ANDREA DA FIRENZE. - Pittore fiorentino, secondo il Bonaiini identico con Andrea Ristori del popolo di S. Pancrazio (1333-92), ma dal Milanesi, dal Berenson, dal van Marle e dal Toesca identificato con Andrea di Buonaiuto o Bonaiuti; il quale, immatricolato fin dal 1343 nella corporazione dei medici e speziali, stipulava nel 1365 il contratto per gli affreschi di S. Maria Novella, nel 1366 partecipava alla commissione per la costruzione della Cattedrale, riceveva nel 1377 pagamenti per le pitture nel Camposanto di Pisa; del 2 nov. 1377 è il suo testamento.
Dal Sirén è stata attribuita al maestro, come opera giovanile, la tavola con s. Maria Maddalena, già nella collezione Beckerath a Berlino, che la critica però non gli riconosce concordemente. I grandi cicli di A. nel cappellone degli Spagnoli a S. Maria Novella a Firenze e nel Camposanto di Pisa mostrano come, nella seconda metà del trecento, A. in particolare fosse sensibile all'eredità giottesca sotto l'influsso senese. Tuttavia A. riuscì a crearsi uno stile proprio, decorativo e piacevole per la vivacità del colore.
Cominciando verso il 1365 i lavori a S. Maria Novella, A. era sicuramente un maestro noto e maturo. La Cappella, di forma semplice e quadrata, fu decorata completamente da A. ma probabilmente con aiuto di scolari, come dimostrano parti più scadenti. Il progetto è di stile unitario; il tema rappresenta la glorificazione dell'ordine dei Domenicani, ed è influenzato dallo Specchio di vera penitenza del priore del convento Jacopo Passavanti (m. nel 1357), secondo le idee scolastiche di s. Tommaso e con reminiscenze del Paradiso di Dante. La parete dell'altare è decorata coll'Andata al Calvario, con la Crocefissione e con la Discesa al Limbo. Alla parete d'ingresso si trovano scene della Storia di s. Pietro martire. Sulla parete di destra l'Attività e il trionfo dell'ordine dei Domenicani; a sinistra il Trionfo di s. Tommaso d'Aquino; nella volta del cappellone, la Resurrezione, l'Ascensione, la Navicella (secondo il musaico di Giotto a S. Pietro in Vaticano) e la Pentecoste.
I tre affreschi nell'ordine superiore, con le storie di s. Ranieri, al Camposanto di Pisa - ora assai danneggiati - superano dal lato decorativo e coloristico quelli del cappellone degli Spagnoli. La superficie diventa ancor più affollata di persone, senza alcun ordine nei personagg
i. Sembra che l'artista sia morto dopo finite le tre scene, perché il ciclo pittorico fu terminato da Antonio Veneziano
Vedi Tav. CII.rentine Painters, Nuova York 1909, p. 21; R. van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, III, l'Aja 1924, p. 425; P. Toesca, Pittura fiorentina del Trecento, Verona 1929, p. 60.