AMAN (EBR. HÄMÄN, PROBABILMENTE DI ORIGINE PERSIANA: «ILLUSTRE», «STIMATO»; FORSE CONNESSO AL DIO CLADISTICO HUMMAN)

AMAN (ebr. Hämän, probabilmente di origine persiana: «illustre», «stimato»; forse connesso al dio cladistico Humman). - Ministro onnipotente nella corte di Assuero (Serse I, 486-65) a Susa. Figlio di Hammedata (nome persiano; Volgata Amadathi), è qualificato (Esth. 3, 1.10) nel testo ebraico Agagita, nel testo greco Βουγαῖος. Il primo appellativo era è generalmente interpretato come geografico (di Agag, regione della Media scoperta da scavi recenti); altri, con gli antichi, vi vedono un termine patronimico: «discendente di Agag» re amalecita (I Sam. 15, 8). Neppure l'appellativo greco (già in Omero, Iliade, XIII, 824; Odissea, XVIII, 79, col senso di «miliantatore, spavaldo») risulta chiaro. Superbo e ambizioso, A. odiava l'ebreo Mardocheo, perché gli rifiutava, per motivi religiosi, l'onore, decretatogli dal re, della genuflessione, secondo l'uso persiano. Ma Esther sventò i piani di A. che voleva crocefiggere Mardocheo e uccidere tutti i Giudei; anzi, A. fu costretto a rendere onori pubblici a Mardocheo e, nel giorno che aveva stabilito per l'eccidio dei Giudei (13 di adar), fu fatto impiccare da Assuero come traditore, nel suo 12° anno di regno (474 a. C.). La vendetta dei Giudei si estese poi a tutta la sua famiglia e a quanti li perseguitavano (Esth. 3, 1.9, 16). V. PURIM.

BIBL.: Per il senso spirituale (A. figura dei nemici della Chiesa), cf. Rabano Mauro. In L. Esther: PL 109, 652-60; R. di Deutz, De victoria verbi divini, VIII, 13; PL 169, 1381; P. Renard, s. V. in DB, I, coll. 433-37. Angelo Penna