ANANIA

ANANIA - Scena di A. e Saffira nel pannello posteriore della Lipsanotuca (sec. IV) - Brescia, Museo Civico.

il nome di Azaria. Nel testo greco, Tobia soggiunge: «Ho conosciuto A. e Jonatas, figli del grande Semci, quando andavano insieme ad adorare a Gerusalemme» (Tob. 5, 18 sg.).

2) Falso profeta (Volgata: Hananias) di Gabaon, avversario di Geremia che ne svelò la illusoria predizione del collasso babilonese; m. due mesi dopo, nel mese 7° dell'anno 4° (594 a. C.) di Sedeccia (Ier. 28).

3) Uno dei tre giovani della tribù di Giuda e di stirpe regale, deportati con Daniele in Babilonia. Alla corte di Nabucodonosor gli fu cambiato il nome in Sidrach (ebr. Sadlrakh). Azaria (v.) e Mi-sael di adorare la statua del re certa a Dura, fu con essi gettato in una fornace accesa. Dopo preghiere e inni mirabili al Creatore, i tre ne uscirono illesi. Nabucodonosor, ammirando il prodigio, li confermò nel governo della provincia di Babilonia (Dan. 1, 6-20; 3, 1-97). Mattatia, morendo, ne ricorderà l'eroica osservanza della legge divina (I Mach. 2, 59).

4) Levita, primogenito del Corita Sellum; era co-fezionatore dei profumi sacri (I Par. 9, 31). Un suo discendente di egual nome, reduce dall'esilio babilonese, curò la restaurazione di una parte delle mura di Gerusalemme (Neh. 3, 8. 23).

5) Capo della birâh (cittadella) di Gerusalemme (Neh. 7, 2; Volgata: Hananias), di singolari virtù, che con Hanani fratello di Neemia fu da questi preposto alla custodia della città. Pochi decenni dopo, un Hânanjâh, forse alto funzionario della corte persiana, comunica al sacerdote Jedonjâh che Dario II ha prescritto la festa degli azimi a Elefantina (papiro di Elef. 21, ed. Cowley), e vi giunge lo stesso anno 419 a. C.

II. NUOVO TESTAMENTO

1) Cristiano della prima comunità di Gerusalemme, marito di Saffira, con la quale fu da s. Pietro condannato e fulminato, in terribile esempio, per aver ingannato l'Apostolo, fro-dando i «fratelli». Con sua moglie, A. defraudava la Chiesa, poiché riteneva per sé una parte del ricavato dalla vendita di un campo, asserendo invece («sedotto da Satana e mentendo allo Spirito Santo») che lo con-segnava tutto (Act. 5, 1-11). Sulle rappresentazioni di A. e Saffira nell'arte cristiana, V. sotto.

2) Cristiano di Damasco, giudeo di nascita, da tutti stimato; in seguito ad una visione andò a trovar Saulo in casa di Giuda, nella «Strada diritta», gli ridonò la vista imponendogli le mani, e lo battezzò annunzia-dogli la missione apostolica cui era eletto da Dio (Act. 9, 10-18; 22, 12-16).

Secondo E. P. Le Camus (L'œuvre des Apôtres, I, Parigi 1891, p. 342), sarebbe identico al propagandista giudeo (cristiano, secondo Orosio, VII, 6) che convertì Iza-te, figlio di Monobazis re di Adiabene (Flavio Giuseppe, Antig. Iud., XX, 2, 4). Secondo le Constit. Apostolorum, VIII, 46, 17 (ed. F. X. Funk, I, Tubinga 1905, p. 563) era laico; Ecumenio (In Act. 9, 10; PG 118, 170) lo dice diacono; s. Agostino lo ritiene sacerdote. Una tradizione bizantina lo annovera fra i 72 discepoli e lo ritiene primo vescovo di Damasco e martire (Simeone Metafrasta: PG 114, 1101-10).

Una cappella sotterranea (al livello romano di Damasco) vicino alla Porta d'Oriente (Bâb eš-Šâqi) tenuta dai Francescani dal 1820 (distrutta nel massacro del 1860, ricostruita nel 1867), è da secoli venerata da cristiani e da musulmani come abitazione di s. A.; era parte di una scomparsa basilica bizantina, le cui fon-damenta affiorano. E. de Lorey esplorò (1920 sgg.) la «casa d'A.» I Greci celebravano la sua festa il 1 ott., i Latini il 25 genn. (Acta SS. Ianuari, III, Parigi 1863, p. 227 sgg.).

3) Sommo sacerdote ebreo, figlio di Nebedeo, suc-cessore di Giuseppe figlio di Camit; nominato da Erode di Calcide nel 47, restò in carica fino al 59. ANNAM (v.) o Hanan, ed era noto per le sue ricchezze e per la sua ghiottoneria. Nel 52 fu mandato a Roma dal legato di Si-ria Quadrato per rendere conto a Claudio del suo operato nelle lotte tra i Samaritani, sostenuti dal procura-tore di Giudea Cumano e dal suo tribuno Celere, e i Giudei. Per i buoni uffici di Agrippa II e di Agrippa, ritornò assolto con il trionfo dei Giudei. Pre-siedeva il sinedrio riunito, dopo l'arresto di s. Paolo, per accusarlo, e lo fece percuotere sul viso appena l'Apostolo iniziò la sua difesa; Paolo lo maledisse e lo chiamò «muro imbiancato»; ma, al richiamo dei pre-senti, aggiunse che ignorava che quegli fosse il pon-tefice. Si recò poco dopo coi sacerdoti e altri giudei per accusare Paolo dinanzi al procuratore Felice (Act. 23, 2-6; 24, 1-9).

