AMEDEO MENZE DE SYLVA, BEATO

AMEDEO MENZE DE SYLVA, beato. — Francescano, n. a Ceuta nel 1420 da Rodrigo Gomez de Sylva, principe reale di Castiglia e Isabella Menez della nobile famiglia di Villa Reale in Portogallo; onde viene detto ora spagnolo ora portoghese. Mori nel convento di S. Maria della Pace in Milano il 10 ag. 1482. È fratello della beata Beatrice de Sylva. Arruolatosi al comando di Giovanni II contro i Mori e gravemente ferito al braccio, nel 1442 si ritirò tra gli Eremiti di s. Girolamo in Guadalupe, dove rimase fino al 1452, quando, per divina ispirazione, si recò ad Assisi e chiese al ministro generale p. Angelo da Perugia l'ammissione nell'Ordine francescano. La domanda venne accolta solo tre anni più tardi, quando, morto il p. Angelo, gli successe il p. Giacomo da Mozzanica. Da questi, nel 1456, A. fu mandato al convento di S. Francesco in Milano, dove visse da solitario in compagnia di fra' Giorgio da Valcamonica. Da Milano, nel 1457, passò a Moriano Comense, quindi ad Orano, poi a Bressanoro. La vita edificante di A. destò l'ammirazione dei superiori che nel 1459 lo vollero sacerdote, della duchessa Bianca Maria Sforza, che lo mandò quale ambasciatore straordinario presso il papa Pio II per affari concernenti il bene spirituale dello Stato di Milano, e dei confratelli. Molti di questi, col beneficato dei superiori, si raccolsero attorno ad A. eleggendo a direttore e guida per una più stretta osservanza della regola francescana. Si trovò così a capo di quel movimento di riforma francescana che da lui venne detta «Congregazione degli Amedeiti». Sisto IV, pertinente del beato, lo volle a Roma, assegnandogli per dimora il convento di S. Pietro in Montorio. Per culto immemorabile, dalla Chiesa però non riconosciuto ufficialmente, è chiamato beato.

Gli Amedeiti, che alla morte del fondatore contavano 21 conventi, saliti poi a 39, con la bolla di Leone X Ile et tovennero nel 1517 uniti all'Ordine dei Frati Minori dell'Osservanza. Ma non essendo stati fusi ad esso, persistettero ancora in parte indipendenti, finché nel 1568 Pio V ve li incorporò completamente.

Dimorando a S. Pietro in Montorio, A. scrisse una opera di indole profetica rimasta inedita, dal titolo Apocalypsis nova, contenente 8 «ratti», cui si aggiungono 4 salmi, 4 cantici, 4 sermoni su s. Giovanni Battista e 10 altri sermoni ed esortazioni. L'originale è da ritenersi perduto; i manoscritti esistenti, ridondanti di puerilità e di errori dottrinali, sono ritenuti interpoli.

BIBL.: Acta SS. Augusti, II, Parigi 1867, pp. 572-606 (biografia anonima di A. del 1486); L. Wadding, Scriptores Ordinum Minorum, Roma 1906, p. 15; J. J. Sbarale, Supplementum et Castigatio ad Scriptores trium Ordinum s. Francisci, II, Roma 1908, p. 32; P. Sevesi, Beato A. Menez de Sylva dei Frati Minori, fondatore degli Amedeiti (Vita inedita di fra Mariano da Firenze e documenti inediti), in Luce e Amore, 3 (1911), pp. 529-42, 586-605, 681-710; A. de Serent, s. V. in DHG, II, coll. 1152-56;

P. Sevesi, Il Beato A. Menez de Sylva e documenti inediti, in Misericordia Franciscana, 32 (1912), p. 227 ssgr.: B. Galli, Il beato A. Menez de Sylva, Quaracchi 1923; L. Wadding, Annales Minorum, XIII, 2ª ed., Quaracchi 1932, p. 410 ssgr. (la 1ª ed. Eeidio Carciano)