ANAMNÈSI (ἀναμνησις). - Ricordo, commemo- razione, è quella parte del Canone della Messa che segue immediatamente la Consacrazione e che rievoca i misteri principali della vita di Cristo. Dipende quindi strettamente dalla Consacrazione ed è ad essa collegata. Il ricordo dei misteri, l'offerta al Padre, la domanda accettare il sacrificio, gli effetti del sacrificio stesso e della comunione ne formano la sostanza, mentre la rievocazione del sacrificio di Abele, Abramo e Melchi- sedech dà vita alle antiche figure e costituisce la caratteristica della a. In altre liturgie essa si chiama Post pridie, post mysteria, post secreta, mentre s. Isi- doro la dice Confirmatio Sacramenti. A volte è detta anche Collatio ad panis fractionem, perché ad essa segui la frazione del pane. Il Liber Ordinum mo- zarabico ha molte forme di a., mentre il Gelasiano ed il Gregoriano ne hanno una sola: Unde et memores nos servi tui... che è quella della liturgia latina e che il Li- ber Pontificalis (ed. L. Duchesne, I, Parigi 1886, p. 127) attribuisce senza fondamento al papa Alessandro I. Identica in tutte le a. è la sostanza, anche se la forma in alcune è più prolissa. Sempre però essa è piena di unzione nel ricordo dei momenti più salienti della vita del Redentore. La loro varietà si spiega dal fatto che l'a. mutava secondo i giorni e le feste, costituendo una ricca collezione di testi di grande importanza teologica, specialmente in Oriente.
L'a. fa parte della liturgia primitiva e del canone apostolico. Per convincersene basta richiamarsi a s. Giustino: «De pane illo praedici quem nobis Christus noster facer praecepit in memoriam corporis a se as- sumpti et de calice quem in memoriam sanguinis sui cum gratiarum actione fieri praecepit» Dial. cum Tryb., 70) e a s. Cipriano «Resurrectionem Domini mane celebramus... passioni eius mentionem in sa- criiciis omnibus facimus,» (Epist. LXIII, 16-17: PL, 4, 387).
Questi testi sono argomento dell'antichità dell'a. Dal punto di vista liturgico l'a. è pertanto di fondamentale importanza, ed una analisi accurata dei testi fa vedere la raccomandazione di Cristo ai disce- poli di rinnovare il mistero della cena, la fede nella presenza reale del corpo e del sangue nel pane e nel vino consacrato, e che il mistero della transustanzia- zione è completo con le parole della Consacrazione. Abbiamo inoltre nell'a. la dimostrazione che il Canone ha un procedimento storico col racconto della cena, la consacrazione del pane e del vino, il ricordo della passione, della morte, della discesa agli inferi, della resurrezione e della ascensione di Cristo. Tutto ciò costituisce indubbiamente il nucleo primitivo della Messa, ridotta ai suoi elementi essenziali (v. CANONE; EPIGLESI; MESSA).