AMICIZIA

AMICIZIA. - Affetto scambievole fra persona e persona.

I. NELL'ORDINE NATURALE

L'A. è stata stu-diata (φιλία) da Aristotele, che la definisce: «un amore reciproco e palese regnante fra più persone, consistente in uno scambio di doni e di benefìci». Primo fra tutti i doni è l'affetto stesso (Ethica ad Nicom., 8, 2-3). Non ogni amore - egli osserva - merita il titolo di a.; questa è amore di benevolenza, per cui si vuole il bene di un'altra persona, invece di amarla solo in ordine a se stesso; differisce quindi, anzi si oppone, all'amore di sé o di concupiscenza. Esige poi che tale amore di benevolenza sia bilaterale o reciproco. Ma non basta, poiché anche due uomini che si conoscono appena possono portarsi mutua be-nevolenza; per l'a. occorre una certa comunanza di vita, convictus (convivere, συζήν), una certa comunio-ne d'idee, di sentimenti, di volontà. Cicerone giunge a chiamare l'a. «il massimo accordo fra quanto sa di divino e d'umano, nel vincolo della benevolenza e dell'amore scambievole» (De amicitia, 1). Presuppo-sto al sorgere e prosperare di qualsiasi a. sono il con-

vivere e conversare. Principio dinamico di mutua
attrazione è la somiglianza in natura: «nihil est enim
appetentius similium sui, nihil rapacius quam natura».
Terreno psicologico indispensabile all'a. umana è la
conformità di gusti e temperamenti personali, giacché
l'amore tende per impulso innato alla fusione del-
l'amante con l'oggetto amato, sì da rendere l'amico un
altro se stesso: «alter idem».

Dal fine o oggetto, Aristotele distingue tre specie
d'a., secondo che essa si fondi sulla ricerca in comune
o del bene dilettevole, o del bene utile, o del bene
onesto oggetto della virtù. Si hanno quindi a. di gio-
vani che cercano anzitutto di divertirsi insieme, di
commercianti intenti anzitutto ai loro interessi ma-
teriali, infine degli uomini dabbene che perseguono
anzitutto il bene onesto, sia nella vita individuale che
in quella sociale. Ma l'a. merita tal nome solo nella
misura in cui mira al vero e inalienabile bene, la
virtù. Perciò la vera a. è virtù. Doti e salvaguardia
dell'a. sono la sincerità, la fedeltà, il disinteresse;
mentre le si oppongono l'egoismo, la finzione, l'adu-
lazione. Perciò la vera e durevole a. è rarissima, come
un insigne tesoro (Eccli. 6, 15-16).

Molti tra i filosofi greci scrisero sull'a.; sono stati
studiati da R. Eucken. Teofrasto, discepolo di Aristote-
le, compone un trattato, da cui, secondo Aulo Gellio,
dipende Cicerone nel Laelius, de amicitia.

2. NELL'ORDINE SOPRANNATURALE

Il concetto di a. fu posto su nuova base dal cristianesimo. La φύλαξι si trasfigura in φύλαξιλα (II Pt. 1, 7), alla scuola di Gesù (Io. 13, 34; 17, 21), e fiorisce nella ἀγάπη (v. CARITÀ). Nel clima del Vangelo, l'a. umana fu retti- ficata e santificata, i motivi e gli intenti ne furono elevati oltre la sfera contingente. Ma oltre ad avere nobilitato l'a. umana, il cristianesimo ha inaugurato fra gli uomini una vera e propria a. soprannaturale, consistente in un amore reciproco fra Dio e gli uomini e di questi fra loro, avente come suo frutto specifico lo scambio di beni d'ordine divino.

Secondo la Sacra Scrittura, la carità infusa è una
vera a. fra il giusto e Dio, e tra i figli di Dio. Nel
Vecchio Testamento Abramo è chiamato «amico di
Dio» (Judt. 8, 22; cf. Jac. 2, 21). Ps. 138, 17, secondo
i Settanta e la Volgata: «I tuoi amici, o Dio, sono
colmati d'onori».

