AMEDEO VI, conte di SAVOIA, detto il CONTE VERDE. - Figlio di Aimone conte di Savoia e di Iolanda di Monferrato, n. il 4 genn. 1334 a Chambéry. Rimase assai presto orfano di madre (1342) e di padre (1343); sino alla maggiore età (1348) governarono per lui i due tutori Ludovico II di Savoia-Vaud ed Amedeo III conte del Genevese. La sua minorità segnò una grave crisi per la dinastia sabauda, perché in quegli anni la monarchia francese riuscì ad impadronirsi del Delfinato, sì da aggirare lo Stato sabaudo e minacciarlo nella sua esistenza. Contro tale situazione do-
dovette reagire il giovane A., e non con l'azione militare, ma con l'attività diplomatica e politica. Egli riuscì col trattato di Parigi (1355) a regolarizzare i confini con il Delfinato, in modo da toglier di mezzo ogni motivo di lotta, mentre con l'acquisto del Faucigny eliminava il pericolo di una intromissione francese nei suoi domini. Prudente, sposò una principessa francese, Bona di Borbone, sì da rendere cordiali i suoi rapporti con la corte di Parigi, ma presto mise in massimo rilievo i suoi legami con l'impero romano-germanico, quale vassallo e vicario imperiale, allo scopo di contrapporre giuridicamente l'influsso tedesco a quello più vicino e più pericoloso della Francia. Reagi contro le tendenze disgregatrici della Casa, riassorbendo i domini del ramo Savoia-Vaud e stringendo energicamente a sé i principi del ramo Savoia-Acaia desiderosi di creare nei loro domini di Piemonte uno Stato indipendente. Con abile gioco diplomatico cercò di sottrarre i marchesi di Saluzzo e di Monferrato all'influsso dei Visconti di Milano; poi non esitò ad impegnare una lunga lotta diplomatica e militare con Galeazzo II e Bernabò Visconti per respingerli dal Piemonte occidentale e sottrarre loro gli ultimi domini che gli Angioini avevano in Piemonte. Così riuscì a rivendicare alla Casa i due caposaldi importantissimi di Biella e di Cuneo.
Aveva fatto voto di andare crociato in Oriente, e nel 1366 non esitò ad organizzare da solo una spedizione di soccorso al cugino imperatore di Bisanzio, Giovanni V Paleologo, combattendo prima contro i Turchi a Gallipoli e poi contro i Bulgari. Dal cugino ottenne la promessa che avrebbe abiurato l'eresia greca e sarebbe ritornato all'ortodossia romana. Per questo nel 1367, rientrato in Italia, visitò papa Urbano V e lo riaccompagnò solennemente a Roma, dove il Papa ritornava dal lungo esilio di Avignone. Giovanni V in realtà nel 1369 venne in Italia ed a Roma celebrò la riunione delle due Chiese. A. aveva conseguito tale prestigio in Italia che negli anni seguenti il Papa lo nominò capo della lega papale-italica contro i Visconti; così più tardi, nel 1381, Genova e Venezia si rivolsero alla sua mediazione per i loro dissidi orientali. Nel 1382 si accordò con Luigi d'Angiò per la riconquista del regno di Napoli, ma morì durante la spedizione a S. Stefano di Campobasso, il 1º marzo 1383. La sua salma fu trasportata in patria e Altacomba (v.).