AMENOPHIS III E IV (AMEN-HOTEP O AMEN-HOTEP, RESO DAI GRECI AMENOTHÉS E AMENOPHIS: «PACE DI AMMONE »)

AMENOPHIS III e IV (Amen-hotep o Amen-hotep, reso dai Greci Amenothés e Amenophis: «pace di Ammone »). - Faraoni (7° e 8°) della 18a dinastia egiziana (1410-1358 a. C.).

A. III. - Figlio adottivo di Thutmosis IV, salì al trono giovanissimo ed ebbe un regno glorioso e tranquillo di 36 anni (1410-1375 ca.).

Tranne una spedizione militare contro il paese di Kuš che gli diede molti profitti e bottino di guerra, tra l'altro molto oro, la sua politica estera fu pacifica. Svolse un'azione diplomatica chiaroveggente, continuatrice della politica del suo predecessore. Per combattere l'espansionismo hittita si alleò con i Mitanni. Ricercò anche altre alleanze, della Babilonia e Assiria e di Amurru. Le richieste di aiuto dei principi vassalli di Siria al faraone, nei momenti del pericolo, ebbero solo risposte evasive o qualche rimprovero allo Stato disturbatore della pace. La Siria si sottraeva sempre più all'influsso egiziano. Quando A. III morì, la nuova potenza hittita diventava per l'Egitto un pericolo, reso ancora più grave dal disinteresse politico del suo successore. Giustino Boson

A. IV. - Figlio e successore di A. III; secondo alcuni sua madre Teje o Ti, associata nei documenti ad A. III, era scimita. Sposò Nefret-Itj, figlia del re babilonese Burnaburiaš III (ca. 1385-1361), e Taduhapa vedova di A. III figlia del re Tušratta del Mitanni. Malaticcio, morì prima dei 35 anni. Dedicò tutto il suo regno (1375-1358) alla riforma religiosa per cui fu detto il faraone «eretico»: la propagazione del culto unitario del disco solare, Aton.

«Tra i faraoni fu senza dubbio l'uomo più notevole» (R. Kittel, Gesch. des Volkes Israel, I, 7a ed., Stoccarda 1932, p. 355). Orientandosi verso una forma di monoteismo universalista e una religiosità più spirituale, A. IV volle AMMONIO (v.) e dei suoi sacerdoti, pur avendo suo padre costruito le maestose torri del tempio di Ammone a Tebe, e prescrisse l'adorazione del solo Aton o dio Sole, sotto l'immagine del disco solare raggiante, fonte d'ogni vita.

A questo dio di tutti, vivificatore e benefattore degli uomini, A. IV scioglie un bell'indo di tonalità monoteistica («O Dio unico, senza uguale...») conservato in molte copie scolpite nei templi del dio, inciso tutto o in parte su tutte le tombe di Tell el-Amarnah, in cui echeggiano incessanti le parole «luce, verità, amore, vita»: è il più interessante documento religioso dell'antico Egitto. Quest'anno, che molti accostano a Ps. 103 (104), presenta analogie con l'inno dei Babilonesi a Samas (P. Dhomre).

A. IV assunse il nome di Ech-en-aton («colui che piace ad Aton») e si costruì, abbandonando Tebe dopo 4 anni di regno, la nuova capitale Achet-aton («orizzonte di Aton»), a metà strada tra Menfi e Tebe, a ca. 10 km. a nord di Ermopoli.

Questo centro del nuovo culto, i cui resti ben conservati furono riesumati dagli scavi di Tell el-Amarnah, costruito frettolosamente a mattoni crudi, non sopravvisse ad A. IV. Il faraone riformatore diede nuovo e originale impulso all'arte: la pittura e la scultura si modellano sul vero; begli esemplari sono i ritratti di A. IV con la madre, la moglie Nefret-Itj e le sei figliuole. Nell'arte come nel pensiero, A. IV ci appare «moderno».

