AMOS (EBR. 'AMÔS' «CHE PORTA UN FARDELLO», DIVERSO DAL NOME DEL PADRE DI ISAIA 'AMÔS' «ROBUSTO»)

AMOS (ebr. 'Amôs' «che porta un fardello», diverso dal nome del padre di Isaia 'Amôs' «robusto»). - Terzo dei profeti minori, nell'ordine della Bibbia.

I. IL PROFETA

Asserendo di «non essere profeta, né figlio di profeti» (7, 14), A. dichiara di non appartenere a gruppi o scuole di profeti e di non avere alcuna preparazione speciale al ministero profetico, soprattutto di non fare del profetismo un mestiere come insinua il suo rivale aulico e scismatico Amasia (7, 12). A. nacque a Tekua nel regno di Giuda, villaggio a km. 4 sud di Bethlehem, che sembra riflettersi nello scenario del suo libro, ricco di immagini tolte dalla vita del deserto. Dalle facili relazioni con le carovane, A. poteva attingere sempre precise informazioni su Edom e Moab, i Filistei e gli Ammoniti, i Tiri e i Damasceni. Fin dal titolo (1, 1) si presenta come pastore (7, 1, bôqêr «che cura da sé il suo gregge»), addetto anche a coltivare i sicomori (7, 14). Dalla sua umile condizione venne chiamato alla dignità profetica dal Signore, che secondo il suo beneplacito elegge e assume gli umili (7, 14).

A. sembra il più antico profeta scrittore. La sua vocazione profetica, chiaramente manifestata (1, 1; 3, 3-8; 7, 14-15), avvenne al tempo di Jeroboam II, re d'Israele dal 783 al 743, e di Ozia, contemporaneo re di Giuda (759-38), due anni prima del «terremoto» (1, 1) di cui parla anche Zach. 14, 5. Due menzioni della peste (4, 10; 8, 3) e dell'eclissi solare (8, 9) trovano riscontro in due accenni di una lista eponima babilonese, che colloca

i due fenomeni agli anni 765-59 e 763; perciò una parte almeno del ministero di A. sarebbe posteriore a quegli anni. Che gli Israeliti si glorino del consolidamento del loro regno (6, 14; allusioni 2, 14; sgg.; 5, 2; cf. II Reg. 14, 24-28; 6, 15) sembra supporre che il regno si estendesse fino all'ingresso di Emath (come in II Reg. 14, 25). Dalla grande floridezza politica ed economica derivava una vita molle e lussuriosa, spesso rimproverata da A. (2, 6 sgg.; 3, 9-15; 4, 1; 5, 11; 6, 1-6). Tutto ciò sembra riferirsi all'inoltrato regno di Jeroboam II (verso il 760).

A. ebbe la missione di annunziare i decreti divini nel regno settentrionale. Tenne la maggior parte dei suoi sermoni in Bethel (7, 10); sembra che non abbia peregrinato a predicare nel regno, ma che abbia avuto a Bethel stabile dimora presso il santuario regio cui tante volte allude (7, 13; 2, 6-12; 3, 14; 4, 4 sgg.; 5, 4 sgg., 21-25). Conosce anche bene i disordini di Samaria (3, 9-15; 5, 11; 6, 1-7). Non dice se dopo le minacce del perfido sacerdote di Bethel, Amasia, abbia subito lasciato il regno (7, 12).

2. Il LIBRO

Costretto a ritornare in patria, A. scrisse i suoi oracoli nell'ordine in cui li aveva pronunciati, limitandosi ai concetti salienti, espressi con chiarezza e vigore, in uno stile ammirevole.

Il giudizio di S. Girolamo sullo stile, «imperitos sermone sed non scientia» (Prol. in Amos: PL 25, 1038), vuol significare solo che, sebbene estraneo ai sottili artisti, fidi delle scuole, A. è dotato di divina verace eloquenza (s. Agostino: «Neque enim haec humana industria composita, sed divina mente sunt fusa et sapienter et eloquenter»).

De doctrina christiana, IV, 7, 21: PL 34, 96).