Anche dopo deposto, per le sue ricchezze e per il favore dei procuratori romani, Albino e Gessio Floro (62-66), esercitò grande influsso in Gerusalemme, benché malfamato per la sua cupidigia. Fu assas-sinato nel 66, come amico dei Romani, dai sicari ca-pitanati da suo figlio Eleazaro, all'inizio della rivolta giudaica (Flavio Giuseppe, Antig. Iud., XX, 5, 2; 6, 2; 9, 2; Bell. Iud., II, 12, 6; 17, 6. 9).

4) Un altro sommo sacerdote A., figlio di Masbal,

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ANANIA - Morte di A. Arazzo di Leone X per la Cappella Sistina, su cartone di Raffaello - Pinacoteca Vaticana.

fu ucciso per ordine del capo zelota Simone, con Aristea di Emmaus e altri 15 notabili giudei, nell'ultimo assedio di Gerusalemme nel 70 (Fl. Giuseppe, Bell. Jud., V, 13, 1).

5) A. figlio di Sadoc, fu tra i primi sobillatori della rivolta giudaica del 66. Fu mandato dal capo dei rivoltosi Eleazaro al capo della guarnigione romana Metilio, cui promise la vita salva se fosse uscito con le sue truppe da Gerusalemme; i soldati però furono trucidati e Metilio circonciso. Eleazaro lo mandò anche come suo legato agli Idumei per chieder aiuto contro Anano II (v. ANNA II) che accusava di voler consegnare la città ai Romani (Flavio Giuseppe, Bell. Jud., II, 17, 10; IV, 4, 1).

III. A. E SAFFIRA NELL'ARCHEOLOGIA CRISTIANA. - Il passo di Act. 5, 1-10 è documentato dalla scultura cristiana soltanto negli ultimi decenni del sec. IV. Lo si è potuto identificare in un frammento di un sarcofago d'Avignone e probabilmente sopra un altro del cimitero di S. Callisto, per mezzo della scena ben conservata sul pannello posteriore della lipsanoteca di Brescia. Ivi, le due fasi dell'avvenimento furono riunite in un solo quadro: a sinistra siede s. Pietro che interroga Saffira; fra loro, per terra, il sacco col denaro; a destra, dei giovani asportano il cadavere di A. È verosimile che il motivo abbia carattere dossologico.

BIBL.: Wilpert, Sarcofagi, I, p. 163; J. Kollwitz, Die Lip-sanothek von Brescia, in Studien zur spätantiken Kunstgeschichte, Berlino 1933, p. 20, tav. 2.

ANANIENSIS (ANAUNIENSIS), Giovenale Ruffini di Nonsberg: V. GIOVENALE (RUFFINI) DA VAL DI NON (ANANIAENSIS).

'ANANIŌSIO (ENANIŌSIO). - Monaco nestoriano, studiò con suo fratello Iesuyab nella scuola di Nisibi, ove entrambi ebbero come amico e condisce-

polo l'omonimo Iesuyab, che era come loro di Adiabene e fu poi patriarca dei nestoriani. I due fratelli abbracciarono lo stato monastico ed entrarono nel monastero del Monte Izla, ma poi 'A. visitò i luoghi santi e di là si recò nel deserto di Nitria, ove studiò la gesta degli anacoreti. Ritornato in patria, si trasferì con il fratello al monastero di Beth 'Abe. 'A., dice Tommaso di Marga, e superò per intelligenza ed erudizione quanti lo precedettero e quanti vennero dopo di lui. Perciò Iesuyab, prima metropolita di Arbela e poi patriarca (647-58), si valse dell'opera di 'A. nella compilazione delle ore canoniche. Tra le altre sue opere ci è noto il Liber canonum de aequilitteris, pubblicato da Hoffmann (Opuscula Nestoriana, Kiel 1880, p. 2-49).

'A. è famoso per aver fatto una buona redazione della Historia Lausiaca di Palladio in siriaco, su domanda del patriarca Giorgio (658-80). Questo libro, diffuso presso i nestoriani, fu edito da Bedjan (Acta mart. et sanct., VII, Lipsia 1897) in quattro parti, di cui quella inserita tra la seconda e la terza viene attribuita a s. Girolamo, benché ormai si ammetta che è opera di Timoteo alessandrino, tradotta in latino da Rufino. Un'altra edizione ne fece W. Budde, con una versione inglese (The Book of Paradise, Londra 1904).

BIBL.: Tommaso di Marga. ed. W. Budde, The Book of Governors, Londra 1893, II, cap. 2, pp. 14-15; J. S. Assemani, Bibl. Orient., III, Roma 1724, p. 144; A. Baumstark, Gesch. der syr. Liturgie, Bonn 1922, pp. 201-202. Pietro Sfair