851, pp. 304-307; Martino di Polonia, Chronicon Pontificum et Imperatorum, in MGH, Script., XXII, Hannover 1872, p. 438; H. Denifle e E. Chatelain, Churulium Universitatis Parisiensi, Parigi 1881, p. 71 ssg.; C. Beauckner, Contra Amaurianos. Ein anonymer, wahrscheinlich dem Garnerius von Rochefort zugehöriger Traktat gegen die Amalricaner aus dem Anfang des

XIII. Jahrhunderts, in Beiträge zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters, XXIV, 5-6, Monaco 1926

Studi: Ciro da Pesaro, Il Clarenco, Macerata 1921, p. 36 ssg.; F. Ueberweg-B. Geyer, Grundriss der Geschichte der Philosophie, II, 2ª ed., Berlino 1928, p. 250; G. C. Capelle, Amaury de Bène, Parigi 1932; M. De Wulf, Histoire de la philosophie médiévale, I, 6ª ed., Lovanio-Parigi 1934, pp. 240-42; C. Ottaviano, Joachimii abbatis liber contra Lombardum (scuola di Gioacchino da Fiore), Roma 1934, pp. 7-63. Emanuele Chietini