La riforma di A. IV, notevolissima per il significato filosofico-religioso, naufragò alla morte del giovane ardito monarca. Combattendo il culto di Amon-Ra, di cui fece distruggere le immagini e scalpellare il nome, abolendo i sacerdoti di Ammone e incamerandone i beni ingenti, A. IV urtava troppi interessi. Benché il suo dio fosse in realtà l'antica divinità solare di Eliopoli Hor-achet (Horo dell'orizzonte), e coincidesse con Ra, ponendolo come unico, A. urtò credenze egiziane fondamentali. Il suo secondo successore e genero Tutanchaton si affrettò, poco dopo il suo avvento, a mutare il suo nome in quello di Tutanchatmân, a tornare a Tebe e a ripristinare il culto di Ammone. Al disordine e alla decadenza politica causati dal «periodo di Tell el-Amarnah» rimediò poi l'energico faraone Har-em-heb (ca. 1340-1320).

Per la conoscenza del tempo, delle idee e dei metodi di A. IV, sono preziosi i monumenti e le lettere d'archivio di Tell el-Amarnah (

V. AMARNA)

Vedi Tav. LXXXIV.
BIBL.: P. Dhomre, La religion assiro-babylonienne, Parigi 1910, p. 55 ss.; C. Lagier, Le pharaon du disque solaire ou la révolution de Tell-Amarra, in Recherches de science relig., 4 (1913), pp. 207-341; T. E. Peet e C. J. Walley, The City of Akhenaton I, Londra 1923; Ed. Naville, La religion d'A. IV, in Revue d'hist. et de philosophie, 4 (1924), pp. 207-313; R. Paribeni, Tell el-Amarra, Roma 1932; A. de Buck, Le liquidative van Echnaton, vormingswerk, in Yaarboek «Ex Oriente Lux», 8 (1942), pp. 569-588. - Il riformismo di A. IV è stato romanizzato da D. Merezkowski, Messia (trad. ital.), 2 voll., Milano 1938. - Antonino Romeo AMENTI (egiz. jmn.tj.t «la contrada occidentale», copto amenti, greco ἀμέλθονθης). - È il nome che porta la regione dei morti nell'antico Egitto (Plut., De Is., 20). Concetto antichissimo in Egitto è che il sole che spunta all'alba ad oriente trovi in occidente la morte, ed al sorgere e al tramontare del sole è identificata la vita dell'uomo. Anche questi come il sole morrà, ma per risorgere come lui ad una nuova vita. Più tardi si diffonde il concetto che il sole non muoia, ma percorso il cielo durante il giorno, scenda nella barca della notte per il fiume sotterraneo; sotto la terra non soffia alito di vento che spinga la barca, ma le anime dei defunti nuotando per il fiume la trascinano fino all'oriente, da dove il sole spunta al mattino. I morti, come abitanti di questa regione, sono chiamati gli occidentali; «primo degli occidentali» è Osiride. L'aspetto della contrada è quello di una fortezza turrita; alle sue porte vigilano dei custodi. All'interno si trovano i giudici delle anime, che esaminano l'anima e pesano il cuore e, a seconda dei meriti e delle colpe, assegnano un premio o infliggono un castigo. L'anima, che alla morte dell'uomo sarà stata giudicata pura innanzi al tribunale di Osiride, «vivrà nell'eternità e non morrà una seconda volta, ma vivrà dopo la morte simile al quotidiano sole».

Il defunto prima di essere ammesso alla beatitudine della seconda vita deve compiere un lungo viaggio nel mondo sotterraneo, prendendo parte alla lotta incessantemente rinnovantesi dei due princìpi del bene e del male. In questa lotta è aiutato dalle preghiere contenute nel Libro dei morti, che hanno valore magico.

In relazione appunto alla credenza che la contrada dei morti sia posta ad occidente, i cadaveri venivano disposti nelle tombe col viso rivolto verso quella direzione; tale costantanza è antichissima e si nota già al principio del periodo storico.

BIBL.: A. Erman, Die Religion der Aegyptier, Berlino 1934, cap. 14, passim. - Ernesta Bacchi AMENZA. - Stato di confusione mentale con allucinazioni di varia natura e irrequietezza motoria; suscettibile di completa guarigione, si manifesta in forma acuta, prevalentemente in individui giovani, in rapporto a intossicazione del cervello nel corso di malattie tossiche o infettive, alterazioni endocrine, del ricambio, degli organi emunatori o episodiamente nello svolgimento di altre malattie mentali. Particolarmente in quest'ultimo caso o quando il quadro è chiaramente secondario a cause morbose nettamente identifichi, da vari autori si preferisce parlare di «sindrome amenziale».