Argomento del libro è il castigo prossimo dei peccati d'Israele (giudizio divino) e il vaticinio salvifico del pristino della sovranità davidica. Si divide in tre parti: a) Dopo il titolo (1, 1 sgg.) segue la minaccia del giudizio divino contro Damasco, i Filistei, Tiro, Edom, Ammon, Moab, Giuda, Israele (1, 3-2, 16). b) Tre discorsi preannunziano il castigo dei delitti (3, 1-6, 14). Benché privilegiato da Dio, Israele si macchiato di molti e gravi peccati, per cui sarà privato della sua prosperità, saranno distrutti gli altari di Bethel (cap. 3); il giudizio è imminente per le donne lascive di Samaria e l'empio popolo (cap. 4); per Israele che non ascolta il richiamo di Dio alla penitenza, doppio «guai!»: il giorno del Signore sarà tenebroso, grande dolore ai grandi del popolo (cap. 5-6). c) Cinque visioni simboliche sulla rovina d'Israele (7, 1-9, 10): le locuste che tutto divorano, il fuoco distruggitore, il perpendicolo in mano di Dio, l'unico che arranca le messi, Dio sull'altare degli olocausti e caduta del Tempio.

Epilogo: ristabilimento della casa di David (9, 11-15). Questo oracolo è ritenuto messianico sia nella tradizione talmudica (Sanhedrin, 96 b) che lo mette in relazione con Dan. 7, 13-14 (il «Figlio dell'uomo» che riceve il potere eterno ed universale), sia nella tradizione cristiana, ov'è citato come vaticinio messianico in Act. 15, 16-17 da S. Giacomo. L'autorità divina del libro è testimoniata in Tob. 2, 6, nell'allusione di I Mach. 1, 41 (Am. 8, 10) e nella citazione di S. Stefano (Act. 7, 42).

Il testo di A. ci è giunto in ottimo stato, nonostante alcune oscillazioni della puntuazione masoretica: ciò riconoscono anche i razionalisti più estremisti, i quali su 146 versetti ne negano ad A. circa una trentina. Ottime le versioni greca (Settanta) e latina (geronimiana).

BIBL.: I commentatori antichi più in vista sono S. Cirillo Alessandrino, Teodoro di Mopsuestia e S. Girolamo. — Fra i cattolici più recenti: K. Hartung, Der Prophet A. nach dem Grundtext erklärt, Friburgo in Br. 1898; J. Touzard, Le livre d'A. Parigi 1908; A. Van Hoonacker, Les douze Petits Prophets, 1909, pp. 190-284; id., Le sens de la protestation d'A., 7, 14 sgg., in Ephemer. Theol. Louvain., 18 (1941), pp. 65-67; L. Desnoyers, Le prophète A., in Revue Biblique, 26 (1917), pp. 218-46; E. Tobac, Les prophètes d'Israël, I, Lierre 1919, pp. 152-194; B. Kural, Libri prophetarum A. et Abdiae, Olomouc 1933, pp. 1-180; L. Dürr, Altorientalisches Recht bei den Propheten A. und Hosea, in Biblische Zeitschrift, 23 (1935), pp. 150-57; H. Junker, A. und die «opferlose Mossezeit», 5, 25 sgg., in Theol. und Glaube, 27 (1935), pp. 686-95; id., Text und Bedeutung der Vision A., 7, 9-10, in Biblica, 17 (1936), pp. 359-64; G. Rinaldi, De III et IV visione libri A. 7-9; 8, 1-3, in Verbum Domini, 17 (1937), pp. 82-7, 114-16; A. Charuc, Les diatribes d'A., in Collationes Nannurcenses, 31 (1937), pp. 237-47; T. H. Sutcliffe, The Book of A., Londra 1923, 1939. — Acattolici: L. Köhler, A., der älteste Schriftprophet, Zurigo 1917; U. H. Robinson, The Book of A., Londra 1923; R. M. Gwinn, The Book of A., Cambridge 1927; E. C. Rutcliff, A., Londra 1932; J. Morgenstern, A. Studies, Cincinnati 1941; V. Herntrich, A., der Prophet Gottes, Gottinga 1941. Giovanni Ongaro.