AMEDEO V, conte di SAVOIA. - Figlio secondogenito di Tommaso di Savoia signore del Piemonte (a sua volta figlio cadetto di Tommaso I conte di Savoia) e di Beatrice Fieschi, nipote di papa Innocenzo IV, raccolse nel 1285 l'eredità dello zio Filippo I conte di Savoia, morto senza eredi. La sua ascensione al potere trovò qualche opposizione nel nipote Filippo, figlio del fratello maggiore Tommaso, e nel fratello minore Ludovico; ma egli li indennizzò cedendo di primo i possedimenti paterni di Piemonte ed al secondo il Vaud a titolo di feudo. La divisione degli Stati sabaudi in tre gruppi, stabilita da A., fu causa di guai per la dinastia. A. riuscì però ad accrescere i suoi domini sposando Sibilla di Bagli signora della Bresse, territorio che fu economicamente assai utile ai Savoia. A differenza dei suoi predecessori che avevano sentito fortemente l'influsso della corte inglese con la quale avevano legami stretti di parentela, A. si accostò notevolmente alla monarchia francese che appariva egernone nei territori del vecchio regno di Arles, tra le Alpi ed il Rodano. Perciò il conte di Savoia militò con Filippo IV il Bello contro gli Inglesi nelle guerre di Fiandra, cercando poi di interporsi come mediatore tra le due parti. Non riuscì però ad ottenere alcun vantaggio dalle sue relazioni francesi: il re di Francia Filippo IV il Bello si comportò con molta prudenza nei contrasti tra la Savoia e il Delfinato, cercando di non appoggiare né l'una né l'altra parte.
Il secondo matrimonio di A. con Maria di Brabante diede grande importanza alla politica sabauda, quando il cognato del conte, Arrigo di Lussemburgo, diventò re dei Germani (1308). Nella discesa di Arrigo VII in Italia, A. ebbe una parte importantissima e l'imperatore gli attestò la sua gratitudine dandogli il titolo di principe dell'Impero e riconoscendogli il possesso, teorico per allora, di Asti. Dopo la morte di Arrigo VII, il conte di Savoia si riaccostò nuovamente alla corte francese presso la quale soggiornò a lungo, mentre al governo degli Stati presiedevano i suoi luogotenenti. In Piemonte seguì una politica di accordo con i Visconti, senza però lasciarsi trasportare a rottura aperta con re Roberto d'Angiò, contro il quale tuttavia permetteva al nipote Filippo di Acaia di svolgere la sua attività militare. Quanto alla sua politica religiosa sono da ricordare le relazioni burrascose col vescovo di Ginevra per il possesso della città, e il viaggio ad Avignone per trattare col papa Giovanni XXIII il disegno di una crociata. Là lo colse la morte, il 16 ott. 1323. Altacomba (v.).