Ma soprattutto il Nuovo Testamento tratteggia la
carità come a.: «Non vi chiamo più servi, perché il
servo ignora ciò che fa il padrone; ma vi chiamo
amici perché tutto ciò che ho inteso dal Padre mio
ve l'ho fatto conoscere», disse Gesù agli apostoli
(Io. 15, 15). S. Tommaso (Sum. theol., 2a 2a, q. 23,
a. 1) dimostra che la carità infusa non può infatti
esistere senza la mutua benevolenza tra Dio e il giu-
sto: Dio vuole il bene del giusto, questi vuole la
gloria di Dio; e vi è comunanza di vita (convictus)
tra loro, per il fatto che il giusto ha ricevuto la grazia
santificante, partecipazione della vita divina, e germe
della vita eterna nell'unione con Dio visto faccia a
faccia. Con la carità si verifica anche vera a. sopran-
naturale dei giusti tra loro, poiché sono veramente
figli dello stesso Padre celeste; hanno anzi a. anche
pei peccatori, in quanto desiderano la loro conver-
sione, onde diventino figli di Dio e lo glorifichino
eternamente. È detto perciò: «Amate i vostri nemici,
fate il bene a quanti vi odiano, pregate per quanti vi
perseguitano e vi calunniano» (Mt. 5, 44).

In tal modo s'armonizzano e si elevano l'una sul-
l'altra le varie forme di a.: l'umana o naturale di cui
abbiamo descritto i caratteri; la cristiana, che è virtù

morale e principio d'amore soprannaturale, esistente
tra cristiani già vincolati tra loro dall'amicizia umana;
la divina che è la virtù teologale della carità, e ha
come termine di riferimento e oggetto primo d'amore
Dio stesso, bontà infinita.

Circa le a. in rapporto alla vita interiore, si ritenga
quanto insegna s. Francesco di Sales (Intr. à la vie
dévote, cap. 20 sgg.): se nell'a. predomina l'elemento
sensibile, bisogna rinunciare per lungo tempo ad ogni
relazione particolare all'infuori degli incontri inevi-
tabili; se invece domina l'elemento spirituale, si può
coltivare l'a. epurandola con la custodia e la mortifi-
cazione dei sensi e del cuore.

Così i maestri spirituali, i quali ricalcano il detto
dell'Eccli. 6, 14: «Un amico fedele è protezione po-
tente; chi lo incontra ha trovato un tesoro; è un ri-
medio di vita; i timorati di Dio lo trovano». Il Sira-
cide (come i Proverbi) dà molti consigli pratici sulle
relazioni d'a.: Eccli. 6, 7 sgg. combacia con Ennio
«Amicus certus in re incerta cernitur»; id. 6, 13 è
parafrasato da s. Ambrogio (De off., 3, 137): «Inimicus
vitari potest, amicus non potest, si insidiati velit»;
altrove s. Ambrogio (ibid., 128: «Sunt bonae correp-
tiones et plerumque meliores quam tacita amicitia»)
richiama Prov. 27, 6.

Bibl.: Aelredo de Rieval, De spirituali amicitia: PL 195, coll. 659-702; s. Tommaso, Comm. all'Etica a Nicomaco, VIII; R. Eucken, Aristoteles Auschauung von Freundschaft und Lebens- gütern, Berlino 1884; L. Rouzic, Essai sur l'amitié, Parigi 1906, 24a ed., ibid. 1926; A. Sertillanges, L'amour chrétien, Parigi 1920; V. SACCHIETTI, GIULIO, Siate amici, Milano 1926; E. Vansteenbergh, Amitié, in DSP, I, coll. 500-209; P. Philippe, Le rôle de l'amitié selon la doctrine de s. Thomas, Roma 1937; A. Oddone, L'a., Milano 1937.

Reginaldo Garriou-Iagrange - Luigi Ciappi