ANDREA PISANO

ANDREA Pisano. - Orefice e scultore, figlio del notaro Ugolino di Nino, n. a Pontedera, presso Pisa, ca. il 1295. Nel genn. 1330 gli venivano allogate dall'arte di Calimala (Corporazione dei Mercanti) le imposte per una delle porte del Battistero di Firenze, imposte che vennero gettate in bronzo nel 1332 e dorate nel 1336; esse recano la firma dell'artista e la data 1330. Dopo la morte di Giotto venne nominato capomaestro dell'Opera della cattedrale di S. Maria del Fiore, e attese alla prosecuzione dei lavori del campanile, che erano stati iniziati nel 1334: ma nel 1343 fu dimesso dalla carica, secondo il Pucci - che ne accenna nel suo *Centiloquio* - per aver apportato delle modifiche, che non piacque, all'originario progetto giottesco; secondo altri in conseguenza della cacciata del duca di Atene, da cui A. aveva ricevuto incarichi e favorì. Nel maggio del 1347 lo troviamo capomaestro dell'Opera del duomo di Orvieto. Morì nel 1348 o 149, lasciando due figli pure scultori, NIO (v.) BADIA, TOMMASO (v.). Le imposte bronzeze del Battistero di Firenze sono l'unica sua opera sicuramente documentata: esse sono suddivise in ventotto formelle e recano entro incorniciature quadrilobate venti *Scene della vita di s. Giovanni Battista*, e sotto rappresentazioni allegoriche di *Virtù* a rilievo. Le fonti iconografiche per le storie del Battista sono state individuate nei musei di duecenteschi della cupola del Battistero fiorentino, che tuttavia A. sapientemente trasformò adattandole al nuovo gusto, e negli affreschi di Giotto in S. Croce, più fedelmente seguiti dallo scultore. Altrettanto certo appare il suo intervento nella decorazione plastica del campanile di Giotto, e più precisamente nell'esecuzione della serie inferiore delle formelle esagonali a rilievo con le *Storie della Creazione dell'Uomo* e con le rappresentazioni delle *Arti meccaniche*: alcuni di questi rilievi furono con

dotti in collaborazione con Giotto stesso, ma non si sa se questi si sia limitato a fornirne i disegni, oppure ne abbia preparato addirittura i bozzetti.

La critica più recente è riuscita ad ampliare notevolmente il catalogo delle opere di A., sia restituendogli sculture tradizionalmente assegnate al figlio Nino, sia reinterpretando con maggiore attendibilità gli scarsi ricordi documentari e le testimonianze dei più antichi storiografi, come il Ghiberti: così, accanto alla più nota figura dell'orafo e del maestro di piccoli rilievi, si va sempre più chiaramente delineando quella dello scultore di statue a tutto tondo, in marmo ed in legno. Ad A. infatti sicuramente appartengono: la elegantissima statua lignea del *Annunciata* nel Museo di Pisa che, per aver rivelato durante un recente restauro la data 1321, sarebbe l'unica opera rimasta di A. anteriore alle imposte di Firenze (attrib. Carli e Valentiner); due statuette marmoree, il *Redentore* e *S. Reparata* nel Museo dell'Opera di Firenze (attrib. Schmarsow); quattro grandi statue: *Dai-vedi, Salomone*, la *Sibilla Eritrea* e la *Sibilla Tiburtina* all'esterno del campanile di Giotto (ca. 1338-42 ricordate dal Ghiberti); alcune parti del *Monumento all'arcivescovo Simone Saltarelli* (m. nel 1342) in S. Caterina a Pisa (attrib. Carli e Valentiner); una splendida *Madonna col bambino* nel Museo della cattedrale di Orvieto (attrib. Lanyi) che sarebbe l'ultima opera, e forse il capolavoro del Maestro. Meno certa, per quanto non del tutto improbabile, appare l'attribuzione ad A. di altre statue, come ad es. quelle nell'interno dell'Oratorio della Spina in Pisa, una *Madonna* nel Museo di Detroit, ecc. La valutazione critica dell'arte di A. non può prescindere dall'apprezzamento dei contatti da lui avuti con Giotto, e che profondamente influirono nella formulazione dello stile dello scultore, il quale decisamente si staccò dalla ormai stanca e manierata tradizione dei seguaci di Giovanni Pisano, inaugurando una seconda e fervida stagione nella scultura pisana. Da Giotto infatti A. derivò quella chiarezza compositiva, quella serenità, quella ritmica salda, monumentale e conclusa che dànno classico sapore alle sue creazioni: mentre il gusto gotico della linea, da lui assunto in tutta la sua melodica scioltezza, intervenendo intimamente nella definizione dei valori plastici e compositivi, si mantiene immune da ogni decorativismo e da ogni compiacimento edonistico. - Vedi *Tavv. CIII-CIV*.

Bibl.: L. Ghiberti, *I Commentarii*, ed. Schlosser, I, Berlino 1920, p. 43; G. Vasari, *Le Vite*, ed. Milanesi, I, Firenze 1878, pp. 481-98; A. Venturi, *St. dell'arte ital., VI*, Milano 1906; L. Lanyi, s. V. *Pisano Andrea in Thieme Becker*, XXVII, pp. 94-99; I. Falk, *Studien zu A. P., Amburgo 1940*, J. Falk e J. Lanyi, *The Genesis of A. Pisano's Bronze Doors*, in *The Art Bulletin*, 23 (1943, 11), pp. 132-53; E. Carli, *La Mostra dell'Antica Scultura Pisana*, in *Emporium*, 65, fasc. 626 (febbr. 1947), pp. 47-57; W. R. Valentiner, *A. P. as marble sculptor in The Art Quarterly*, 1947, pp. 163-87.